Stato d’animo
Confida nel Signore con tutto il cuore e non ti appoggiare sul tuo discernimento.
Riconoscilo in tutte le tue vie ed egli appianerà i tuoi sentieri. (Proverbi 3,5-6)
C’è una morte esteriore e una morte interiore che in qualche modo condizionano le nostre vite e la cambiano. Ci sono errori e difficoltà che in qualche modo condizionano il nostro presente e il nostro futuro. Ci sono scelte che facciamo, talvolta senza neppure pensarci oppure pensando che saremo in grado di gestirle e che alla fine scopriamo essere deleterie per la vita e per l’anima. Pensiamo di essere onnipotenti, di dover vivere la vita come vogliamo non guardandoci attorno, dimenticando regole e stili, scelte e occasioni e prendiamo delle decisioni che solo il tempo sarà in grado di darci una risposta.
Tutto questo accade quando dimentichiamo la nostra fede in un Dio, quel Signore che ci ha salvati e che ci ama, relegandola ad una mera pratica religiosa, scusando le nostre azioni e rimandando le nostre scelte o dando importanza secondo il nostro piacimento, quindi scusandoci con noi stessi di non fare o fare determinate scelte e azioni.
La vita è più semplice e la complichiamo perché pensiamo che ognuno di noi basti a se stesso e gli altri siano solo strumenti per la nostra apparente felicità. Si, apparente perché alcune scelte vissute male o prese per convenzione o convenienza, si rivelano poi deleterie per la nostra felicità e per la vita stessa.
Questo è uno dei limiti della nostra società moderna e liberale, dove tutto è permesso e lecito, basta che lo voglia io, ma sappiamo che non è così razionalmente ma andiamo al di là e non ci pensiamo e agiamo di conseguenza. Quello che conta siamo noi stessi, anche se talvolta diciamo che è per il futuro, per gli altri, per un bene superiore, per quelli che amiamo o desideriamo amare, ma la verità è che siamo profondamente egoisti e tutto ciò che non ci rende liberi ci dà fastidio, non accorgendoci che sono le nostre reali catene.
La libertà e la felicità vera stanno nel vivere la vita accorgendoci degli altri e vivendo le scelte che facciamo consapevolmente senza recriminare, puntare il dito o con psicoanalisi interiori che ci facciamo per scusarci di alcune nostre scelte. Da qui parte uno dei mali più diffusi oggi, la depressione, la tristezza, la lamentela o il non sentirci mai bene, mai al posto giusto, senza mai sentirci veramente felici, pretendendo sempre altro e imputando ad altri le nostre infelicità.
Forse è il tempo che ognuno di noi si guardi dentro e affronti le sue ombre con serenità, che abbia il coraggio di dire a se stesso i propri errori e non cercarli negli altri. Errori che in qualche modo hanno condizionato e condizionano la nostra vita presente, con il risultato che se non lo faremo la colpa, ammesso che ce ne sia, sarà sempre di qualcun’altro.
L’amore è sempre in crisi, pretendiamo cose che non diamo, l’amicizia sarà sempre fragile, volendo ciò che non facciamo, la felicità sarà sempre annebbiata, non apprezzando quello che abbiamo ottenuto. La salvezza che Gesù ci ha portato è una libertà interiore che è la verità della vita stessa, una verità che non ha bandiere, non è la nostra verità ma una verità che è l’essenza di chi siamo, da mettere in concerto con gli altri e con la vita stessa. La salvezza è nel sapersi accorgere degli altri e donarsi a loro amando senza pretendere, dando senza ricevere, essendoci senza volere. La nostra solitudine esteriore non è il problema, la solitudine che ci fa star male è quella interiore, una solitudine che è il vuoto d’interessi cercando il nulla, rifiutando presenze e isolandoci pensando di salvarci ma la vera salvezza è nella condivisione.
Rifletti su questo e apri il vangelo, leggilo e leggendolo guarda alla tua vita e lì troverai la risposta alle tue ombre, trovando una luce che ti indicherà la strada.
Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero». (Matteo 11,28-30)
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