Liturgia della Parola
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In questo mondo tutto è provvisorio, la ricchezza come la povertà, ma nella vita eterna tutto è definitivo.
XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
“Figlio, ricordati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. (Lc 16, 25)
Meditando la PAROLA con don Luigi Maria Epicoco: “Nella storia del povero Lazzaro e del ricco epulone c’è una verità a cui dobbiamo fare attenzione tutte le mattine: un giorno questa vita finirà che tu sia seduto al tavolo a mangiare beatamente o che tu sia ai piedi di quel tavolo a elemosinare qualcosa. Il ricco e il povero sono accomunati dal medesimo destino: la morte. Ma è proprio davanti a questo destino che Gesù fa iniziare la sua storia dicendo che quella fine è certamente una fine, ma è anche l’inizio di qualcosa di diverso che non avrà mai fine. In questo mondo tutto è provvisorio, la ricchezza come la povertà, ma nella vita eterna tutto è definitivo. Si tratta quindi di domandarci quale posto occuperemo nella vita eterna. Di certo chi avrà passato la vita nell’indifferenza e in ostaggio dei suoi piaceri, si vedrà definitivamente collocato in quella vuota solitudine che ha già scelto quando era vivo. Infatti l’inferno è solo il prolungamento delle nostre scelte più radicali. Ma chi sarà stato vittima di indifferenza, chi avrà fatto esperienza di ingiustizia e sofferenza, si vedrà riscattato in maniera definitiva da Colui che non ignora nessuna delle lacrime dei suoi figli. Non è un caso se la gente più povera e che più ha sofferto è più capace di compassione e condivisione. Delle volte più la vita è drammatica e più si è umani. Mentre altre volte più la vita ci va bene e più si diventa cinici e indifferenti. Il problema non è estremizzare queste cose, né pensare che basti essere poveri per essere dalla parte giusta o ricchi per essere dalla parte sbagliata, ma è domandarsi se siamo chiusi nel nostro egoismo o abbiamo occhi che ci fanno accorgere degli altri al di là del posto che occupiamo in questo mondo”. (cfr. d.L.M. Epicoco)








