Sposalizio Maria e Giuseppe

 

Oggi vi riporto l’inizio di un articolo sullo sposalizio di Maria e Giuseppe, invitandovi a leggerlo integralmente, sulla sua storia e il suo significato. Ricordarlo ci permette di alzare lo sguardo per ripensare alle nostre singole vocazioni, in particolare chi tra noi ha seguito la vocazione al Matrimonio oggi coì in crisi. La vita dei genitori di Gesù ci offre l’opportunità di ripensare e rinnovare le scelte matrimoniali e per questo motivo vi lascio anche una riflessione di don Tonino Bello.

“Il 23 gennaio è la festa degli sposi, si ricorda infatti in questo giorno lo sposalizio di Maria e Giuseppe, uno dei momenti più significativi e simbolici della storia sacra. Non è una ricorrenza universalmente nota, essa ha avuto per secoli una grande importanza religiosa e sociale, soprattutto in Italia e in altri Paesi di tradizione cattolica. L’origine di questa singolare festività è strettamente legata e usando un termine ormai di moda, connessa, con la devozione verso la Sacra Famiglia di Nazareth. La nascita di questa festa si fa risalire al XV secolo quando Jean Gerson, (1363-1429) teologo e filosofo francese e anche Gran Cancelliere dell’Università di Parigi, dispose che ogni 23 gennaio venisse celebrata una messa in onore di questa unione tra Maria e Giuseppe. CONTINUA

“A Maria Donna innamorata. Anche Maria ha sperimentato quella stagione splendida dell’esistenza, fatta di stupori e di lacrime, di trasalimenti e di dubbi, di tenerezza e di trepidazione … Ha assaporato pure Lei la gioia degli incontri, l’attesa delle feste, gli slanci dell’amicizia, l’ebbrezza della danza, le innocenti lusinghe per un complimento, la felicità per un abito nuovo… Una sera, un ragazzo di nome Giuseppe prese il coraggio a due mani e le dichiarò: «Maria, ti amo». Lei gli rispose, veloce come un brivido: «Anch’io». E nell’iride degli occhi le sfavillarono, riflesse, tutte le stelle del firmamento. Le compagne… non riuscivano a spiegarsi come facesse a comporre i suoi rapimenti in Dio e la sua passione per una creatura. Per loro, questa composizione era un’impresa disperata. Per Maria, invece, era come mettere insieme i due emistichi d’un versetto dei salmi. Per loro, l’amore umano che sperimentavano era come l’acqua di una cisterna: limpidissima, si, ma con tanti detriti sul fondo. Bastava un nonnulla perché i fondigli si rimescolassero e le acque divenissero torbide. Per lei, no. Non potevano mai capire, le ragazze di Nazaret, che l’amore di Maria non aveva fondigli, perché il suo era un pozzo senza fondo. Santa Maria, Donna innamorata, roveto inestinguibile di amore, noi dobbiamo chiederti perdono per aver fatto un torto alla tua umanità. Ti abbiamo ritenuta capace solo di fiamme che si alzano verso il cielo, ma poi, forse per paura di contaminarti con le cose della terra. ti abbiamo esclusa dall’esperienza delle piccole scintille di quaggiù. Tu, invece, rogo di carità per il Creatore, ci sei Maestra anche di come si amano le creature. Aiutaci, perciò, a ricomporre le assurde dissociazioni con cui, in tema di amore, portiamo avanti contabilità separate: una per il Cielo (troppo povera in verità), e l’altra per la terra (ricca di voci, ma anemica di contenuti). Facci capire che l’amore è sempre santo, perché le sue vampe partono dall’unico incendio di Dio, Ma facci comprendere anche che, con lo stesso fuoco, oltre che accendere lampade di gioia, abbiamo la triste possibilită di fare terra bruciata delle cose più belle della vita”. (cfr. apostoli…)

@unavoce – foto: fonte

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