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Questo tempo, per una nuova conversione

Cari amici,

oggi nel messaggio audio che voglio lasciarvi nell’impegno della rubrica Pensare positivo del mio sito, voglio leggervi un articolo apparso lo scorso 26 marzo sull’Osservatore romando il quotidiano della santa sede dal titolo: “Dacci il nostro sacramento quotidiano”.

Penso che questa riflessione di Roberto Oliva possa guidare i pensieri di questo tempo.

 

“In maniera unica quest’anno il tempo quaresimale che stiamo attraversando costituisce un importante “segno sacramentale della nostra conversione”, come preghiamo nell’orazione di Colletta della i domenica di Quaresima.

Un tempo lento, anomalo e surreale che ci ha strappati dal vortice dei nostri impegni improrogabili per gettarci nell’immobilitą delle nostre case. Un tempo carico di dubbi e angosce, ma anche di sofferenza per molti che patiscono l’epidemia. Un tempo in cui fare i conti con il silenzio, la quotidianitą e gli affetti piĚ cari. Un tempo in cui scoprirci dispensabili e quasi “inutili”, costretti a riconoscere che la conversione non Ź sforzo umano, ma presenza da accogliere. Un tempo in cui non possiamo dimostrare — attraverso il nostro fare — quanto siamo bravi, ma arrenderci alla povertą del silenzio e dell’immobilitą.

Anche questo tempo diventa sacramento della nostra conversione se finalmente ci farą smarrire le strade certe della religione e ci aprirą quelle sconosciute della fede.

La conversione ribadisce proprio questo: Dio non Ź lď dove credevamo! Le chiese vuote e i riti quaresimali disertati piĚ che di assalti di nostalgia, dovrebbero farci sussultare di vitali desideri: dove si lascia trovare Dio?

Sarebbe comprensibile, ma inopportuno voler proporre necessariamente la solita strada per arrivare a Dio, mentre oggi Lui chiede di percorrerne altre. Il sociologo e teologo Peter Ludwig Berger osservava: «La realtą Ź assediata dall’alteritą che si cela dietro le fragili strutture della vita quotidiana». Non quelle ufficiali, ma altre strade oggi possono diventare il sacramento di Dio, che non vogliono duplicare né scimmiottare i sacramenti che si celebrano abitualmente in Chiesa. La conversione prevede uno sguardo rinnovato sulla realtą, capace di scorgere non solo le gią solenni strade di Dio (i sacramenti, i riti ecc.), ma anche quelle informali e finora sottovalutate che questo tempo ci sta dischiudendo: la complessitą e la ricchezza della vita quotidiana.

Sembra riecheggiare il profeta Isaia, quando il Signore agli Israeliti sfiduciati promise meraviglie piĚ grandi rispetto a quelle operate nel primo esodo: «Non ricordate le cose passate,/ non pensate piĚ alle cose antiche!/ Ecco io faccio una cosa nuova:/ proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?/ Aprirė anche nel deserto una strada» (Is 43, 18-19).

In un tempo cosď particolare — ridotto a pochi contatti umani — quello con Dio si presenta nella possibilitą di un contatto anonimo, nascosto e quasi-sacramentale. Continuava Berger: «Quando la nostra attivitą si interrompe o viene messa in discussione per una ragione o per l’altra, riusciamo a intravedere la realtą trascendente. E una volta ogni tanto, raramente, l’altro irrompe nel nostro mondo manifestandosi in tutto il suo irresistibile splendore». Il grande gesuita Karl Rahner in un suo libretto Cose d’ogni giorno esprimeva la ricchezza della quotidianitą che cela l’Altro, da riconoscere attraverso comuni e non banali segni e riti: il camminare, il lavorare, il sedersi, il guardare, il ridere, il mangiare e il dormire.

La povera quotidianitą che viviamo custodisce una ricchezza sacramentale che richiede di essere riconosciuta e accolta:

«Se la vostra vita quotidiana vi sembra povera, non l’accusate; accusate voi stessi, che non siete assai poeta da evocarne la ricchezza; ché per un creatore non esiste povertą né luoghi poveri e indifferenti. E se anche foste in un carcere, le cui pareti non lasciassero filtrare alcuno dei rumori del mondo fino ai vostri sensi — non avreste ancora sempre la vostra infanzia, questa ricchezza preziosa, regale, questo tesoro dei ricordi?» (R. M. Rilke)

(Cfr. L’Osservatore Romano)

Ecco cari amici, impariamo anche noi a cambiare prospettiva e a dare valore alle cose in modo nuovo.

 

“… La tempesta smaschera la nostra vulnerabilitą e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e prioritą. Ci dimostra come abbiamo lasciato addormentato e abbandonato ciė che alimenta, sostiene e dą forza alla nostra vita e alla nostra comunitą. La tempesta pone allo scoperto tutti i propositi di “imballare” e dimenticare ciė che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente “salvatrici”, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci cosď dell’immunitą necessaria per far fronte all’avversitą…”.

(Cfr. Papa Francesco, Omelia in tempo di epidemia 27 marzo)

Ripercorriamo i ricordi, recuperiamo le tradizioni famigliari e alziamo lo sguardo affidandoci al Signore senza riserve e compromessi.