Ringraziamento
prima parte
L’inno del ‘Te Deum’, che è l’inno di ringraziamento ufficiale della Chiesa, segna la fine di questo anno. Davanti a ciò che irrimediabilmente finisce siamo sempre indotti a essere pensosi. Forse è la memoria di qualche delusione incontrata nei dodici mesi trascorsi, forse l’infittirsi delle stanchezze di spirito che si vanno come stratificando sul nostro essere a mano a mano che il tempo passa. Può essere persino il rimpianto per qualche gioia goduta e poi rapidamente dissolta. O forse e in maniera più pungente è la consapevolezza che con l’anno va perduto anche qualcosa di noi si perde.
La sera dell’ultimo giorno dell’anno, dunque si eleverà anche nella nostra celebrazione l’inno del Te Deum e non mancherà qualche filo di mestizia nel nostro recitare insieme queste parole. E mentre ringraziamo Dio della protezione e dei benefìci che ci sono stati accordati, sentiamo di dovergli chiedere perdono delle nostre superficialità, delle nostre incoerenze, di qualche positiva resistenza alla sua grazia. Questa allora sia la nostra implorazione: “Se qualcosa di buono abbiamo compiuto, non dimenticarlo, Signore; e su quanto nel nostro agire non è stato esente da imperfezione o da colpa, stendi pietoso il velo della tua misericordia”, ma già con domani riprenderemo a vivere con slancio rinnovato. Tutto ciò che comincia è per se stesso un invito a rallegrarci e a riavere fiducia. La prima mattina del nuovo anno ci verrà perciò incontro carica di promesse e di speranze. Questo, a ben guardare, è il fondamento psicologico degli auguri che ci scambieremo: auguri di un’esistenza più serena, auguri di soddisfazioni legittime conseguite, soprattutto auguri di maggior sicurezza e di pace. Senza dubbio ogni augurio espresso agli altri è sempre un atto gentile e un’attenzione fraterna, che ha un suo incontestabile pregio; ma se vuol essere insieme una parola sostanziosa e piena di verità, ogni augurio deve essere almeno implicitamente anche una preghiera, una preghiera a chi sta sopra di noi e può disporre delle vicissitudini umane. Noi ci siamo qui radunati in questo rito perché vogliamo esprimere al Signore la nostra riconoscenza: desideriamo dirgli il nostro “grazie”.
Noi siamo stasera radunati in preghiera nella casa di Dio anche perché abbiamo la consapevolezza che non bastano le nostre genialità e le nostre bravure ad assicurarci tutta la saggezza, tutta la speranza, tutta la serenità, di cui sentiamo, oggi più che mai, di avere un estremo bisogno. Noi siamo qui a implorare su di noi, sulla nostra comunità, le nostre famiglie, l’Aeronautica, le Forze Armate, sulla nostra nazione, su tutti i nostri contemporanei, un po’ di luce dall’alto, un po’ di forza più che umana, una più grande capacità di esercitare il nostro impegnativo mestiere di uomini. … Continua …
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