o male – dire?
«Ti benedica il Signore e ti protegga. Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio. Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace» (Nm 6,24-26)
Non sparlate gli uni degli altri, fratelli. Chi sparla del fratello o giudica il fratello, parla contro la legge e giudica la legge. E se tu giudichi la legge non sei più uno che osserva la legge, ma uno che la giudica. Ora, uno solo è legislatore e giudice, Colui che può salvare e rovinare; ma chi sei tu che ti fai giudice del tuo prossimo? (Gc. 4, 11-12)
Benedire o maledire hanno la stessa radice, dire bene o dire male. La maldicenza è l’abitudine o l’atto di parlare male del prossimo, spesso con pettegolezzi, malignità e accuse vere o presunte, con l’intento di ferire, screditare o causare danno alla reputazione altrui. Può derivare da invidia, odio, desiderio di vendetta o dalla volontà di autopromozione ma anche da una predisposizione a diffondere pettegolezzi e calunnie, causando gravi danni morali e relazionali.
Quanto male può fare una parola e non trinceriamoci dietro la presunta volontà di dire la verità, perché la verità senza la carità non ha senso e non produce nulla se non cattiveria. Le nostre storie, le nostre vite, i nostri ambienti sono talvolta pieni di maldicenza, parlare male di qualcuno anche solo per far insospettire, dire una mezza frase, una mezza parola per far intendere chissà quale cosa, pensando di sapere e ritendo di avere la verità in tasca: ho sentito, ho visto … ma cosa ho sentito, cosa ho visto? Questo modo di vivere non può e non deve essere lo stile della nostra vita, se questi atteggiamenti li estrapoliamo dal contesto possono avere risultati differenti, pertanto prima di parlare pensa. Per parole dette male supposte o solo accennate di maldicenza nascono litigi, dissapori, guerre.
Ora, come uomini e come cristiani, dobbiamo imparare a benedire a dire bene a stimarci gli uni gli altri, imparando a gareggiare nel parlare bene degli altri senza invidia, senza secondi fini e se vediamo qualche cosa che secondo noi non è appropriato, con la carità di un vero fratello e non un finto amico ma un vero fratello in Cristo, correggiamo ma nel tempo e nel modo giusto, senza sentirsi giudici, giuria e plotone di esecuzione, ma fratelli che con amore correggono o fanno notare ad un altro fratello un atteggiamento, un modo, una parola sbagliata o che lui ritiene sbagliata e con serenità confrontarsi.
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impariamo a benedire a dire bene a stimarci gli uni gli altri, impariamo a gareggiare nel parlare bene degli altri
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Impariamo a non parlare male del prossimo, solitamente lo si fa per invidia. Dicevamo poc’anzi, per scusarci, per sentirci migliori, per giustificarci perché pensiamo di essere solo noi nella ragione. Cambiando prospettiva, sguardo e approccio le cose potrebbero avere un sapore differente e la verità che pensavamo avere in tasca, rivelarsi come una mezza verità se non addirittura una falsità. Non sempre quello che l’occhio vede è quello che è in realtà, talvolta noi vogliamo vedere quello che riteniamo noi, quello di cui ci siamo convinti sulla base della conoscenza di quella persona o di quella situazione ma condizionata da una nostra esperienza che non sempre risulta essere obiettiva.
Tutto questo per dire che è importante che impariamo a parlare bene gli uni degli altri, sottolineando le virtù di una persona è non i difetti o solo i difetti. Tutti ne abbiamo e tutti abbiamo fatto errori ma ognuno di noi ha anche pregi che talvolta passano in secondo piano. Il nostro compito, da cristiani e non solo da persone serie, sarà quello di parlare bene, evidenziare il positivo e quello che è oscurato da nubi o non parlarne o dirlo alla persona interessata. Insinuare il sospetto sulle persone e sulle situazioni nelle nostre case nelle nostre comunità nella nostra società è un peccato contro la carità e certamente non possiamo giustificarci dicendo che noi diciamo solo la verità, perché il più delle volte è solo la nostra verità. Pertanto se proprio dobbiamo, allora parliamo davanti e non dietro e parliamo soprattutto “cum grano salis”, “con un po’ di buon senso” e non per aprire la bocca solamente, ma parliamo nel momento giusto e non quando e dove capita.
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le nostre parole siano sempre una benedizione capaci di custodire, far scorgere il volto di Dio avendo misericordia, donando pace e rendendo sicuri i fratelli
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Così le nostre parole allora siano sempre una benedizione che sa custodire, far scorgere il volto di Dio, avere misericordia, dare pace e rendere sicuri i fratelli. Questo incoraggia gli altri a essere migliori o ravvedersi e sarà contagioso. Il bene è sempre contagioso e solo il bene può contrastare il male. Un cuore sereno e allegro il male lo evita diceva don Bosco.
@unavoce – foto: fonte







