Liturgia della Parola

IV Tempo Ordinario

 

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I commenti quest’anno sono proposti da don Marco Giordano [Portoso], nostro confratello Cappellano Militare a Bologna. Don Marco, come potete vedere dal suo curriculum, ha le qualifiche bibliche e teologiche e spirituali per accompagnarci in questo nostro cammino. Qui sotto ti rimando all’articolo completo che lo presenta, inoltre potete trovare alcune sue pubblicazioni sul sito del portale Academia.edu e sul circuito di Amazon (in particolare “I Salmi. Il Salterio e la Liturgia delle Ore” vol.1 e vol.2). Un grazie sentito dalla redazione di “Una Voce” per la sua collaborazione.

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi» (Mt 5, 12)

Meditando la PAROLA con don Marco Giordano“Tutte le letture odierne, non solo il brano evangelico, pongono al centro della nostra attenzione il fatto che la logica e il pensare di Dio è esattamente all’opposto della logica del mondo: Sofonia nella prima lettura si appella ai «poveri della terra» (v. 3); nel salmo responsoriale ripeteremo più volte che sono «beati i poveri in spirito»; san Paolo ai Corinzi ci mostra come Dio ha scelto non chi è forte e spadroneggia, ma ciò che è debole e nulla per il mondo; infine Gesù prorompe in questa liturgia della Parola con il celebre testo delle beatitudini. Tante cose si possono dire sulle beatitudini, ma una cosa non va mai trascurata: Gesù non ha soltanto pronunciato le beatitudini, ma le ha in prima persona vissute. Esse descrivono la figura di Gesù, nei suoi comportamenti e nelle sue scelte.  Le beatitudini offrono criteri diversi di valutazione e di lettura di ciò che ci capita e di come comportarsi se vogliamo essere autenticamente discepoli di Cristo. E solo da questi atteggiamenti potremmo far scaturire in noi la gioia vera, l’essere beati.  Il discorso di Gesù ci assicura che se viviamo con questi criteri avremo la certezza di un futuro felice, in comunione con Dio. Ma soprattutto ci dice, e non dobbiamo mai dimenticarlo, che questa gioia può, già adesso, essere goduta, già ora è possibile pregustare un modo nuovo di vivere. Il mondo pone la base della propria gioia nel possesso dei beni, nel successo, o in altre cose simili. Il Maestro invita a porre il fondamento della propria gioia nell’amore di Dio, le cui promesse sono incrollabili e vittoriose, a dispetto di tutte le situazioni difficili in cui l’uomo può venire a trovarsi. Sforziamoci davvero di vivere secondo questo spirito, rallegrandoci ed esultando, perché certi che grande sarà la ricompensa ora e nei cieli (cf. v.12)”.

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