Nota per la comunità
“Riproporre con rinnovata intensità, il sacerdozio nel suo nucleo più autentico: l’esserealter Christus”, attraverso “un ministero vissuto nell’intimità con Dio” e il “servizio concreto alle persone”. (cfr. Papa Leone XIV)
“Alter Christus, il sacerdote è profondamente unito al Verbo del Padre, che incarnandosi ha preso forma di servo, è diventato servo (Fil 2,5-11). Il sacerdote è servo di Cristo, nel senso che la sua esistenza, configurata a Cristo ontologicamente (cioè nel suo essere, per sempre), assume un carattere essenzialmente relazionale: egli è in Cristo, per Cristo e con Cristo a servizio degli uomini. Proprio perché appartiene a Cristo, il presbitero è radicalmente al servizio degli uomini: è ministro della loro salvezza, della loro felicità, della loro autentica liberazione, maturando in questa progressiva assunzione della volontà di Cristo, nella preghiera, nello “stare a cuore a cuore” con Lui. E’ questa allora la condizione imprescindibile di ogni annuncio, che comporta la partecipazione all’offerta sacramentale dell’Eucaristia e la docile obbedienza alla Chiesa». (cfr. Benedetto XVI, Catechesi, 24 giugno 2009).
Essere di Cristo è di ogni cristiano, essere in persona Sua attraverso il nostro ministero ordinato è il fondamento della nostra vocazione e del nostro servizio al popolo di Dio e alla Chiesa. Suscitare dubbi, anche se sembrerebbe solo “lessicale” non è il nostro servizio, soprattutto là dove non ce ne sono, ma assistiamo a critiche di linguaggio dimenticando l’essenzialità teologia che racchiude e se questo forse può essere accolto e spiegato a chi estraneo alla materia o al suo significato e nostro compito spiegare, torna difficile invece comprenderlo chi dentro la Chiesa e non per caso ne è parte e testimone.
Perché questa riflessione? Non per far polemica o giudicare, il mio scopo come sempre su queste pagine virtuali è quello di educare ed educarsi alla vita cristiana per me e le mie comunità, pertanto una spiegazione è d’obbligo perché i nostri fedeli al di là della singola persona del sacerdote, accolgano e comprendano il mistero e il ministero che esercitano per loro. Le parole citate in apertura sono più che chiare e rispedendo ora anche il Catechismo della Chiesa Cattolica ribadisco l’efficacia dell’espressione.
“Nel servizio ecclesiale del ministero ordinato è Cristo stesso che è presente alla sua Chiesa in quanto Capo del suo corpo, Pastore del suo gregge, Sommo Sacerdote del sacrificio redentore, Maestro di verità. È ciò che la Chiesa esprime dicendo che il sacerdote, in virtù del sacramento dell’Ordine, agisce «in persona Christi Capitis» – in persona di Cristo Capo: «È il medesimo Sacerdote, Cristo Gesù, di cui realmente il ministro fa le veci. Costui se, in forza della consacrazione sacerdotale che ha ricevuto, è in verità assimilato al Sommo Sacerdote, gode della potestà di agire con la potenza dello stesso Cristo che rappresenta (“virtute ac persona ipsius Christi”)». « Cristo è la fonte di ogni sacerdozio: infatti il sacerdote della Legge [antica] era figura di lui, mentre il sacerdote della nuova Legge agisce in persona di lui ». (cfr. CCC 1548)
Ora, la libertà di pensiero è libera ovviamente ma deve essere anche onesta e per questo da semplice e ultimo dei sacerdoti vedere travisate le parole e addirittura le intenzioni allora credo che ancora tanta strada abbiamo da compiere tutti insieme per una santità che fatichiamo a ricercare pronti a puntare il dito invece di camminare uniti su valori inscindibili della vita cristiana e del ministero ordinato.
Pregate per i vostri sacerdoti, i vostri vescovi perché non dimentichino mai di essere presenza di Cristo con la loro vita e con il loro ministero.
@unavoce foto: fonte







