1700 anni fa

 

Il Credo nella formula che recitiamo durante la S. Messa detto Simbolo niceno-costantinopolitano è il vero segno di quell’unità della chiesa che in questa formula è già presente.

“In un mondo pieno di conflitti, questa comunione già reale, anche se imperfetta, può diventare segno credibile di pace e strumento di riconciliazione per tutta l’umanità. I martiri di tutte le Chiese e comunità cristiane, di cui san Giovanni Paolo II parlava spesso, ci ricordano che il sangue versato per Cristo ci unisce più di qualsiasi differenza dottrinale. Il Credo di Nicea offre proprio il modello di unità nella legittima diversità: come nella Trinità c’è unità senza confusione e distinzione senza separazione, così deve essere tra i cristiani. L’unità non è tirannia dell’uniformità, né la diversità è disgregazione; è piuttosto un “et-et” che accoglie e valorizza i doni dell’altro. Lo Spirito Santo è il vincolo d’amore che tiene unito il Padre e il Figlio e che vuole radunare tutti noi”. (cfr. diocesisansevero)

Non vi faccio la storia e vi rimando alla storia e alla Lettera Apostolica che ricorda questo evento di 1700 anni fa e che è prefigurazione di quell’unità che vogliamo e desideriamo tutti.

Partiamo da ciò che ci unisce e in questa formula è racchiusa la nostra fede e la nostra voglia di camminare insieme per costruire un mondo migliore mettendo fine a divisioni e conflitti. Preghiamo il Credo e quando lo recitiamo pensiamo alla meraviglia di questa Chiesa unica unita nell’unico Dio: Padre Figlio e Spirito Santo e viviamo le nostre giornate costruendo e ponendo semi di unità tra di noi nelle nostre case nelle nostre famiglie nelle nostre comunità.

@unavoce –foto: fonte 

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