o sembrare?
Parto da una verifica perosnale per suggerirne una per oguno di noi nelle nostre singole vocazioni. Essere prete e fare il prete, due elementi che sembrano uniti ma che dividono un sentimento. Prima credo sia necessario essere cristiani e confermare la fede nella quale siamo cresciuti e che abbiamo coltivato e confermato diventando grandi sull’esempio delle nostre famiglie e l’educazione ricevuta sia religiosa che umana e non solo guardando all’obiettivo di diventare sacerdoti o realizzare le nostre singole vocazioni, rispondendo a una chiamata che nasce nel cuore e nell’anima ancora prima che nella mente e che poi però deve essere vissuta nel quotidiano con serietà.
Essere prete con le caratteristiche che la Chiesa ci chiede e che devono essere integrate nella mente e nel cuore per poterle viverle ogni giorno sapendo e avendo la consapevolezza delle nostre fragilità ma avendo anche la certezza di poterle sostenere con la preghiera oltre che da altri aspetti umani come la convinzione e la passione per questa vocazione che nasce per amore e deve vive per amore. Nasce per seguire Cristo e seguirlo all’interno della Chiesa sapendo che questa struttura umana è l’immagine del Corpo Mistico di Cristo da Lui voluta per annunciare al mondo l’amore di Dio a tutti.
Se si perdono di vista queste fondamentali convinzioni che sono la somma dei dogmi, della rivelazione, della storia della salvezza, delle tradizioni della Chiesa, allora si rischia di fare i preti cioè di essere solo degli strumenti del sacro senza vivere quella sacralità che invece è di tutti, ognuno secondo la sua vocazione. Questo ci impone, come impone ad ogni uomo, di verificare il proprio cammino e le proprie scelte quotidianamente sulla scorta delle propria fede.
Essere veri e autentici non è facile, in nessun campo della vita ma anche in nessun’aspetto dell’umano. Fatichiamo ad essere coerenti, sinceri, autentici perchè in noi rimane quell’ombra del peccato originale che lasciandoci il libero arbitrio ci porta a sbagliare, a cadere ma questo, riconoscendo che è parte dell’essere umano, allora ci impone con serietà di vegliare sempre sulle scelte fatte e riconfermarci ogni volta, ogni giorno, in ogni azione che compiamo.
Questo però non basta, pur con le migliori intenzioni, si sbaglia e si fanno scelte che poi non portano ai frutti sperati e allora si ritorna all’inizio, al cuore della vita, essere autentici! La domanda allora nasce spontanea: in cosa veramente crediamo, come crediamo, come è il livello della nostra fede? Quella fede che deve confrontarsi ogni giorno con la vita e le sue mode, con i tempi e le sue storie, con le aspirazioni e le scelte che facciamo, essa ci provoca e ci accompagna nel cammino di questa vita, quindi quale il nostro livello di fedeltà?
Questa strada è il cammino di ricerca della perfezione della vita cristiana che mette nel suo pecorso tutto e in questo tutto c’è la nostra capacità o meno di scegliere, di vivere, di decidere, di fare la cosa giusta: obbedire alla volontà di Dio senza sapere quale è il Suo progetto su di noi. Sembra tutto così astratto e complicato ed è forse questo che impaurisce i nostri cristiani e anche noi preti, faticando a vivere l’appartenenza a Cristo, a metterlo al centro della vita qualunque essa sia e per questo molti criticano preti, chiesa, cristiani … ma questo è l’uomo alla continua ricerca del bene, pertanto non può e non deve essere una scusa per non credere, per non vivere la vita cristiana, per non seguire il cammino che la Chiesa ci indica.
Ci vuole un atteggiamento fondamentale in tutto questo: l’umiltà. Umiltà per compiere quei gesti e vivere quello stile che ci viene dalla tradizione, dalla studio, dal mondo, dalle indicazioni della vita dei santi, della Chiesa. Con umiltà dobbiamo impegnarci ad accettare e con intelligenza camminare sempre verso il centro: Gesù Cristo, conformandoci sempre più al suo cuore. Ora, queste sarebbero le premesse per vivere il Vangelo e per me sacerdote annunciarlo e testimoniarlo a servizio della Chiesa che è garante della fede e del messaggio di Cristo al mondo e qui ci scontriamo con le nostre umanità e allora ancora l’atteggiamento umile ci viene in aiuto, attraverso l’obbedienza, il rispetto delle regole che sono la via maestra. Si studia, si ragiona, si discute per comunicare in modo serio il Vangelo.
I Santi ci insegnano questo stile, la storia della Chiesa ci assicura la continuità apostolica, pertanto a noi allora l’umiltà di seguire questo cammino, di lasciare agire lo Spirito Santo dentro di noi senza pensare di avere la verità in tasca ma essere umili strumenti dell‘unica verità quella di Cristo. Questo va visto e assicurato non da quello che penso io e basta ma confrontato con il vangelo, la tradizione e la vita della Chiesa.
Se questo vale per il sacerdote, vale per ogni cristiano, per ogni vocazione. Prova a ripensarci e a leggere la tua vita la tua scelta, la tua vocazione in questa ottica. Impariamo tutti ad essere vera immagine di Cristo con la nostra vita.
@unavoce – foto: fonte







