La carità in Avvento

 

Abbiamo iniziato il Tempo di Avvento un tempo per prepararci ad accogliere Gesù che viene in mezzo a noi. Quindi un attesa un dono una festa. Prepararsi a questo spiritualmente coinvolge la nostra vita cristiana in modo attivo attraverso una maggiore partecipazione alle celebrazione, in particolare quella Eucaristica della domenica, prepararsi a ricevere un dono attraverso la nostra presa di coscienza di cristiani con un serio esame della nostra vita con il Sacramento della Riconciliazione (Confessione individuale) e per far festa attraverso la gioia di donare quello che riceviamo, l’amore di un Dio che non ci lascia soli così da essere altrettanto attenti verso i nostri fratelli e lo faremo con un gesto di carità di cui già in passato vi ho parlato in un precedente articolo e che oggi richiamo alla vostra attenzione per non dimenticare e per contribuire per un orfanotrofio scuola e l’asilo di Qaraqoshin Iraq gestito dalle Suore Francescane Missionarie del Cuore Immacolato di Maria, attraverso Suor Patrizia Cannizzaro, unica religiosa italiana nel paese già conosciuta dal contingente Italiano a  Erbil, di cui già vi avevo parlato in un precedente articolo.

Un asilo che conta circa 130 bambini di varia religione a cui possiamo donare un sorriso anche con il nostro contributo. Sarà il gesto concreto di questa attesa che diventa dono e il dono donato e ricevuto in Gesù che diventa festa.

In una intervista a VaticanNews così suor Patrizia rispondeva in occasione della vista di Papa Francesco nel 2021: “La comunità delle religiose francescane è perfettamente inserita nella vita quotidiana di questo luogo, ed è un punto di riferimento sicuro per tante famiglie che vivono in situazioni sociali ed economiche non sempre facili. “Noi siamo una piccola realtà di suore che viviamo in mezzo a questa comunità” – racconta suor Patrizia. “Questa gente ha sofferto profondamente a causa dell’Is, hanno perso tutto, non solo le loro abitazioni”, spiega, “quello che colpisce di loro è la fede profondissima in Dio, il sapersi rialzare nonostante le durissime prove che hanno dovuto affrontare. La nostra presenza non vuole essere soltanto di consolazione, ma di accoglienza e di sostegno da ogni punto di vista sia a livello morale, spirituale ed anche economico”. Spesso a pagare le peggiori conseguenze sono stati i più deboli come i bambini a cui troppe volte è stata negata un’infanzia serena. “Abbiamo una scuola – continua la religiosa – dove accogliamo oltre centocinquanta piccoli. Garantiamo loro un ambiente protetto, un’istruzione e almeno un pasto caldo al giorno, in modo da sostenere anche le loro famiglie. E poi aiutiamo le donne ad imparare piccoli lavori, come i corsi di cucito tenuti da una nostra consorella, per incoraggiarle ad avere un po’ di tranquillità. Qui ci vogliono tutti molto bene…ci ricambiano come possono. Ad esempio non abbiamo mai comprato il pane, ce lo regalano le famiglie, e attraverso quel dono è un modo per dirci che ci sentono parte viva della loro comunità”. (cfr. VaticanNews)

Possa questa esperienza farci riflettere e condividere anche del nostro per offrire un dono più grande il sorriso e la gioia con la speranza di un futuro migliore.

@unavoce – foto: fonte

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