Liturgia della Parola

V Tempo Ordinario

 

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I commenti quest’anno sono proposti da don Marco Giordano [Portoso], nostro confratello Cappellano Militare a Bologna. Don Marco, come potete vedere dal suo curriculum, ha le qualifiche bibliche e teologiche e spirituali per accompagnarci in questo nostro cammino. Qui sotto ti rimando all’articolo completo che lo presenta, inoltre potete trovare alcune sue pubblicazioni sul sito del portale Academia.edu e sul circuito di Amazon (in particolare “I Salmi. Il Salterio e la Liturgia delle Ore” vol.1 e vol.2). Un grazie sentito dalla redazione di “Una Voce” per la sua collaborazione.

V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli». (Mt 5, 16)

Meditando la PAROLA con don Marco Giordano“Da una lettura globale delle letture proposte oggi dalla liturgia della Parola emerge come dominante il tema della luce che il giusto fa risplendere nel mondo. Nel Vangelo poi vediamo come ad essa sia associato il sale. Quello evangelico è un brano molto conosciuto ed è la naturale continuazione del brano delle beatitudini ascoltato domenica scorsa. Proviamo a evidenziare alcuni elementi, forse già noti, ma che sempre dobbiamo tenere vivi e presenti. Innanzitutto Gesù dice ai suoi discepoli, e quindi anche a noi, che sono il sale della terra e la luce del mondo. Non si tratta di un semplice invito, o di un’esortazione: è una rivelazione, o, potremo dire, la constatazione di un’identità. Coloro che si sono “accostati a Lui” e sono divenuti discepoli del Regno, sono posti nella condizione di essere sale e luce Il problema non è dunque se siamo sale e luce, ma come lo siamo! Perché il rischio, appunto come prosegue la parola evangelica (“se il sale perde il sapore, se la luce resta nascosta …”), è quello di vanificare un dono così prezioso che Cristo ha seminato nella storia degli uomini. Ne risulta inoltre che non siamo discepoli in senso privato, solo per salvarci l’anima, ma per essere sale e luce della terra. Si ha cioè un superamento della visione individualista della fede per la quale il problema del “salvarsi l’anima” è una questione che non ha nulla a che fare con la salvezza degli altri.  È piuttosto vero che ti “salvi l’anima” perché smetti di pensare a te stesso ed accetti di farti strumento di salvezza per gli altri, a servizio degli altri nelle forme più diverse che la tua vocazione suggerirà, nella predicazione della Parola come nell’impegno caritativo, nel servizio della preghiera come nell’impegno politico. Solo così faremo splendere quella luce che porterà gli uomini che la vedono a glorificare il Padre che è nei cieli”.

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