Per conoscere e capire

 

In questi tempi di forti contrasti che sfociano addirittura nelle guerre a cui stiamo assistendo impotenti nonostante l’impegno delle diplomazie e delle varie mediazioni, conflitti vicino e lontane ma in atto in questo tempo dove sembra che la ragione abbia perso il suo posto tra i popoli, si rischia a livello religioso di fare grandi confusioni e dare la colpa a questa dimensione della vita. Una domanda qualche volta mi viene fatta: Ma Gesù era ebreo o palestinese? Come se la risposta potesse soddisfare le nostre attese di pace. Ora per darvi uno spunto di lettura sull’argomento vi riporto uno stralcio di un articolo apparso sulla rivista “Mondo e Missione” la rivista mensile del Pontificio Istituto Missioni Estere, che citando un libro ci offre una chiarificazione: “Un brano tratto dal libro «Terra Santa. Viaggio dove la fede è giovane», Edizioni Ave, pubblicato in occasione della visita di Benedetto XVI. Il brano che segue è tratto dal libro di Giorgio Bernardelli «Terra Santa. Viaggio dove la fede è giovane», Editrice Ave, maggio 2009. (Clicca qui per leggere la scheda) sul sito dell’Editrice Ave. 

Usciamo dall’oasi di Gerico ed eccoci di nuovo nel deserto. È l’occasione per un altro incontro, quello con i pastori beduini, con le loro tende e le loro greggi. Un’altra icona evangelica da gustare con gli occhi, perché in questo caso il tempo sembra davvero essersi fermato. Davide, prima di essere “unto” dal Signore, era un ragazzo che pascolava greggi come quelle che vedi là in fondo. Prova a rileggere la parabola della pecorella smarrita (Lc 15,4-7) e a immaginarla in mezzo a queste colline aride. L’incontro con i pastori serve anche ad affrontare un’altra domanda che, forse, a questo punto ti è balenata nella testa: ma Gesù era ebreo o palestinese? Quanti scontri ideologici anche intorno a questo argomento. Perché – è vero – troppo a lungo il cristianesimo ha sminuito l’identità ebraica di Gesù. In nome della “teologia della sostituzione” – la dottrina secondo cui la Chiesa è il nuovo Israele che nel cuore di Dio avrebbe preso il posto del popolo eletto, “reo” di non aver riconosciuto il Messia – tutto ciò che nei Vangeli rimandava alla tradizione giudaica era lasciato sullo sfondo, come un elemento ormai insignificante. Questo era ovviamente sbagliato: Gesù era ebreo e tale si riteneva, tanto da affermare che neppure uno yod – la lettera più piccola dell’alfabeto ebraico – dovesse andare perduto nell’insegnamento della Torah. Gesù pregava nel Tempio, pregava recitando i salmi, la preghiera che per un ebreo – abbiamo visto ieri al Muro Occidentale – è tuttora la strada maestra per rivolgersi all’Altissimo. Ma non solo: anche la novità del Vangelo, i punti cardine della predicazione di Gesù, rimandano comunque a contenuti che già i profeti di Israele spesso avevano anticipato. Dunque non si può capire davvero Gesù senza prendere sul serio le sue radici ebraiche. Su questo punto, però, bisogna anche intendersi; perché oggi si rischia di cadere nell’estremo opposto, ovvero di considerare l’insegnamento di Gesù una semplice sintesi, magari un po’ originale, della tradizione giudaica. Anche questo è sbagliato. Così si prescinde da un dato centrale: la descrizione che nei Vangeli Gesù stesso ci offre del suo rapporto con il Padre. Si proclama Figlio di Dio e questo è un elemento chiaro di discontinuità. Sminuire questo punto o sostenere che sia stata la Chiesa a dipingere così il Maestro, significa – ancora una volta – andare a cercare il “colpo di scena”, la rilettura che ci permetta finalmente di incanalare il cristianesimo dentro i nostri schemi. Fin qui la teologia. Ma la domanda sul Gesù ebreo o palestinese è molto più insidiosa, perché finisce sempre per sconfinare anche nella politica. Se c’è una cosa che fa letteralmente imbestialire gli ebrei sono le vignette satiriche in cui le sofferenze dei palestinesi sono accostate alle sofferenze di Gesù. È una reazione più che comprensibile, perché – alla fine – quella che ritorna, seppur indirettamente, è l’accusa di deicidio, che è poi la motivazione ideologica alla base di secoli e secoli di antigiudaismo cristiano. Anche su questo atteggiamento la Dichiarazione Nostra Aetate ha detto una parola chiarissima … CONTINUA

Comprenderete quanto sia sottile e delicato l’argomento, pertanto non si può mai semplificare, quindi l’atteggiamento da tenere è sempre quello di conoscere e comprendere, discorsi e fatti, che ci circondano e non solo in questo campo ma in ogni aspetto della nostra vita.

@unavoce – foto: fonte

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