Chiesa Castrense

 Riprendiamo dal discorso iniziato ieri.

 

Quello che voglio sottolineare è la loro vita oggi in forza armata, la loro presenza, il loro senso di responsabilità, d’impegno e se sappiamo ascoltarli senza giudizio e pregiudizio hanno una ricchezza interiore che forse ci sfugge attenti più all’apparenza cha alla sostanza, pur dovendo formare a una forma che diventa anima della sostanza. Noi viviamo con loro, condividiamo il servizio, gli orai e gli ambienti, i disagi e le movimentazioni, aspetti che rendono fragile il cammino ma una opportunità maggiore di confronto che ci viene offerta con la vita insieme dove abbiamo l’occasione per una risposta seria, una mano per rialzarsi là dove trovano carenze. I giovani in dialogo con la Chiesa presente tra di loro, i superiori e al famiglia sono la ricetta che li aiuta a diventare uomini e donne capaci di responsabilità, di esempio, di servizio non solo per se ma anche per gli altri. Lo spaccato dei giovani che si arruolano è certamente l’immagine di un Italia bella che vuole costruire rispetto accoglienza impegno. In questo scenario la cosa che ancora oggi ci sorprende dopo tanti anni è che quei giovani di cui si parla spesso male sono quelli che con maggior interesse chiedono e vogliono sapere della fede, della Chiesa e di Gesù Cristo.

Il vivere con loro, perde tempo con loro, esserci è la nostra forza, la nostra possibilità di dialogo e confronto, di spiegazione e risposta. Esserci e condividere quotidianamente la vita è la nostra grande risorsa per servire questi nostri fratelli e l’autentica possibilità di educarli alla pace, al bene nello specifico del loro servizio. I Cappellani presenti in ogni reparto, negli istituti di formazione, nelle missioni sono il fratello maggiore con cui camminare e confrontarsi. Questo fa la Chiesa e con buona pace di chi pensa diversamente, noi abbiamo ancora la possibilità di condividere il cammino ed essere guida e riferimento per la loro crescita umana e spirituale.

“L’inquietudine e le domande dei giovani aprono ad una spiritualità nuova, che non parte più da Dio per esprimersi come forma personale della propria esperienza di fede, ma che si sviluppa tutta dentro l’umano, a partire da una forte consapevolezza di sé e del proprio mondo interiore”. (cfr. Avvenire)

Ripensare al modo di testimoniare, di aggregare, di fargli fare l’esperiana religiosa e di Chiesa è il senso della nostra presenza: educare alla vita, educare ai valori che la vita richiede per la convivenza pacifica.

@unavoce – foto: fonte

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