Parrocchia dei Militari “Madonna di Loreto” – XX secolo d.C. (1965 circa)

Gli artisti di ogni tempo hanno offerto alla contemplazione e allo stupore dei fedeli i fatti salienti del mistero della salvezza, presentandoli nello splendore del colore e nella perfezione della bellezza. E’ un indizio, questo, di come oggi più che mai, nella civiltà dell’immagine, l’immagine sacra possa esprimere molto di più della stessa parola.”

(J. Ratzinger, Introduzione, Compendio del Catechismo della Chiesa cattolica)

Edificio degli anni sessanta, riadattato a luogo di culto e ad aule parrocchiali ai fini dell’Assistenza Spirituale. L’area della Chiesa, esternamente, circondata da un ampio giardino, un monumento ai caduti e da un campanile, ha un portico che la precede con un’alzata, che le danno una fisionomia architettonica dai ricordi moderni. Internamente è su pianta rettangolare con linee moderne e giochi di colori. Ogni elemento, ben studiato, vuole essere, attraverso un linguaggio simbolico, una catechesi e un annuncio continuo della presenza e dell’amore di Dio per il suo popolo. Entrando lasciatevi ispirare dalle varie simbologie, suppellettili, segni e lo sguardo vi porterà al Tabernacolo e alla Croce, animando il vostro cuore alla preghiera.

(Area Sacra: esterna)

Monumento ai Caduti

Studio e realizzazione di Mario Amendola con la collaborazione delle maestranze dell’Aeronautica Militare. Un monolite spezzato, in granito bianco, con, al centro, in altorilievo policromo, la bandiera nazionale e una semplice scritta. Dedicato ai nostri caduti di ieri e di oggi, a ricordo di quella vita interrotta per il bene della Patria e dei suoi cittadini, a difesa della Pace.

Campanile

La piccola campana in bronzo è sorretta da un’opera in ferro e marmo, con bassorilievo in marmo grezzo del Cristo in croce, opera di Mario Amendola. Il nero della torre campanaria è inframmezzato dalla grande croce in marmo bianco, richiamo luminoso ai momenti comunitari della preghiera.

Statua della Madonna di Loreto

Statua in bronzo ad opera delle officine della Diesa.

Zona di preghiera – Presbiterio

In stile medioevale, con pietre di tufo, in secondo piano, inoltrandosi appena nell’area esterna, dopo il monumento ai caduti e dieto il campanile, un presbiterio semplice, crea uno spazio sacro per la preghiera. Un altare con l’ambone, dove una grande croce, in ferro battuto, svetta, è quello spazio che serve per le celebrazioni e i momenti di preghiera all’esterno, creando armonia mentre avvicinandosi allo spazio dedicato alla Chiesa, offre l’armonia idea ed elegante del tempio.

Mosaico

Opera di Laura Bianconi, copia raffigurante le “colombe appaiate alla fonte zampillante”, raffigurate nei mosaici del Mausoleo di Galla Placidia in Ravenna.

Quadro in Ceramica della “Madonna di Loreto”

Ceramica raffigurante la Madonna di Loreto del Caravaggio, opera dei Laboratori di Ceramiche di Faenza.

Altorilievo in cotto “madonna con bambino”

Opera di autore sconosciuto in cotto, raffigurante la Madonna con Bambino, incorniciati dalla stelle.

Portone d’ingresso

Sei formelle in cotto ceramico, studio ed opera di Marigrazia Strafella, con la collaborazione di Cosimo Strafella, Giovanni Colonia e Gaetano Todaro. Incorniciate su una porta in legno a due ante di colore nero grafite, raffigurano i quattro Evangelisti con il simbolo caratteristico di ognuno. Lo stemma dell’Aeronautica Militare e dell’Ordinariato Militare, chiudono il portale, introducendoci con sacralità nel Tempio.

(Area Interna)

La Chiesa

Due colori fanno da guida in questo tempio: Il rosso purpureo che campeggia nell’area presbiterale, (con tre richiami a destra e sinistra delle pareti laterali e in fondo sulla parete d’ingresso, incorniciando da una parte la Via Crucis, dall’altra la porta, impreziosita da tre icone, raffiguranti i Centurioni dei Vangeli, che conduce al “corridoio delle arti”, alla sagrestia, alla Biblioteca e alle aule parrocchiali e infine, tra le due vetrate, la preghiera in ceramica, dell’Aeronautica) simboleggia il sangue versato per amore da Cristo e il bianco, la vita nuova che ci ha offerto. Opera realizzata del personale dell’Aeronautica Militare: Giovanni Colonia, Chiara Caianiello, Fabrizio Di Serio e Lucia Fabbri con la guida e la progettazione di Cosimo Strafella, che ha seguito anche gli altri lavori di sistemazione, riordino e adattamento.

Vetrate

Il trittico delle vetrate, studio e opera di Alessandra De Benedittis, raffigura la gioia della luce che entra nella vita dopo il peccato, simboleggiato da una linea rossa continua che è spezzata da riquadri di vari colori dell’arcobaleno, ricordo di quel segno, che dopo il diluvio, preannunciava una vita nuova e una rinnovata amicizia con Dio. I monogrammi di Maria di Loreto, ML e di Cristo, XP – IHS, intercalati dalle stelle, ricordano il Signore presente nel nostro cammino e Maria che ci accompagna su questa strada. Ancora, la linea rossa continua, segna la vita fatta di alti e bassi e intramezzata dagli altri riquadri colorati, che ci parlano di varietà delle persone che, se da una parte possono essere limitate e peccatrici, dall’altra, dicono anche, ricchezza di un cammino, inoltre i colori ci permettono di vedere il mondo con differenti sfumature e offrirci la possibilità di non trascurare le tante cose belle e differenti che ci sono in ognuno di noi e nel creato.

Via Crucis

Quindici Acquarelli, studio e opera di Serena Amendola, raffigurano, attraverso simboli, linee e colori, i momenti della via della Croce di Cristo. Il rosso del Signore, l’Azzurro di Maria e l’incontro con le donne, i simboli più evidenti che richiamano le stazioni, fanno da guida nella lettura dell’opera: il dito puntato, le tre diverse cadute, le mani di Maria che accoglie il figlio, il sudario, le donne, la veste tolta, il martello, i chiodi, la croce sola, il cireneo, la tomba vuota … creano quel linguaggio simbolico e riportano la nostra mente a quei momenti dolorosi della vita di Cristo e aiutano il nostro cuore a formulare la preghiera per rimanere con Cristo su questa strada.

Preghiera dell’Aeronautica

Studio e opera in ceramica di Marigrazia Strafella. La preghiera dell’Aeronautica Militare, incorniciata dalle linee moderne raffiguranti la Vergine di Loreto, richiamano alla devozione che gli uomini e le donne dell’Aeronautica, hanno verso la loro Patrona la Beata Vergine Maria di Loreto.

Icone dei Centurioni

Copie, dell’opera realizzata, per l’occasione dell’Indizione del Primo Sinodo dell’Ordinariato Militare in Italia, da suor Marie-Paul, monaca benedettina del monastero del Monte degli Ulivi a Gerusalemme. Gli originali, attualmente conservati nella Curia della nostra Arcidiocesi a Roma. I tre centurioni, (Cafarnao, Gerusalemme e Cesarea) riportati nel Nuovo Testamento, fanno da sfondo alla spiritualità di questa porzione di Chiesa che vive tra i militari.

Icona Battistero

Opera lignea, della scuola monastica orientale di Romania, raffigura il Battesimo di Cristo nel fiume Giordano.

Statua B. Vergine Maria di Loreto

Opera lignea policroma dei Maestri intagliatori di Ortisei.

Crocifisso

Opera in legno policromo di inizio secolo, autore sconosciuto.

Tabernacolo

Metallo fuso con raggiera color oro e porticina color Argento con altorilievo, autore sconosciuto.

Reliquiario sotto l’Altare

Il Reliquiario in marmo rosso di forma triangolare con richiami romboidali, che incorniciano il tondo, è opera e studio di Cosimo Strafella. Vuole simboleggiare una goccia di sangue, (dove sono racchiuse le due teche delle reliquie dei santi martiri), ricordandoci l’eterno sacrificio di Cristo.

Altorilievo dell’Altare

Studio e realizzazione marmorea di Mario Amendola. Raffigura gli elementi del miracolo dei cinque pani e i due pesci, anticipazione dell’Eucaristia e richiamano, sull’Altare, il luogo del prodigio continuo: Cristo che si fa pane per la vita di tutti i giorni.

Ambone e i cubi

L’Ambone, opera in metallo e legno, dal ricordo aeronautico, è proteso in avanti, come la Parola di Dio, che deve essere, nella nostra vita, avanti a ogni nostra scelta. I cubi a destra e sinistra, nell’area presbiterale – sostengono il Battistero da un lato e la statua della nostra patrona dall’altro, completando l’arredo indispensabile alla liturgia – creando quello spazio dal sapore nuovo e moderno e dando risalto alla loro funzione. Opere realizzate dal personale delle officine aeronautiche sotto la guida di Alberto Caprili, con la collaborazione di Giuseppe Marino e Matteo Vitulano.

Battistero

Cotto ceramico policroma. Studio e realizzazione di Marigrazia Strafella. Il catino con il simbolo del pesce e la scritta IXOY∑, monogramma di Cristo, sull’esterno, ha, nell’interno, un blu cobalto con il XP, sempre monogramma di Cristo. Il significato della vita nuova (il Battesimo), espressa dai colori policromi, che come nelle vetrate, ci parlano, anche, di differenze, si fondono nel blu (cielo e dell’acqua) e stanno ad indicare la ricchezza che ognuno ha in se per intraprendere, al di là delle diversità, il cammino cristiano, in continua ricerca delle cose di lassù.

Ampolle degli Oli

Studio ed opera in cotto ceramico colorato, di Marigrazia Strafella. Tre colori: Rosso, il Crisma, il fuco dello spirito – Verde, gli infermi, la speranza della vita – Blu, i catecumeni, il battesimo, l’acqua, segno della nuova vita.

Supporto Cero Pasquale

Il Cristo risorto con i simboli del fuoco e dell’acqua che segnano la vita nuova, dove Cristo, a braccia alzate, indica la sua Risurrezione, sono lo studio, su tavola, di Serena Amendola e ci ricordano che Cristo luce è la salvezza dalle tenebre del peccato.

Acquasantiera e portacandele votive

Per la Pila dell’acquasanta, lo studio e la realizzazione su vetro, sono di Alessandra De Benedittis. Un’opera con evidente richiamo alle vetrate, creando, nelle varie forme, sul vetro, la croce. La parte in ceramica, sia dell’acquasantiera, che del portacandele votive, sono lo studio e la realizzazione di Marigrazia Strafella. Riprendendo i colori e le forme del battistero, creando continuità nello stile. Infine alcuni smalti rossi e azzurri, che sovrastano, completano il luogo dell’ingresso nel tempio, invitandoci alla purificazione, per poter essere disponibili ad incontrare il Signore in cui crediamo e speriamo e ad offrire la nostra preghiera attraverso un cero, che rimanendo acceso, segna il nostro desiderio di essere sempre presenti.

Le quattro Croci policrome alle pareti

Quattro piastrelle in ceramica con croce policroma dipinte a mosaico. Studio, opera e realizzazione di Marigrazia Strafella, segnano, idealmente, quattro colonne, delle dodici, che ricordano gli Apostoli, su cui si fonda la Chiesa. Simboli evidenti di un luogo consacrato a Dio per gli uomini. Sotto ogni croce, un porta cero in ferro battuto, opera di Alessandro Tebaldi, coronano la croce.

Pavimento

In Grafite nera, con inserti grigio, rosso e blu, studio e opera del. M.llo Cosimo Strafella, con la collaborazione di Giovanni Colonia e Lucia Fabbri, creano il pavimento della chiesa. Nel nero si staglia una croce decentrata con i segni della passione (Rosso) e Maria, Giovanni e Maria Maddalena ai piedi della croce (Blu)

(Area: Il Corridoio delle arti – le principali opere)

Tela “La Risurrezione”

Studio e realizzazione di Serena Amendola. La tela ci porta a contemplare una croce che si stacca e va verso il cielo. Nella croce che da rossa diventa chiara e si proietta, verso l’alto, si prefigura la Risurrezione. Ognuno di noi è chiamato

a vivere questa vita e la croce, è e sarà, un elemento al quale non potremo sottrarci e che, solo con essa, raggiungeremo la Risurrezione.

Tela “Gesù”

Il Cristo in Croce con lo sguardo alto mentre fissa chi lo guarda, sta a ricordarci che sulla croce è stato messo dal nostro peccato e non dobbiamo mai dimenticarlo. Ogni volta che lo contempleremo ci interrogherà su come viviamo la nostra vita cristiana. Studio e opera ad Olio su tela di Caterina Giulianini

Tela “I Centurioni”

Le figure stilizzate dei soldati romani, fanno da linea guida in questa opera dai colori brillanti e ci accompagnano con la fantasia ai tre centurioni del Vangelo: il Centurione di Cafarnao, di Gerusalemme e di Cesarea. I tre simboli sullo sfondo: la casa, la croce e il malato, richiamano i singoli episodi riportati nei Vangeli e negli Atti degli Apostoli. Studio e opera su tela di Serena Amendola.

(Area sotto l’altare: Le RELIQUIE: Note Agiografiche dei Santi Martiri)

San Fedele da Sigmaringen – Sacerdote e martire

Sigmaringen, Germania, 1577/8 Seewis, Svizzera, 24 aprile 1622

Marco Reyd – il futuro cappuccino fra Fedele – nato a Sigmaringen, in Germania, nel 1578, si era laureato in filosofia e in diritto all’università di Friburgo in Svizzera, e aveva intrapreso la carriera forense a Colmar in Alsazia. Accolse con entusiasmo l’invito del conte di Stotzingen, che gli affidava i figli e un gruppo di giovani perché li avviasse agli studi. Soggiornando per ben sei anni nelle diverse città dell’Italia, della Spagna e della Francia, impartì ai giovani e nobili allievi ammaestramenti che lo fecero ribattezzare col nome di “filosofo cristiano”. Poi all’età di 34 anni, abbandonò ogni cosa e tornò a

Friburgo, stavolta al convento dei cappuccini. Fu guardiano al convento di Weltkirchen. Dalla Congregazione di Propaganda Fide ebbe l’incarico di recarsi poi nella Rezia, in piena crisi protestante. Le conversioni furono numerose, ma attorno al santo predicatore si creò un’ondata di ostilità. Nel 1622, a Séwis, durante la predica, si udì qualche sparo. Fra Fedele portò ugualmente a termine la predica e poi si riavviò verso casa. All’improvviso gli si fecero attorno una ventina di soldati. Gli intimarono di rinnegare quanto aveva predicato poco prima e, al suo rifiuto, lo uccisero con le spade.

San Bonifacio – Vescovo e martire

Crediton – Inghilterra 672/73 Dokkum – Paesi Bassi 5 giugno 754

Senza l’opera missionaria di Bonifacio non sarebbe stata possibile l’organizzazione politica e sociale europea di Carlo Magno. Bonifacio o Winfrid sembra appartenesse a una nobile famiglia inglese del Devonshire, dove nacque nel 673 (o 680). Professò la regola monastica nell’abbazia di Exeter e di Nurslig, prima di dare inizio all’evangelizzazione delle popolazioni germaniche oltre il Reno. Dopo le prime difficoltà in tre anni percorse gran parte del territorio germanico. Convocato a Roma, ebbe dal papa l’ordinazione episcopale e il nuovo nome di Bonifacio. Prima di organizzare la Chiesa sulla riva destra del

Reno, pensò alla fondazione, tra le regioni di Hessen e Turingia, di un’abbazia, che divenisse il centro propulsore della spiritualità e della cultura religiosa della Germania. Nacque così la celebre abbazia di Fulda. Come sede arcivescovile scelse la città di Magonza. Già vecchio, eppur infaticabile, ripartì per la Frigia. Lo accompagnavano una cinquantina di monaci. Il 5 giugno 754 aveva dato l’appuntamento presso Dokkum a un gruppo di catecumeni. Era il giorno di Pentecoste; all’inizio della celebrazione della Messa i missionari vennero assaliti da un gruppo di Frisoni armati di spade. A Bonifacio fu mozzato il capo, era l’anno 754.