Via alla carità
“In un tempo in cui la sensibilità per Dio è scarsa, in un mondo in cui prevale l’arido linguaggio della scienza e della tecnica, la mistica è considerata e desiderata come una risorsa capace di coinvolgere la mente e la persona, anima e corpo, spirito e sensi”. (cfr. VativanNews)
Lo scorso mese di novembre a Roma si è svolto un convegno sulla mistica promosso dal Dicastero Pontificio per le Causa dei Santi, interessante riflessione che ci può aiuta a fermarci a ripensare lo stile della nostra vita.
Senza la contemplazione, senza il saperci fermare, senza la preghiera le nostre azioni, il nostro correre, il nostro fare mille cose rischia di svuotarsi e svuotarci e farci perdere il senso dell’azione stessa. La contemplazione ci permette di essere protagonisti veri della nostra vita, qualsiasi vocazione viviamo e da questa capacità di fermarci e di ricaricarci parte e si rinnova continuamente la carità, l’azione e la vita quotidiana.
L’amore anima la vita di una famiglia ma se questo amore non è coltivato, pregato, ricercato, contemplato pian piano si spegne e diventa abitudine al punto di essere limite e non ricchezza e lo vediamo in tante famiglie, in tante coppie e questo vale anche per il consacrato, per ogni tipo di vita.
La necessità di vivere appieno il nostro tempo ci deve portare a fermarci e a non correre come biglie impazzite ma a dare senso ai gesti e agli impegni, alle scadenze e ai doveri che ognuno di noi ha. Se non sappiamo fermarci, che non significa oziare, ma riposare il cuore in Dio attraverso la preghiera, la meditazione, la contemplazione, la capacità di stupirsi di chi e di cosa ci circonda, senza cercare interessi e benefici ma solo il recuperare la bellezza della vita e della vocazione che abbiamo scelto, allora potremo servire i fratelli, che sia la famiglia o la comunità, l’amico o il passante per strada, senza questo tempo non riusciremo. Compiremo gesti meccanici disincarnati e astratti che non ci cambieranno che non ci convertiranno che non ci faranno sentire figli di Dio.
Quindi, quando si parla di mistica, di spiritualità o di contemplazione, non dobbiamo pensare solo ai santi o ai fatti straordinari ma è e deve essere lo stile della vita quotidiana di ognuno di noi, dove i gesti che compiamo sono la sacralità della vita, la passione con cui la viviamo e per ciò necessitiamo di saperci fermare a contemplare nella preghiera, nella liturgia, nella vita di tutti i giorni. Solo con questa esperienza personale interiore saremo veri nella vita che viviamo come sposi, come figli, come sacerdoti, come cristiani, come in ogni professione.
La contemplazione è la via alla carità perché purifica il cuore e permette di vedere il mondo con gli occhi di Dio, trasformando gli atti quotidiani in espressioni di amore. Questo sguardo di fede, che nasce dalla preghiera e dall’unione con Dio, rende possibile amare il prossimo concretamente e costantemente. Invece di una fuga dal mondo, la contemplazione diventa un modo di essere presente e amorevole.
Questo atteggiamento mistico non ci isola dal mondo ma ci ricarica per essere nel mondo capaci di scorgere e di vivere di Cristo con chi incontriamo, diventando servizio di carità, di amore, di presenza, di ascolto, di dialogo … così vivremo da veri cristiani e saremo incamminati sulla via della santità, vocazione di tutti.
@unavoce – foto: fonte







