Come la fenice
La vecchia Europa potrà rinascere dalle sue ceneri, quelle che stiamo vedendo oggi. Vi riporto e vi rimando ad una riflessione di uno storico presentata in un articolo che così dice: “Impegnarsi come cristiani nel costruire strutture parallele resistenti che possano sopravvivere ai tempi duri che verranno di fronte alla crescente repressione delle posizioni conservatrici in vari ambiti della vita in Europa”. E’ la strategia che indica lo storico David Engels, professore di Storia Romana all’Università di Bruxelles ieri 18 aprile 2023 in una intervista a Francesco Borgonovo sul quotidiano La Verità, con di titolo in ‘prima’ “L’Europa non è morta. Le servono fede e patrie” e all’interno “La salvezza dell’Europa è il cristianesimo”. (cfr. Luceveritas)
Una tesi questa, che il cristianesimo rappresenti l’unica salvezza per l’Europa, sostiene che la fede in Gesù Cristo sia il nucleo essenziale, storico e spirituale del continente, offrendo valori unici (cfr. Il Timone). Questa prospettiva, sostenuta da figure come Giovanni Paolo II e dallo storico David Engels, e ribadita recentemente da Papa leone XIV “La costruzione della pace in Europa: quale ruolo per il pensiero sociale cattolico e i valori universali?” (cfr. VaticanNews) vede nel ritorno alle radici cristiane una risposta alla crisi identitaria e al materialismo.
Il cristianesimo ha plasmato l’identità europea fin dalla conversione dell’Impero Romano, unificando popoli e definendo la coscienza morale, come evidenziato anche da Benedetto Croce. Secondo pensatori come il francese Hilaire Belloc, l’abbandono della fede comune ha portato a nazionalismi e secolarizzazione; pertanto, il ripristino di tale identità è visto come l’unica via per la salvezza. Alcuni intellettuali, come David Engels, propongono la creazione di “strutture parallele” cristiane per affrontare i “tempi duri” e la crescente repressione dei valori tradizionali in Europa, nonostante il dibattito, il cristianesimo rimane la religione predominante in gran parte dei paesi europei. Questa visione interpreta la storia europea come indissolubilmente legata alla sua matrice religiosa, sostenendo che l’identità del continente si smarrisca senza di essa.
“il credente sa con certezza che la pace è prima di tutto dono di Dio; anzi, è la sintesi di tutti i doni di Dio: “È Dio che costruisce la pace, poiché è lui che dona all’umanità tutto il creato perché l’uomo lo gestisca e lo faccia progredire nella solidarietà. È lui che iscrive nella coscienza dell’uomo le leggi che lo obbligano a rispettare la vita e il suo prossimo. Egli non cessa di chiamare l’uomo alla pace ed è lui il garante dei suoi diritti. Egli vuole una coesistenza tra gli uomini che sia espressione di rapporti reciproci fondati sulla giustizia, sul rispetto e sulla solidarietà. Egli li aiuta anche intimamente a realizzare la pace o a ritrovarla attraverso lo Spirito Santo”. La Parola di Dio sulla pace resta sterile se la Parola cade su un cuore di pietra: solo se cambia il cuore, cambia il mondo e il cuore dell’uomo lo può cambiare solo la preghiera. È nella preghiera che l’uomo si mette in religioso ascolto e percepisce la forza rivoluzionaria del messaggio delle beatitudini”. (cfr Sinodo Ordinariato Militare “La Pace nn. 7 ,8)
Pertanto, recuperare le radici con uno spirito di dialogo di accoglienza ma senza rinunciare alla propria identità ci porterà a un rispetto reciproco e auna strada che ci permetterà di abitare in armonia. Una Pace che è sì dono di Dio e per la quale dobbiamo pregare ma che per ottenerla in Signore come sempre fa chiede il nostro impegno la nostra collaborazione la nostra Fede in Lui, rimetterlo al centro senza fanatismi sarà la strada per recuperare un bene comune che tutti desiderano pur non tutti impegnandosi per ottenerlo. Rimettiamo al centro della nostra vita Cristo, non veniamo meno alla preghiera e lavoriamo per la pace partendo da noi dal nostro cuore da chi ci sta vicino e con cui lavoriamo e viviamo ogni giorno.
@unavoce – foto: fonte







