Codice di Camaldoli

 

Vivere da cristiani, nell’attuale società, sembra sempre più difficile. Una società che si definisce laica per essere libera ma libera da cosa mi chiodo, da Dio? Quindi questo atteggiamento che i moderni ritengono indispensabile, alla fine ci lega più di prima. Dall’origine, le comunità cristiane nella vita sociale hanno fatto fatica ad integrarsi, penso alle prime comunità, quelle fondate dagli apostoli venendo sino a noi. La storia della nostra società si mischia con quella cristiana ovviamente e come sappiamo non è sempre stato facile e molti errori si sono commessi, anche in nome di Dio ma questo non ci può fermare o fra chiudere gli occhi.

I cambiamenti ci sono stati e le riflessioni sui limiti pure ma ora il rischio è quello che, togliendo Dio dalla vita sociale e non solo personale, si arrivi all’assurdo così come in quelle realtà dove Dio è l’unico riferimento e questo, se è vero che Dio deve essere l’unico riferimento, non lo può essere per ideali personali giustificando violenze guerre soprusi ecc. ma in Dio riconoscersi un popolo unico che vuole crescere insieme nel rispetto reciproco.

In questa logica, ottant’anni fa veniva pubblicato il “Codice di Camaldoli”, un documento di grande importanza per la storia del movimento cattolico del novecento.  Un documento che proponesse i valori della persona, della giustizia sociale e della libertà responsabile, come monito per l’impegno dei credenti nella vita pubblica. Scritto tra il crollo del regime fascista e la fine della seconda guerra mondiale, esso propiziò un intenso scambio di idee sulla dottrina sociale, ispirò la riflessione dei cattolici nell’elaborazione del patto costituzionale e orientò il loro impegno nella politica, nell’economia e nella società.

Nello scenario attuale di un’Europa che rischia di perdere la sua identità, questo documento ci riporta alle origini di questa parte della terra e riprendere con serietà gli ideali di pace di collaborazione e di unità che l’Europa, nei suoi Padri Fondatori, ha pensato. Non per contrastare ma per unire, non per diminuire o svilire le culture, ma arricchirsi gli uni gli altri con uno sguardo unito nel bene e nella pace.

Oggi richiamare questo evento dopo ottant’anni ci può aiutare a non dimenticare la presenza di noi cristiani nella società. Una presenza che deve esserci ed esserci in modo autentico di fede e di vita. La politica, il servizio alla società non devono farci dimenticare la fede e l’amore per Dio. Cristiani impegnati seriamente nel sociale non solo come assistenza verso i più bisognosi ma come protagonisti della vita economica, polita e sociale del nostro Paese, ognuno con le sue capacità, con il ruolo che riveste, con la sua presenza, la sua famiglia, con il rispetto delle regole, con l’evidenziare limiti e fallimenti nel modo corretto, pacifico, intelligente, elementi che oggi sembrano venir meno gridando le proprie verità. La libertà è nel rispetto reciproco condividendo alcuni valori e rispettando quelli che non condividiamo.

Un documento che richiama al rispetto, alla dignità umana, alla democrazia autentica, ad una economia intelligente tra privato e pubblico, il ruolo della famiglia e la sua importanza nel contesto sociale. Si usciva da una guerra mondiale che aveva distrutto l’anima delle persone e delle comunità e richiamare questi valori, oggi come allora difronte alle sfide moderne ai limiti di questa società che litiga richiamare l’impegno cristiano nella vita quotidiano, deve rafforzare la fede e alimentare l’impegno.

Conoscere la nostra storia ci aiuterà a camminare insieme senza dimenticare i fondamenti della nostra Costituzione, dell’Europa, della fede e del vivere in società con rispetto, armonia e pace.

@unavoce – foto: fonte

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