Tempo di Pace

 

Queste grandi manifestazioni sportive costituiscono un forte messaggio di fratellanza e ravvivano la speranza in un mondo in pace. È questo anche il senso della tregua olimpica, antichissima usanza che accompagna lo svolgimento dei giochi (cfr. Papa Leone XIV)

Che l’importante evento susciti sentimenti di amicizia e di fraternità, rinsaldando la consapevolezza del valore dello sport al servizio dello sviluppo integrale della persona umana. (cfr. Papa Leone XIV)

 

In questo mese stiamo assistendo alla XXV edizione delle olimpiadi invernali “Milano Cortina 2026” iniziate ieri, un evento sportivo che supera i confini agonistici per arrivare al cuore di tutti non solo per la bellezza delle abilità degli atleti ma per ricordarci la bellezza della vita in armonia. Vi rimando alla lettera inviata dal Santo padre in occasione dell’inzio delle Olimpiadi sul valore dello Sport.

Anche la presenza delle Forze Armate nei giochi olimpici: “Il team azzurro è formato da 196 atleti, di questi più di 60 che vengono dai Gruppi Sportivi delle Forze Armate che ormai sono un capitolo di eccellenza dello sport nazionale. Ma non solo, abbiamo 8 atleti del Gruppo Sportivo che parteciperanno alle Paralimpiadi. Il Gruppo è nato nel 2014, una realtà consolidata anche con risultati sportivi di successo ed è per noi un fiore all’occhiello perchè la Difesa include i suoi atleti, inoltre, da due anni e mezzo il Gruppo Sportivo paralimpico della Difesa ha contrattualizzato anche civili con disabilità che ci rappresenteranno durante i Giochi Paralimpici” (cfr. stradenuovenet) e per garantire la sicurezza ci coinvolge come Chiesa Castrense seguendo e assistendo il personale che presta il servizio in questi giorni nei luogi delle gare sportive.

“Nel tempo che precede i Giochi invernali di Milano Cortina 2026, un’antica consuetudine riemerge nel dibattito pubblico. La sospensione simbolica dei conflitti che accompagna le Olimpiadi affonda le sue radici nel mondo greco, dove il rispetto dei tempi sacri e degli spazi comuni rendeva possibile l’incontro anche tra città in guerra. Ripercorrerne la storia significa interrogarsi sul valore dei limiti, ieri come oggi …

Nel tempo che precede l’avvio dei Giochi olimpici invernali di Milano Cortina 2026, un’espressione che viene da lontano riemerge nel linguaggio pubblico: la cosiddetta tregua olimpica. Non è uno slogan né una formula rituale. È un richiamo che accompagna ogni edizione dei Giochi e che, anche oggi, interroga il rapporto fra sport, politica e responsabilità collettiva. Per il Comitato Olimpico Internazionale, la tregua olimpica per Milano Cortina 2026 ha inizio il 30 gennaio 2026, sette giorni prima della cerimonia di apertura dei Giochi, ed è destinata a protrarsi fino al settimo giorno dopo la chiusura delle Paralimpiadi invernali. Nel novembre 2025 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che invita gli Stati membri a rispettare questo principio nel periodo che circonda Olimpiadi e Paralimpiadi. Un invito privo di forza coercitiva, ma non per questo privo di significato: perché affidato alla parola, e alla sua capacità di orientare il comportamento degli Stati…

Quando oggi le Nazioni Unite riprendono il linguaggio della tregua olimpica, non recuperano un’illusione di armonia. Recuperano un’idea antica: che la convivenza umana abbia bisogno di limiti riconosciuti. La tregua non promette la pace. Chiede piuttosto di riconoscere un limite. E nel suo carattere fragile, temporaneo, incompiuto, continua a dire qualcosa di essenziale sul modo in cui le società – antiche e moderne – provano a convivere con il conflitto senza arrendersi ad esso”. (cfr. VaticanNews)

“Queste giornate di sana competizione contribuiscano a costruire ponti tra culture e popoli, promuovendo l’accoglienza, la solidarietà e la pace”. (cfr. Papa Leone XIV)

“Amicizia e fraternità” sono i sentimenti fondanti, olimpici e paralimpici, che rinsaldano “la consapevolezza del valore dello sport al servizio dello sviluppo integrale della persona umana” ha scritto il Papa nel telegramma inviato all’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini. Proprio dallo sport può arrivare un vento originale di speranza che non fermerà le armi – nonostante la proposta della tregua olimpica votata all’Onu da 165 Paesi – ma suggerisce la possibilità di un’umanità più fraterna. Attraverso il linguaggio sportivo – composto di gesti semplici, popolari, a tutti comprensibile – raccontato anche dalla Croce degli sportivi che dai Giochi di Londra 2012 sta raccogliendo attese e speranze espresse in preghiera dalle donne e dagli uomini che condividono esperienze professionistiche e amatoriali”. (cfr. VaticanNews)

Seguiamo questa manifestazione con questo spirito e lasciamoci educare per costruire ponti di rispetto di amore di collaborazione.

@unavoce – foto: fonte e croce delle olimpiadi

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