Ringraziamento
seconda parte
In queste ore, nelle quali alla nostra comune coscienza si impone con singolare acutezza il pensiero del rincorrersi degli anni e dell’inarrestabile fluire del tempo, le menti più riflessive sono invogliate a chiedersi: dove va l’umanità? Sta percorrendo una strada tracciata, che porta da qualche parte, o vaga senza un percorso previsto e senza mèta? In una parola, che senso ha quella vicenda di sofferenze, di prepotenze, di ingiustizie, che è la storia umana?
Da quasi tre secoli si succedono su questo argomento le ipotesi più varie e le concezioni più elaborate. L’illuminismo, l’idealismo, il marxismo (tanto per fare degli esempi) hanno formulato le loro proprie “filosofie della storia”. Ma chi ci crede più? Si ha l’impressione che siano tutte passate di moda. Forse, a voler rispondere a tale questione utilizzando le nostre sole forze conoscitive è il caso di rassegnarsi ad accogliere una famosa opinione di Shakespeare (che mi ha colpito fin da quando ero ragazzo): la storia umana, egli dice, è “una favola raccontata da un idiota, piena di rumore e furore, che non significa nulla” (Macbeth V,5), ma possiamo rassegnarci a esistere, a faticare, a soffrire per un destino così irrazionale? Possiamo rassegnarci a spendere la nostra unica vita entro il discorso e la trama di “una favola raccontata da un idiota”?
“Per fortuna il Creatore ha avuto misericordia di noi e ci ha salvati da simile assurdità, rivelandoci che la nostra vicenda è il riverbero nel tempo del “disegno eterno che egli ha attuato in Cristo Gesù” (cfr. Ef 3,11): un disegno arcano e arduo, che fa posto al dolore, alla prova, alla “via della croce”, ma finalizzato alla gioia, alla risurrezione e alla vita senza fine; un disegno centrato sull’Incarnazione del Verbo eterno di Dio. Ce lo ha detto ancora una volta Isaia nella liturgia natalizia: “Un bimbo è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre del secolo futuro, Principe della pace” (Is 9,5). Il Figlio Unigenito di Dio è entrato nella nostra vicenda e l’ha colmata di sé, diventandone il cuore, il fastigio, la significazione più vera. La storia parte da lui, perché “tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui” (cfr. Col 1,16); si svolge sotto lo sguardo di lui che la domina stando alla destra del Padre; e si concluderà ai suoi piedi, “quando egli consegnerà il Regno a Dio Padre, dopo aver ridotto al nulla ogni principato e ogni potestà e potenza” (cfr. 1Cor 15,24)”. (cfr. parrocchiapievedicento)
Perciò adesso, mentre un altro anno muore, siamo qui soprattutto per inneggiare a lui, Signore dell’universo, della storia e dei cuori, e gli diciamo: “O Cristo, Re della gloria …O vincitore della morte, che hai aperto ai credenti il Regno dei cieli. Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre. Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi… Accoglici nella tua gloria nell’assemblea dei santi”. (cfr. De Teum)
Buon Anno a tutti.
@unavoce – foto: fonte







