5 - PRETI CON IL GREMBIULE

Cappellani Militari, sacerdoti di frontiera

 

“GesĚ allora si alzė da tavola, depose le vesti,

 si cinse un grembiule e si mise a lavare i piedi”. 

 

Con la nota espressione di don Tonino Bello, voglio iniziare la mia chiacchierata con voi, sulla bellezza di essere prete e di servire Dio anche in questa porzione del popolo santo, che sono gli uomini e le donne con le stellette. Non Ź un’analisi teologica o sociale, critica o altro, ma solo il desiderio di leggere ad alta voce un servizio nella e per la Chiesa alla scuola del Vangelo. Essere preti Ź bello!

 

Alla base della scelta, della vocazione o chiamata ci sta prima di ogni altra cosa il desiderio di NON ALLONTANARSI DAL SIGNORE e consacrarsi per Lui nella preghiera, dalla quale poi far scaturire ogni altra azione. Giovane e spensierato questi erano le riflessioni. Educato da un altro sacerdote alla bellezza della liturgia e alla calma della preghiera, da dove scaturiva l’attenzione e la disponibilitą agli altri, il servizio di presenza e ascolto prima ancora che di aiuto e azione, ho iniziato il mio cammino e con questo spirito ci siamo preparati umanamente, culturalmente e spiritualmente ad essere sacerdoti.

 

Oggi al“…sacerdote cattolico si chiede molto e si perdona poco. Un uomo aggrappato al cielo, radicato in terra, ammaliato dalla Veritą. L’unica, eterna veritą, la veritą dell’Amore…” (Cfr. Avvenire)

 

Io, diversi, ormai, anni di sacerdozio, posso affermare in coscienza ed onestą di aver commesso molti errori, “…ma uno, credo, si Ź rivelato piĚ pesante degli altri. L’errore che si commette quando, avendo i granai strapieni e le botti traboccanti di vino, non si sente piĚ il bisogno di svegliarsi presto la mattina per correre in campagna a zappare, seminare, innaffiare, mietere. E ci si lascia intontire dalla noia…”. (Cfr. Avvenire)

 

Noia, perché tutto era organizzato e pronto senza doversi preoccupare di cercare, ma l’esperienza di sacerdote con le stellette ha riacceso in questi anni l’impegno ad essere evangelizzatori seri, autentici, ma con una dinamica diversa, fuori dalle righe, senza, per questo, mancare alla tradizione e ai valori assoluti che la Chiesa conserva e protegge. Rileggendo il testo, che gią vi ho citato poc’anzi, di don Tonino Bello, posso concludere che essere preti oggi, nel mondo e nella Chiesa moderna, l’unica chiave che salverą veramente il mondo, sarą la nostra preghiera per il popolo, sarą il nostro saperci umiliare per diventare umili come ci ricorda il Papa in una recente omelia.

 

“…Forse a qualcuno puė sembrare un’espressione irriverente, e l’accostamento della stola col grembiule puė suggerire il sospetto di un piccolo sacrilegio. Sď, perché, di solito, la stola richiama l’armadio della sacrestia, dove, con tutti gli altri paramenti sacri, profumata d’incenso, fa bella mostra di sé, con la sua seta e i suoi colori, con i suoi simboli e i suoi ricami. Non c’Ź novello sacerdote che non abbia in dono dalle buone suore del suo paese, per la prima messa solenne, una stola preziosa. Il grembiule, invece, ben che vada, se non proprio gli accessori di un lavatoio, richiama la credenza della cucina, dove, intriso di intingoli e chiazzato di macchie, Ź sempre a portata di mano della buona massaia. Ordinariamente, non Ź articolo da regalo: tanto meno da parte delle suore per un giovane prete. Eppure Ź l’unico paramento sacerdotale citato nel Vangelo. Il quale Vangelo, per la messa solenne celebrata da GesĚ della notte del giovedď santo, non parla né di casule né di amitti, né di stole né di piviali. Parla solo di questo panno rozzo che il Maestro si cinse ai fianchi con un gesto tipicamente sacerdotale. Chi sa che non sia il caso di completare il guardaroba delle nostre sacrestie con l’aggiunta di un grembiule tra le dalmatiche di raso e le pianete, tra i veli omerali di broccato e le stole a lamine d’argento…”.

(Don Tonino Bello, Chiesa, Stola e Grembiule, Edizioni Messaggero Padova, Padova 2006, p. 46-47)

 

Parole profetiche, che mi hanno colpito il cuore. E’ bello essere preti, perché senti l’amore nascere dentro, un amore gratuito che ricevi e che vuoi donare, spoglio da carrierismi o potere, ma solo il desiderio di vendere la luce negli occhi di chi incontri. Le nostre debolezze, le debolezze dei preti, sono l’umanitą che emerge irruenta e a fatica, nonostante le idee chiare e la formazione ottima, talvolta non riesci a contenere. Nonostante si desideri imitare GesĚ, tutto, oggi, diventa difficile o criticabile, Ź ora, almeno per me, di guardare solo al cielo e in esso scorgere il sorriso di Dio e questo testimoniare ogni giorno.

La grande misericordia che il Signore, tramite i miei superiori e il popolo santo, ha usato nei miei confronti, va sparsa e fatta percepire ad ogni uomo e donna che incontro. Ancora, le parole del Papa, che qui vi riporto, ci offrono un indirizzo di riflessione a noi sacerdoti e per voi, a comprendere e pregare per noi.

 

 “ … La grazia di un Dio che sempre ci ama, anche nelle nostre debolezze: Ź “l’antidoto alla sfiducia e allo sguardo mondano” che fa ripiegare sull’io, che reclama “i propri spazi e i propri diritti” lasciando crescere la tristezza. Il segreto - ricorda Francesco - Ź non allontanarsi dal Signore. Allora, il consacrato vede che la povertą non Ź uno sforzo titanico, ma una libertą superiore, che ci regala Dio e gli altri come le vere ricchezze. Vede che la castitą non Ź una sterilitą austera, ma la via per amare senza possedere. Vede che l’obbedienza non Ź disciplina, ma la vittoria sulla nostra anarchia: “Chi tiene lo sguardo su GesĚ impara a vivere per servire. Non aspetta che comincino gli altri, ma si mette in cerca del prossimo (…) Va chiesta la grazia di saper cercare GesĚ nei fratelli e nelle sorelle che abbiamo ricevuto. ť lď che si inizia a mettere in pratica la caritą: nel posto dove vivi, accogliendo i fratelli e le sorelle con le loro povertą (…) Oggi, tanti vedono negli altri solo ostacoli e complicazioni. C’Ź bisogno di sguardi che cerchino il prossimo, che avvicinino chi Ź distante. I religiosi e le religiose, uomini e donne che vivono per imitare GesĚ, sono chiamati a immettere nel mondo il suo stesso sguardo, lo sguardo della compassione, lo sguardo che va in cerca dei lontani; che non condanna, ma incoraggia, libera, consola”Chi Ź innamorato di GesĚ si fa vicino al prossimo

(Cfr. VaticanNews.va)

 

E’ bello essere preti, Ź bello avere l’unico legame con Lui e servirLo nella Sua Chiesa. Anche per noi, il rischio Ź di giudicare, invece ci Ź chiesto di amare e per amare, bisogna saper fare la Sua volontą e per farla,  essere liberi nel cuore. Il legame umano che cerchiamo deve essere quello dell’amore gratuito, del condividere, della pazienza, dell’umiltą.

Essere preti e Cappellani Ź bello perché la condizione che viviamo ci porta a dover snocciolarlo in modo semplice, unico e incarnandolo nel vissuto di un servizio particolare, per annunciare l’amore di Dio. Poche parole, tanta testimonianza di semplicitą, di eleganza, bellezza, disponibilitą di vita normale, senza dimenticare di essere per il Signore e a servizio di Lui, questo lo stile del sacerdote.

E’ bello essere preti perché puoi amare con gioia senza aspettarti nulla in cambio. L’umanitą che ne emerge ci ha creato problemi sociali, di comportamento, di servizio, di chiesa, ma se sei fedele alla Chiesa il Signore ti prende per mano e ti rialza. Umiltą, si! ma sapendoti umiliare, cosď ci ha ricordato il Papa, umiliarsi quando sbagli, chiedere perdono e ricominciare.

 

Essere prete Ź bello! Vivere di preghiera e raccoglimento per essere nel mondo con normalitą vicino all’umanitą che lavora, vive, soffre, gioisce… non come dei raccomandati, ma come uomini che sanno capire e usare misericordia per indicare un cammino di vita.

 

Questo modo di vivere con il grembiule, disposti a servire con umiltą nelle piccole cose di ogni giorno la nostra gente, carichi della preghiera che arricchisce il cuore e la mente, capaci di accorgerci il bello che c’Ź attorno a noi, commentando la vita in positivo sempre e comunque, offrendo spunti di riflessione, poesia, arte, musica, affrontare il quotidiano sacrificio della vita della nostra gente con un ottica di godere quello che si ha e che si Ź con semplicitą Ź la strada con cui vivere il sacerdozio senza allontanarsi, nel celibato, nella preghiera.  Affiancando, condividendo, soffrendo, gioendo con loro e senza la pretesa di avere soluzioni, ma solo accompagnarli nel cammino e scaldare a loro il cuore con le parole dell’amore che vien da Dio, dai santi, dalla Chiesa, dalla liturgia, dalla vita onesta, semplice, bella, elegante che c’Ź racchiusa in ogni persona Ź il grembiule citato prima.

 

E’ bello essere preti cosď! Ringrazio Dio, la mia famiglia, i miei superiori, perché hanno avuto fiducia in me, nonostante i miei limiti e i miei errori. Il mio impegno Ź pregare per voi e con voi e camminarvi accanto, non davanti, non dietro, ma accanto, per condividere la vita e aiutare a non perdere mai la speranza in essa, rinforzando le scelte, il servizio, la vita stessa Ź il cammino quotidiano che coltivo. Per me questo Ź essere sacerdote e la bellezza di esserlo per Dio, nella Chiesa, per la Ciesa e questa porzione di essa.

 

 

ebelloesserepreti@unavoce