Sorgente di speranza

 «Gesù, dando un forte grido, spirò» (Mc 15,37)

“Un grido non è mai inutile, se nasce dall’amore. E non è mai ignorato, se è consegnato a Dio. È una via per non cedere al cinismo, per continuare a credere che un altro mondo è possibile” (Papa Leone XIV)

 

Il grido nella psicologia è vista come una richiesta di aiuto, una reazione che fa scorgere un malessere interiore. Non solo il grido di dolore difronte a un male fisico ma morale, interiore.

Il Papa nella catechesi di qualche settimana fa ha parlato del grido di Dio e si è fermato a riflettere con una luce di speranza. Vi riporgono alcuni passaggi e vi rimando alla lettura integrale.

“Si grida quando si crede che qualcuno possa ancora ascoltare. Si grida non per disperazione, ma per desiderio. Gesù non ha gridato contro il Padre, ma verso di Lui. Anche nel silenzio, era convinto che il Padre era lì. E così ci ha mostrato che la nostra speranza può gridare, persino quando tutto sembra perduto …

Un grido non è mai inutile, se nasce dall’amore. E non è mai ignorato, se è consegnato a Dio. È una via per non cedere al cinismo, per continuare a credere che un altro mondo è possibile. Cari fratelli e sorelle, impariamo anche questo dal Signore Gesù: impariamo il grido della speranza quando giunge l’ora della prova estrema. Non per ferire, ma per affidarci. Non per urlare contro qualcuno, ma per aprire il cuore …

Come per Gesù: quando tutto sembrava finito, in realtà la salvezza stava per iniziare. Se manifestata con la fiducia e la libertà dei figli di Dio, la voce sofferta della nostra umanità, unita alla voce di Cristo, può diventare sorgente di speranza per noi e per chi ci sta accanto …”. (cfr. Papa Leone XIV)

Così la psicologia ci descrive questo atteggiamento: “Gridare sovreccita il cervello, ci mette in allerta e sull’attenti contro il delicato equilibrio delle nostre emozioni. Questa irritante forma di comunicazione basata su un tono di voce sempre elevato, purtroppo, è comune a molte famiglie. Il malessere e le aggressioni invisibili si ripercuotono sui vari membri lasciando sequele molto profonde. Tuttavia, per quanto sembri strano, ci sono persone che non intendono altra forma di comunicazione se non questa; si grida per chiedere la posata che si ha davanti, per attirare l’attenzione del figlio che si ha accanto o persino per commentare il programma televisivo che si sta guardando con il resto della famiglia. Ci sono persone che non sanno comunicare senza ansia, la loro o quella che proiettano”. (cfr. lamentemeravigliosa)

Occasione questa, per noi, di rivedere la nostra anima e la nostra vita, a ripensare a quei gridi non espressi, oppure a quelle razioni violente verbali che sono una richiesta di aiuto. Un grido, che compreso, può significare il desiderio di cambiamento, di rinnovamento e che non va sottovalutato ma verificato e aiutato, dire la verità prima di tutto a noi stessi.

“Dobbiamo ricordare chela ragione non diviene più forte perché espressa a suon di urla, a volte è più intelligente colui che sa tacere ed ascoltare ed è più saggio colui che sa come e in che modo comunicare”. (cfr. lamentemeravigliosa)

Possa tutto questo diventare fonte “sorgente di speranza” per la nostra vita, per le nostre famiglie, per la nostra comunità.

@unavoce – foto: fonte

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