Liturgia della Parola
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ci ridimensiona, ci insegna più umiltà, ci spinge a scendere dai nostri piedistalli
XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più». (Lc 12, 48)
Meditando la PAROLA con don Luigi Maria Epicoco: “Che cos’è la vigilanza? Gesù la spiega con un’immagine suggestiva ed efficace: “Sappiate bene questo: se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate”. Detto così potrebbe sembrare che Gesù voglia far leva sulla paura della morte per suscitare in noi l’ansia dell’attesa, ma in realtà ci sta suggerendo un modo per vivere sempre aggrappati all’essenziale: scegli e vivi come se fosse l’ultima cosa che farai! Un simile ragionamento innanzitutto ci farebbe capire che molte cose che facciamo sono delle perdite di tempo. In secondo luogo pensare in questo modo significa smettere di rimandare ciò che conta. Ma perdere la vigilanza significa fare lo stesso ragionamento del servo che Gesù cita nel suo discorso: “Ma se quel servo dicesse in cuor suo: Il padrone tarda a venire, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà nel giorno in cui meno se l’aspetta e in un’ora che non sa, e lo punirà con rigore assegnandogli il posto fra gli infedeli”. Dimenticarsi della propria morte significa ammalarsi di delirio di onnipotenza. Ricordarsi della propria morte ci ridimensiona, ci insegna più umiltà, ci spinge a scendere dai nostri piedistalli, e ci disarma da tutti quegli abusi di potere (materiali, affettivi, psicologici, spirituali) che mettiamo in atto solo perché giochiamo a sentirci i padroni della vita”. (cfr. d.L.M. Epicoco)








