Liturgia della Parola
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I commenti quest’anno sono proposti da don Marco Giordano [Portoso], nostro confratello Cappellano Militare a Bologna. Don Marco, come potete vedere dal suo curriculum, ha le qualifiche bibliche e teologiche e spirituali per accompagnarci in questo nostro cammino. Qui sotto ti rimando all’articolo completo che lo presenta, inoltre potete trovare alcune sue pubblicazioni sul sito del portale Academia.edu e sul circuito di Amazon (in particolare “I Salmi. Il Salterio e la Liturgia delle Ore” vol.1 e vol.2). Un grazie sentito dalla redazione di “Una Voce” per la sua collaborazione.
III DOMENICA DI AVVENTO
«Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?» (Mt 11, 3)
Meditando la PAROLA con don Marco Giordano: “In questa terza domenica di avvento, chiamata anche domenica “gaudete”, veniamo accompagnati ancora dalla grande figura di Giovanni Battista. Sarà curioso notare però che se domenica scorsa il confrontarci con lui poteva forse farci sentire lontani dalla sua figura e dalla sua coerenza, dall’episodio odierno possiamo invece trovare più comunanze; la più evidente sta nel dubitare sulla figura stessa di Gesù. Proviamo a chiarire il concetto. Giovanni attendeva un Messia con i tratti del giudice forte e severo, un po’ come descritto una settimana fa con l’immagine della scure già pronta a tagliare le piante infruttuose, e invece si trova a che fare con Gesù che siede a tavola con i peccatori, che prova compassione per le folle, che sembra annunciare solo la misericordia di Dio. In questa situazione poco chiara Giovanni incarica i suoi discepoli di rivolgere a Gesù una domanda drammatica la cui risposta può risolvere il dubbio del Battista: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?» (v. 3). Gesù risponde con un insieme di citazioni prese dall’Antico Testamento manifestando così la sua capacità di compiere quanto già scritto. Stupenda allora diventa l’espressione: «Beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!» (v. 6). È indirizzata a Giovanni Battista, ma anche a ciascuno di noi. Non dubitiamo della figura di Gesù, anche quando sembra essere un Messia povero e inerme e impariamo a manifestargli il nostro assenso proprio come fece dal carcere Giovanni che poi non esitò a donare la sua vita per Cristo. Consapevoli che se non ci scandalizzeremo di Gesù lo sapremo anche testimoniare agli altri con sempre più franchezza ed efficacia”.








