Liturgia della Parola

Epifania del Signore

 

 

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EPIFANIA DEL SIGNORE

«Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo» (Mt 2,2)

 

Meditando la Parola con P. Roberto Pasolini, Predicatore della Casa Pontificia: “La festa dell’Epifania porta a compimento la celebrazione del Natale ricordandoci che, attraverso la sua Incarnazione, Dio non è semplicemente apparso nella storia, ma si è manifestato, affidandoci tutta la responsabilità e la gioia di dover prima cercare, poi riconoscere i segni della sua presenza nella realtà e dentro la storia. Il cammino dei Magi è senza dubbio una fonte perenne di stupore per ogni discepolo, ma anche una sfida a chiederci con quanta libertà interiore siamo disposti a rimetterci in cammino pur di incontrare e adorare il Dio fatto uomo. Il sorprendente viaggio dei Magi è contestualizzato dalla liturgia nell’appello – non meno sconvolgente – che il profeta Isaia osa rivolgere a Gerusalemme, in un tempo oscuro e avaro di speranza. Israele è chiamato ad alzarsi e a risorgere perché, secondo lo sguardo profetico, la luce di Dio sta già brillando sopra la sua desolazione. Solo affidandosi a questa parola, il popolo santo di Dio potrà finalmente diventare un sole invincibile e universale, verso cui marceranno in festa tutte le genti: «Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere» (Is 60,3). Questa potente immagine è assunta dalla liturgia per ricordarci che il Natale non è soltanto uno splendido frutto germogliato nella terra della nostra umanità, ma anche l’irruzione e la rivelazione di una luce sfolgorante che Dio, un giorno, ha voluto deporre nelle tenebre di questo mondo. Nella misura in cui ci lasciamo colpire e sorprendere da questa luce, possiamo diventare tutti così luminosi da rivelare al mondo la Buona Notizia che Dio è con noi, per sempre. In che cosa consista questa potente illuminazione, capace di rischiarare tutta la «tenebra» che «ricopre la terra» (60,2) lo spiega bene l’apostolo Paolo, paragonando la venuta di Gesù a un dono meraviglioso e inaspettato, superiore a qualsiasi aspettativa e accessibile agli uomini soltanto per mezzo dello Spirito: «per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero» (Ef 3,3). Il mistero, nel linguaggio semitico delle Scritture, non è da intendersi come qualcosa di nascosto e di inaccessibile. Al contrario, si tratta di una realtà che Dio intende rivelare ma solo in un modo adeguato alla nostra libertà, il cui destino non può che essere quello di conoscere gradualmente ogni cosa unicamente attraverso la forza di un desiderio libero e personale. La rilettura paolina dell’Incarnazione del Verbo, come manifestazione di un grande mistero, ci costringe a verificare quanto siamo disposti a essere uomini e donne in viaggio e, soprattutto, alla ricerca di qualcosa di cui avvertiamo la mancanza. Proprio come i Magi, che ci precedono felici e in ginocchio davanti al Re Bambino con i «loro scrigni» (Mt 2,11) aperti e offerti. La loro avventurosa scoperta del grande mistero — «che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo» (Ef 3,6) — ci ricorda che per incontrare colui che è già «nato» (Mt 2,1) dobbiamo essere disposti a oltrepassare tanti confini e molti equilibri raggiunti, pur di raggiungere quella pienezza che ancora ci manca. Infatti, dopo aver cercato, è necessario avere il coraggio di porre nuove domande pur di non arrestare il cammino: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo» (Mt 2,2). I Magi non si vergognano di acconsentire alla manifestazione di quelle domande che rivelano l’incompiutezza del loro desiderio, mentre il re Erode e tutta Gerusalemme rimangono turbati di fronte a questa ricerca e si chiudono in una triste autosufficienza, temendo forse che la venuta di Dio nel mondo possa ostacolare o ridurre la loro stabilità. L’Epifania integra e compie l’annuncio del Natale dichiarando che la luce vera non è solo venuta nel mondo, ma sta brillando in attesa di incontrare tutto il nostro desiderio: «Allora guarderai e sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore» (Is 60,5).”. (cfr. P.R. Pasolini)

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