Virtù sociale
“Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo.” (1 Giovanni 4:19)
Non dimenticate di ospitare volentieri chi viene da voi. Ci furono alcuni che, facendo così, senza saperlo ospitarono degli angeli. (Ebrei 13,2)
Siate pronti ad aiutare i vostri fratelli quando hanno bisogno, e fate di tutto per essere ospitali. (Romani 12, 13)
Siate ospitali gli uni con gli altri, senza mormorare. (1 Pietro 4,9)
Nei momenti di lucidità intellettuale tutti siamo concordi con l’essere ospitali e oggi vorrei con semplicità fermarmi su questo termine alla luce della visione agostiniana che si basa sull’accoglienza intesa come condivisione, come ricerca interiore con l’obiettivo per ognuno di noi di accompagnare le persone nel loro cammino di fede e di vita, con la nostra amicizia e la nostra attenzione che nasce dall’amore che Dio ha per tutti. Non si tratta tanto di una ospitalità meramente fisica ma una ospitalità che va al di là, che è attenzione che è condivisione che è espressione di sentirsi amati da Dio e voler amare come ama Lui.
Dicevamo quindi una ospitalità non solo fisica ma dell’altro. Una ospitalità del cuore dell’anima della vita in sé. Pertanto l’impegno da parte di tutti ad educarci ad una ospitalità dell’ascolto, della presenza, del tempo per gli altri. Ospitalità che dà forza, rassicura, indica, accompagna. Ospitalità che è fatta di presenza, di accorgersi, di esserci di dedicare tempo. Ospitalità di famiglia capaci ad ascoltare più che parlare, fare più che dire, dare esempio più che richiamare. Ospitalità nel posto di lavoro capaci di accogliere il nuovo, a leggere il positivo. Ospitalità che si concretizza in presenza nell’esserci e cercarsi e per accompagnarci gli uni gli altri nella diversità delle nostre caratteristiche, nelle nostre potenzialità e carismi, capacità e doti dando il meglio di noi stessi.
Nella Sacra Scrittura abbiamo lo stile di questa ospitalità, qui ora un esempio (e ti rimando per la lettura integrale dell’articolo che ti cito) tra tanti per animare la nostra riflessione, la nostra preghiera e la nostra azione:
“Abramo, colui che è uscito dalla sua terra per andare in un luogo che Dio gli avrebbe indicato (cfr Genesi 12, 1), viene presentato come un viaggiatore che deve essere accolto da re, principi e popoli per poter vivere, finché si stabilirà presso le Querce di Mamre (13, 18), luogo tradizionalmente collocato nella zona dell’attuale Hebron. Il popolo di Israele sarà chiamato a riconoscersi in questa icona del viaggiatore forestiero, come bene esprime la sua confessione di fede, che comprime in una sola frase tutta la vicenda storica da Abramo a Mosè con queste parole: Mio padre era un Arameo errante; scese in Egitto, vi stette come un forestiero con poca gente e vi diventò una nazione grande, forte e numerosa (Deuteronomio 26, 5). Così l’arameo errante è ora chiamato a mostrare la sua ospitalità per avere la benedizione della discendenza”. (cfr. aggiornamentisociali)
Altre figure ed esempi di ospitalità che ci devono aprire il cuore e la mente, un’apertura sociale che è vissuta nella fede e alla luce della fede in Dio. L’ospitalità si caratterizza quindi per l’accoglienza di coloro che cercano senso, verità, pace e condivisione spirituale. Sia così anche per noi l’occasione per vivere la fede nell’accogliere, nell’esserci nell’avere pazienza gli uni con gli altri, nel camminare insieme come viaggiatori che si accolgono.
@unavoce – foto: fonte







