“Se Cristo nascesse mille e diecimila volte a Betlemme, a nulla ti gioverà se non nasce almeno una volta nel tuo cuore”. (cfr. Angelus Silesius – Mistico tedesco del XVII secolo)

 

In questi giorni che precedono le feste natalizie si moltiplicano le occasioni d’incontro e di visita ai vari reparti. Dal Poligono Militare di Foce Reno a nord della zona romagnola della regione sino all’ultimo avamposto della Capitanerai di Porto Guardia Costiera a sud a Cattolica, passando per Ravenna, Milano Marittima, Forli, Cervia, Cesena e Rimini.

Abitualmente e secondo un calendario con una scadenza periodica, vengono visitati dal cappellano i reparti a lui assegnati ma in occasione di alcuni eventi dei singoli enti o in occasione delle feste, le viste e le opportunità per incontrarci diventano più frequenti. Così con l’avvicinarsi del Santo Natale ci porta ad incontrarci per scambiarci gli auguri e ci si ritrova a celebrare l’Eucarestia o rivolgere un messaggio cristiano. Non un gesto formale per dovere, non una ritualità prevista ma il sincero desiderio di incontrare il cappellano per riflettere e fermarsi sul mistero del Natale vissuto cristianamente, anche e mentre si svolge un servizio particolare come questo nelle Forze Armate e per tutti diventa occasione, anche per i non credenti o appartenetti ad altre confessioni, di festa. Un momento per ritrovarci a condividere un cammino ricco di impegni e rinfrancarci negli ideali e nei valori che si servono.

Per tutti, quindi, un messaggio di speranza, poche parole ma dense “di significato, che aiutano a tornare all’essenza dell’evento della venuta di Cristo al mondo. Non una celebrazione, non una commemorazione storica e tantomeno la festa caratterizzata da quelle derive consumistiche che sembrano prevalere, bensì un invito al presente per riscoprire le vere ragioni della fraternità e il bene sommo della pace”. (cfr. Card. P. Parolin)

Un’occasione bella, per ritrovarci negli ambienti di lavoro addobbati a festa per ricordarci che se non riusciamo “a fare uno spazio di silenzio all’interno della nostra persona, della mente, del cuore per capire cosa è essenziale nella vita, cosa è importante, cosa dobbiamo fare” (cfr. o.c.), si rischia allora di non vivere appieno né la fede né la vita.

Il nostro servizio vissuto a tempo pieno con questa categorie di persone che servono la nostra Patria nelle Forze Armate, diventa un’occasione reciproca di crescita, di educazione, di confronto nella fede e nei momenti quotidiani.

Così è il cammino tra la nostra gente e il nostro servizio fatto di condivisione, di collaborazione, di sostegno impensabile e impossibile se non fosse condiviso appieno.

@unavoce – foto@unavoce: collage degli stemmi dei reparti

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