Sangue che ritorna
In questo giorno in cui la Chiesa celebra il primo martire Stefano, non possiamo non pensare ai tanti martiri che ancora oggi ci sono, persone uccise in odio alla fede. Vi propongo una riflessione del Card. Ravasi che vi riporto e alla quale vi rimando per la lettura integrale:
“L’hanno collocato nel calendario subito dopo il Natale che, in verità, non è proprio la festa tutta luci, regali e pranzi a cui siamo abituati, se pensiamo a quella nascita in uno spazio di fortuna, al sanguinario accompagnamento della strage dei neonati di Betlemme, allo “status” di profughi in Egitto della famiglia di Gesù. Stiamo evocando ovviamente il diacono Stefano e le righe che leggeremo proprio nella liturgia del 26 dicembre, scritte dall’evangelista Luca nella sua seconda opera: «Lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo… Mentre lo lapidavano, Stefano pregava e diceva: Signore Gesù, accogli il mio spirito! Poi piegò le ginocchia e gridò forte: Signore, non imputar loro questo peccato! Detto questo, morì» (Atti 7,58-60). Una morte evidentemente modellata su quella di Cristo che ugualmente aveva perdonato i suoi crocifissori e invocato il Padre perché accogliesse la sua vita e il suo spirito.
Sappiamo anche che la storia di Stefano non appartiene a un passato ormai remoto perché essa si ripete oggi in varie regioni del nostro pianeta, come allora era stata replicata per quella fitta serie di martiri che l’Apocalisse fa sfilare davanti al trono divino e all’Agnello Cristo, «una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua…, avvolti in vesti candide e con rami di palma nelle loro mani» (7,9). Lo scorso 11 dicembre, durante l’udienza del mercoledì, papa Francesco aveva commentato quell’esperienza radicale così: «Il martirio è l’aria della vita di una comunità cristiana. Sempre ci sono martiri tra noi: è questo il segno che siamo sulla strada di Gesù».
Vorremmo, allora, proporre una breve storia della persecuzione secondo la Bibbia, partendo proprio dalla stessa voce di Cristo. «Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi» (Matteo 5,10-12). Queste che sono le due ultime «beatitudini» del discorso della Montagna gettano, infatti, un duplice sguardo sulla storia biblica. Si rivolgono innanzitutto al passato quando i profeti erano sottoposti a feroci contestazioni da parte di quel potere che essi sfidavano per affermare verità e giustizia … CONTINUA
Giorno per non dimenticare e pregare per quanti ancora oggi soffrono per difendere la loro fede.
@unavoce – foto: fonte







