ECCO LA SERVA DEL SIGNORE

Programma Pastorale 2019 – 2020

 

Carissimi,

         il programma pastorale per il nuovo anno, 2019 – 2020, sarą caratterizzato dalla figura di Maria, le parole dell’Evangelista Luca, che riporta nel suo Vangelo, raccontandoci dell’Annuncio da parte dell’angelo a diventare Madre del Signore e la risposta che la fanciulla Maria darą, ci faranno da guida per il nostro cammino: “Ecco la serva del Signore, avvena per me secondo la tua parola” (Lc. 1,38). Un anno pastorale, quindi, incentrato sulla figura di Maria, compagna di viaggio, verso l’incontro con GesĚ. Un anno caratterizzato, per tutta l’Aeronautica, da un anniversario: cento anni dalla proclamazione della Beata Vergine Maria di Loreto, quale Patrona degli aviatori (24 marzo 1920). Per questa occasione il Santo Padre, Papa Francesco, ha concesso un “Anno Giubilare Lauretano”, che inizierą il prossimo 8 dicembre 2019 a Loreto con l’apertura della Porta Santa.

Questa particolare data, pertanto, ci suggerisce questo cammino e il nostro rinnovarci come uomini e donne, come militari e cristiani. “Maria, innanzitutto, Ź la donna attraverso la quale Dio assume la natura umana: tutti gli uomini sono figli e hanno una mamma e anche la storia di GesĚ parte da questa prima e fondamentale esperienza. La scelta di Dio Ź quindi una scelta completa e attenta ad ogni singolo aspetto della vita umana. Maria ci ricorda come, nella proposta di salvezza, il ruolo dell’umanitą, il nostro ruolo, non sia secondario. Dio prepara la salvezza della sua creatura al 99,99% lasciando ad ognuno la libertą di aderirvi. La parte che manca per arrivare a 100 non Ź secondaria ma fondamentale per completare questo disegno. Ci viene facile pensare come questo stile di collaborazione e coinvolgimento sia proprio anche del matrimonio: tu puoi mettere in gioco tutte le tue forze, tutte le tue capacitą e tutta la tua volontą ma, senza quel poco che io sono e che condivido con te, non potremo mai costruire una relazione di vera comunione. Il “sď” che io dico alla tua proposta d’amore partecipa molto del “sď” che un giorno Maria ha pronunciato dinanzi al Signore. Ed Ź proprio questo “sď” reciproco il luogo in cui agisce la grazia dello Spirito Santo!” (Cfr. Paolo e Roberta in Chiesa di Padova, Ufficio per la Famiglia)

Questo, lo possiamo dire, ovviamente, di ogni vocazione dove l’impegno personale Ź la carta vincente di ogni realizzazione della vita. Ora, dopo avervi motivato il senso di questo cammino pastorale, vi lascio una riflessione, come occasione personale di meditazione e per prepararci, insieme, spiritualmente a vivere questo tempo di grazia.

In chiusura, una nota con le varie attivitą e proposte. Buon Cammino

Vostro

Don Marco

Cesena, 8 settembre 2019

Nativitą della Beata Vergine Maria

 

PER MEDITARE:

 

“La serva del Signore

Essendo difficoltoso meditare sull'intero brano dell'Annunciazione, propongo di prendere in considerazione semplicemente la parola finale: «allora Maria disse: "Eccomi, sono la serva del Signore avvenga di me quello che hai detto"» (Lc 1, 38). Queste parole esprimono senza dubbio una coscienza di relazione. Chi si definisce come servo definisce la relazione a un altro. In un primo momento questo fa problema, in quanto sembra proprio riportarci ad un rapporto servile: la parola esatta, infatti, Ź: «schiava», in greco: «dúle». Se perė riflettiamo sul contesto spirituale e biblico da cui emerge, comprendiamo che indica qualcosa di molto piĚ tenero e insieme profondo. Le parole di Maria sono la risposta all'espressione che leggiamo in Isaia: «Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto in cui mi compiaccio» (Is 42, 1). La Madonna era certamente nutrita dalla lettura del profeta Isaia e quel versetto risuona in ogni fibra delle sue parole. C'Ź l'assonanza alla prima: «Eccomi, sono la serva»; e c'Ź l'assonanza alla seconda, nella parola pronunciata dall'angelo: «Hai trovato grazia presso Dio» (Lc 1,30). Maria si definisce in relazione a Dio perché lui ha deciso di mettersi con lei in una relazione di scelta, di compiacenza, di sostegno. Un'altra bellissima assonanza: «Ho posto il mio spirito su di lui» (Is 42,1b); e l'angelo a Maria: «Lo Spirito di santitą verrą su di te» (Lc 1,35). Maria si coglie, dunque, nella sua risposta: «Eccomi, sono la serva del Signore», nel quadro delle predilezioni di grazia e di missione in cui si collocava la figura del Servo di JahwŹ. La sua coscienza Ź quella del misterioso servitore amato da Dio, prescelto da lui per riempirlo del suo spirito.

 

Coscienza missionaria

Questa coscienza non Ź soltanto individuale ma di popolo. Maria parla a nome del suo popolo di cui lei esprime il meglio e questo lo troviamo riflesso ancora nelle meditazioni isaiane: «Ma tu Israele mio servo (qui servo Ź un popolo), tu Giacobbe che io ho scelto, discendente di Abramo amico mio... ti ho chiamato dalle regioni piĚ lontane e io ti ho detto: 'Mio servo tu sei, ti ho scelto... Non temere, perché io sono con te"» (Is 41,8-10). «Il Signore Ź con te» - dice l'angelo a Maria - «non temere Maria» (Lc 1,28.30). Maria vive la sua coscienza in unitą con quella del popolo che si sente amato, che si sa scelto, che esperimenta su di se il sostegno di Dio. C'Ź un'altra parola, di questa coscienza di popolo, in Isaia: «Poiché io sono il Signore tuo Dio, il Santo d'Israele, il tuo salvatore... Non temere, perché ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome... Tu sei prezioso ai miei occhi» (Is 43,3.1.4). Nell'animo di Maria c'Ź una dedizione a Dio che Ź sua e che Ź di tutto il popolo d'Israele: Maria Ź l'anima, la voce, l'espressione della vocazione del suo popolo. Per questo risponde al Signore come singola persona e come vergine d'Israele, figlia di Sion. Dietro alla coscienza di popolo c Ź, infine, quella di umanitą, di popolo per un'umanitą: «Io il Signore ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano. Ti ho formato e stabilito come alleanza del popolo e luce delle Nazioni, perché tu apra .. .. gli occhi ai ciechi e taccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre» (Is 42,6-7). «Il giusto mio servo giustificherą molti... Perché ti darė in premio le moltitudini» (Is 53,11-12). Maria vive sull'onda della rivelazione biblica che viene attualizzata in lei dalle parole dell'angelo. Vive la triplice coscienza della sua relazione personale di dedizione a Dio, dell'espressione corale di un popolo e della responsabilitą verso tutto quanto Ź umano. Potremmo, a questo punto, fermarci e chiederci: - come concepisco la mia vita? Ho in me la coscienza di questa relazione di dipendenza, che Ź quella che diversifica in definitiva la scelta umana? La scelta umana, infatti, o Ź di retta dipendenza da Dio, oppure Ź scelta di non dipendenza, di non servizio, di non sottomissione. In questo caso la vita viene distorta e contraffatta da imitazioni maligne del bene che pervertono il cuore, lo spirito, la societą. - ho la coscienza di popolo? Prima di tutto del popolo di Maria e di GesĚ? perché non possiamo staccare la nostra identitą da quella del popolo ebraico. Nella radice abramitica di ogni cristiano (nella Messa diciamo: «Il patriarca nostro Abramo») c'Ź il collegamento con il popolo eletto, con il popolo della salvezza che Ź il popolo di Maria e di GesĚ. La Chiesa sempre ricomprende se stessa ripensando i propri legami con questo popolo, certamente attraversati da storie dolorose, da crisi ma che proprio per questo devono essere oggetto della nostra attenzione, vigilanza, affetto. - Infine, qual Ź la mia coscienza per i popoli? La parola giusta Ź: coscienza missionaria. Anche se non ho usato nelle nostre meditazioni il termine «missionarietą», Ź chiaro che quello che abbiamo detto ha sapore missionario. «La donna nel suo popolo» vuoi dire apertura a tutto il resto dell'umanitą, visto nella luce di Cristo. Noi ben sappiamo che tutta l'azione della Chiesa ha valenza missionaria, pur se trova la sua espressione storica e geografica puntualizzata e sottolineata nella missione estera. Non c'Ź tuttavia piĚ distinzione - come c'era negli anni trenta - tra una Chiesa residente e una missionaria. ť la Chiesa intera che proclama la salvezza alle genti e l'azione missionaria risulta maggiormente inserita nella natura, nella cultura, nella dinamica stessa della vita della Chiesa. Questo richiede attenzione sia da parte dell'azione missionaria sia da parte di tutta l'azione pastorale perché trovino la loro unitą.

 

Il sacrificio cristiano

Riflettiamo ora sulla parola di augurio che Ź piĚ di un sď, Ź una gioiosa e affettuosa accettazione: «Avvenga di me quello che hai detto» Il verbo Ź ottativo, desiderativo, esprime cioŹ un sď con tutto il cuore. Va ricordata l'esposizione di S. Paolo circa lo spirito di fede nei primi undici capitoli della lettera ai Romani. Con parole diverse dice ciė che noi abbiamo descritto come spirito di fede evangelica del peccatore riabilitato e giustificato dall'amore di Dio. Paolo conclude la sua lunga esposizione parlando, nei capitoli da 12 a 15, dello spirito di sacrificio cristiano generato dallo spirito di fede evangelica penitente: «Vi esorto dunque per la misericordia di Dio ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio: Ź questo il vostro culto spirituale» Rm 12,1). Come nello spirito di fede l'Apostolo ha riassunto la vita interiore del cristiano, il suo esercizio di preghiera, di penitenza, di supplica cosď ora, nello spirito di sacrificio riassume tutta la morale cristiana. E, infatti, continua: «Non conformatevi alla mentalitą di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontą di Dio ciė che Ź buono, a lui gradito e perfetto» (v. 2). Questi due versetti sono l'introduzione all'esercizio di discernimento del sacrificio cristiano. Per questo ritengo utile, dopo aver parlato dello spirito di fede evangelica, riflettere sullo spirito di sacrificio che risalta stupendamente nel «si» di Maria. S. Agostino, discepolo e scrutatore profondo di S. Paolo, definisce il sacrificio cristiano una qualunque operazione eseguita per entrare in filiale comunicazione d'amore con Dio. il sacrificio Ź quindi una pasqua, l'ingresso nella terra divina. Ciė che conta, nella concezione agostiniana - propria a tutta la patristica - non Ź l'azione ma il fine dell'azione. Anche il sacrificio Ź, allora, grazia dello Spirito Santo che suscita, nell'uomo redento e a partire dallo spirito di fede, lo spirito di sacrificio. In altre parole, possiamo dire che il sacrificio inteso in senso oggettivo Ź l'uomo stesso che, mosso dall'amore, passa dall'attenzione alle molte cose alla dedicazione unica della propria esistenza a Dio, dando al proprio vivere il significato di un atto di amore: ecco il sacrificio per eccellenza. Ancora: per chiamarlo cristiano occorre giungere al termine della riflessione, cioŹ al sacrificio fondamentale, principale, quello del Calvario in cui Cristo si offre per portare tutta la Chiesa, sua sposa, alla gloria del Padre nella risurrezione. Nell'Eucaristia, il sacrificio dell'altare Ź relativo a quello del Calvario e inserisce chiunque vi partecipa con amore nella Pasqua di GesĚ. Tutta la nostra vita, come sacrificio cristiano, Ź dunque in relazione all'Eucaristia che, a sua volta, Ź in relazione alla Croce, sacrificio perfetto, dedicazione totale di Cristo-uomo alla volontą e all'amore del Padre, e capace di attrarre a se l'umanitą intera.

 

L'opzione fondamentale

Come entra nella nostra vita quotidiana il sacrificio? Mediante la «giusta direzione del cuore», che un tempo si chiamava la retta intenzione: in essa si riassume l'ascetica cristiana. L'uomo che ha raccolto tutta la sua esistenza nel proposito di voler piacere a Dio solo, entra nel sacrificio di Cristo, e quindi nel Regno del Padre; partecipa della pienezza di Dio e ne fa partecipare le realtą che egli santifica con la giusta direzione del cuore. Dopo il sacrificio di Cristo, il «» di Maria Ź evidentemente l'immagine, l'inizio, il seguito, il culmine di tutta la perfezione umana e cristiana. Il «si» di Maria comprende l'orientamento della sua vita intera secondo Dio e ratifica in anticipo tutte le scelte di Cristo, da Betlemme fino alla Croce. Per questo dicevo, all'inizio della meditazione, che la scena della Croce Ź gią contenuta nell'Annunciazione. La giusta direzione del cuore, nel suo grado essenziale, ha un altro nome: opzione fondamentale. Una opzione che va perė intesa in senso dinamico: non basta compierla una volta sola. Piuttosto, Ź una tensione viva di amore verso il gusto di Dio Padre, verso ciė che a lui piace, ed Ź una disposizione che informa tutta la vita. L'opzione, che si rinnova nella preghiera e principalmente nella S. Messa, Ź come una fiamma viva che dą vigore e forma a tutte le scelte morali facendole diventare scelte cristiane. É importante vivere la morale come dinamismo, tensione verso il bene, verso il meglio, dedizione totale al disegno divino in cui l'uomo trova la sua pienezza di figlio, la sua realizzazione vera. L'assenza o la dimenticanza della concezione dinamica della morale porta inevitabilmente all'appiattimento e allo scrupolo, conduce a tutte quelle forme di moralismo che si riducono a chiedersi se sia piĚ o meno lecito e fino a che punto fare una cosa. Tutto questo ha certamente una sua valenza logica e perė risulta deprimente e poco autentico per la vita umana, che di per se Ź tensione, dono, slancio, gratuitą. Puė portare al grigiore, alla tristezza, alla pigrizia, alla discussione: nelle comunitą o nei gruppi diventa litigio per privilegi, scanso di fatica, legalismo puro e semplice. Senza la dinamica dell'opzione fondamentale, si perde il colpo d'occhio, il significato vero dell'esistenza umana che Ź acqua viva profusa continuamente dall'alto, non acqua stagnante. Credo che molti allontanamenti dai confessionali, ad esempio, sia da parte dei fedeli sia da parte dei pastori, si possano spiegare con l'appiattimento del dinamismo morale. Il Sacramento della penitenza, infatti, ha senso e valore nella misura in cui fa camminare l'uomo dal male al bene, dal bene al meglio. Sono tutte riflessioni che ci sono suggerite dal «» di Maria. Chi Ź teso in questo «sď», cerca sempre ciė che a Dio piace, in ogni cosa, pratica - in altre parole il discernimento. Nella lettera ai Romani, il discernimento viene subito dopo il sacrificio: «offrite i vostri corpi... per poter discernere la volontą di Dio, ciė che Ź buono, a lui gradito e perfetto» (Rm 12,1). Il discernimento Ź ben altro della puntigliositą meticolosa di chi vive nell'appiattimento legalistico o con la pretesa di perfezionismo. ť uno slancio d'amore che pone la distinzione tra buono e migliore, tra utile in sé e utile adesso, tra ciė che in generale puė andar bene e ciė che invece ora bisogna promuovere. Il discernimento Ź fondamentale nell'azione apostolica nella quale Ź necessario scegliere il meglio e non accontentarsi di fare bene, di una buona parola, di essere buona gente. La mancata tensione per discernere il meglio rende spesso la vita pastorale monotona, ripetitiva: si moltiplicano azioni religiose, si ripetono gesti tradizionali senza vederne bene il senso, tanto per obbedire a un costume e per rendersi irreprensibili davanti a Dio. Oggi i giovani sentono particolarmente il gusto di una ricerca dinamica e vanno educati al gusto del meglio, e non solo del bene. L'opzione fondamentale verso la perfetta realizzazione della familiaritą con il Padre, nel Figlio, in grazia dello Spirito Santo si esprime concretamente nei voti religiosi che, sull'onda del «si» di Maria, vanno vissuti anche come popolo e per tutti i popoli. Vanno vissuti «ora e nell'ora della nostra morte».

Le parole di Maria: «avvenga di me quello che hai detto» si traducono anche: «secondo la tua parola» in greco: «katą to réma tu». La medesima espressione ricorre, sempre nel vangelo di Luca, nell'episodio della presentazione di GesĚ al tempio lą dove Simeone dice: «Ora lascia andare il tuo servo, Signore, secondo la tua parola, nella pace» (Lc 2,29). Nell'abituale traduzione «Ora lascia» sembra quasi che Simeone chieda qualcosa. In realtą il verbo greco Ź all'indicativo e va quindi tradotto: «Ora tu stai sciogliendo i miei legami, o Signore, secondo la tua parola, nello shalėm». Simeone dice che il Signore gli ha fatto toccare il culmine della pienezza e, infatti, la contemplazione che lui fa del Bambino, della gloria di questo Figlio per tutte le nazioni, per tutte le genti, Ź gią un'anticipazione della pienezza della comunitą cristiana dopo la risurrezione. Simeone anticipa, per cosď dire, la pienezza che Maria porta con il suo «fiat» nella maternitą divina. E dice: la tua parola, Signore, mi ha riempito e ormai sono con te per sempre; non c'Ź piĚ per me né morte né vita, tutto il passato Ź stato preparazione a questo momento. La morte Ź la pienezza della vita, sono quei «dolori del parto» in cui si sta per manifestare la vita piena e in cui il nostro «» raggiunge, in consonanza col «» di Maria sotto la Croce, il «si» di GesĚ al Padre: «Ora, Padre, nelle tue mani affido il mio spirito» (Lc 23,46). Ogni giorno noi moriamo, in qualche modo, alle cose, alla vanitą, alla mondanitą, ai desideri carnali, alla sensualitą. Se viviamo il sacrificio spirituale secondo l'invito di Paolo: «Non conformatevi alla mentalitą di questo secolo» (Rm 12, 2), ogni giorno moriamo e, di pari passo, cresciamo nella pienezza della vera vita.

Ci sia dunque vicina Maria in questo cammino, che ha nella morte il suo momento culminante! Noi sappiamo che Ź difficile vivere cosď la morte, anzi Ź impossibile all'uomo perché in ciascuno di noi c'Ź l`ansia, l'orrore, l'odio della morte e di tutto ciė che la precede o l'anticipa, come la malattia, l'insuccesso, la solitudine, le menomazioni fisiche. Per questo domandiamo nella preghiera il dono di occhi e cuore nuovi per vedere «l'ora della nostra morte» a partire dal «fiat» di Maria fino al «Nunc dimittis» di Simeone e poi fino alla parola di GesĚ: «Padre, nelle tue mani affido il mio spirito» (Lc 23,46)”.

(Cfr. Dal libro di Carlo Maria Martini, La donna nel suo popolo, Ancora, Milano 2002, pp. 100-110)

Un po’ di STORIA

 

Risale al IV secolo, Ź meta di continui pellegrinaggi e considerata la “Lourdes” italiana. La convinzione di questa miracolosa traslazione “volante” spinse papa Benedetto XV a nominare la Beata Vergine di Loreto “Patrona di tutti gli aeronautici”.

Il Santo Padre, accogliendo la pressante richiesta dei piloti della prima guerra mondiale (1914-1918), proclamė, come detto, la Madonna di Loreto Patrona degli aviatori con il Breve Pontificio del 24 marzo 1920. Il Santo Padre approvė anche la formula di benedizione degli aerei, che fece inserire nel Rituale di Santa Romana Chiesa.

Non esiste un luogo, presso gli Enti e Reparti dell'Aeronautica Militare, dove non ci sia la statua della Madonna di Loreto e gli aviatori italiani la venerano con incredibile devozione. Si ispirano a lei e la tengono nel cockpit di ogni aeroplano. Ogni mattina, in ogni Reparto, il personale della Forza Armata, nel corso della giornata, rivolge alla Beata Vergine una preghiera, un pensiero, una supplica oppure un semplice saluto.

L'Aeronautica Militare, in occasione della celebrazione della Madonna di Loreto, festeggia in maniera solenne la madre protettrice e tutto il personale, in grande uniforme rende omaggio a colei che quotidianamente ci accompagna e protegge.

 

Decreto Pontificio

Il Beatissimo Nostro Signore Benedetto XV, papa, accogliendo assai volentieri i supplici voti di alcuni vescovi e di altri fedeli, a lui presentati dal sottoscritto Cardinale Prefetto della Sacra Congregazione dei Riti, con la sua suprema autoritą ha dichiarato e costituito la Beatissima Maria Vergine, denominata di Loreto, principale Patrona presso Dio di tutti i viaggiatori in aereo. Nonostante ogni altra cosa in contrario.

Roma 24 marzo 1920

Cardinale Antonio Vico

Prefetto della Sacra Congregazione dei Riti

 

Il legame tra l'Aeronautica Militare e la Madonna di Loreto risale ai primi decenni del XX secolo

 

Secondo la tradizione, la casa abitata dalla famiglia della Vergine Maria era costituita da una grotta scavata nella roccia e custodita ancora oggi nella Basilica dell'Annunciazione a Nazareth, e da una camera in muratura antistante.

Nel 1291, dopo la caduta del regno dei crociati in Terra Santa, la dimora della Madonna venne traslata prima a Tarsatto in Dalmazia, poi nella selva di Recanati ed infine a Loreto nella notte tra il 9 e il 10 dicembre del 1294.

La leggenda narra che la "Santa Casa", conservata nella Basilica della Madonna di Loreto, sia stata trasportata per mano degli Angeli. La convinzione di questa prodigiosa traslazione "volante" spinse Papa Benedetto XV a nominare la Virgo Lauretana protettrice dell'aviazione con il decreto del 24 marzo 1920. Il Santo Padre approvė anche la formula di benedizione degli aerei, la cosiddetta "Preghiera dell'aviatore", che fece inserire nel Rituale Romano.

Il miracoloso viaggio viene oggi rievocato con la cosiddetta "Festa della Venuta", una serie di celebrazioni che si tengono ogni 10 dicembre nelle Marche.

 

GIUBILEO LAURETANO

(8 Dicembre 2019 – 10 Dicembre 2020)

 

L’indulgenza plenaria dell’anno giubilare riguarderą i fedeli che varcheranno la Porta Santa per chiedere il dono della conversione a Dio e ravvivare la propria filiale devozione a Colei che ci protegge nei viaggi in aereo.

“L’icona della «Santa Casa in volo» con Maria, ci aiuterą a vivere spiritualmente la grazia del Giubileo per costruire insieme la grande casa del mondo per la gloria di Dio e la concordia di tutti gli uomini”.

 

Appuntamenti e Attivitą

 

Ottobre:

Š      Domenica 6 Ottobre Pellegrinaggio ad Assisi

Inizio anno Pastorale

Š      Domenica 13 Ottobre

Celebrazione degli Anniversari di Matrimonio

Š      Madonna Pellegrina

Durante tutto l’anno (con la nuova statua)

Š      Mostra Maria nell’arte

 

Novembre:

Š      Catechesi in Famiglia - Avvento: Le donne nella Bibbia (1° Parte)

Š      Presentazione libri su Maria e le donne (10 petali per 10 donne, di Antonella Anghinoni, ed. Paoline)

 

Dicembre:

8 Dicembre Presso il Santuario della Madonna di Loreto, Apertura della porta Santa per l’anno Giubilare Lauretano

 

Š      Festa del 10 dicembre al reparto

Š      Concerto di Natale in Chiesa: “Maria La Madre di Dio” (verificare data)

 

Gennaio/Febbraio:

Š      Conferenze

Š      Visita a un santuario Mariano

 

Marzo:

Š      Catechesi in Famiglia – Quaresima: Le donne nella Bibbia (2° Parte)

Š      Quaresima Via Crucis settimanale

Š      24 marzo anniversario dei cento anni

 

Aprile:

Š      Pellegrinaggio a Loreto in occasione del Giubileo Lauretano

 

Maggio:

Š      Mese di Maggio Rosario e S. Messa in famiglia il venerdď

Š      Lourdes a Maggio Pellegrinaggio Internazionale Militare

Š      Roma udienza papale (da definire con lo Stato Maggiore e l’Ordinariato Militare)

Š      Celebrazione delle 1° Comunioni

Š      Celebrazione delle Cresime (ultima Domenica di maggio, presso la Parrocchia territoriale di san Giuseppe in Villachiaviche)

 

PROGRAMMA dell’anno

 

Liturgia:

Riscoperta della Celebrazione Eucaristica come momento di famiglia

 

Catechesi:

Le donne nella Bibbia – Tratteremo alcune figure significative

 

Caritą:

Visita ad alcune associazioni caritative – con particolare attenzione verso quelle rivolte alle donne – aiuto ad alcune famiglie bisognose