Tempo e territorio

È urgente ritornare ad annunciare il Vangelo: questa è la priorità. Con umiltà, ma anche senza lasciarci scoraggiare, dobbiamo riconoscere che «parte della nostra gente battezzata non sperimenta la propria appartenenza alla Chiesa», e ciò invita a vigilare anche su una «sacramentalizzazione senza altre forme di evangelizzazione» … Come tutti i grandi agglomerati urbani, la città di Roma è segnata dalla permanente mobilità, da un nuovo modo di abitare il territorio e di vivere il tempo, da tessuti relazionali e familiari sempre più plurali e talvolta sfilacciati.(cfr. Papa Leone XIV)

 

Quello che il Papa, nel suo discorso, ha ricordato nel recente incontro con clero della diocesi di Roma è un aspetto che tutti anche se in modi e contesti differenti viviamo e dobbiamo tenere presente per il nostro ministero e la nostra seria appetenza alla chiesa cattolica.

I Nostri battezzati non vivono la vita della Chiesa e questo è un sentimento che si diffonde e credo non solo per mancanza di iniziative che anzi sono tante e diversificate ma il senso e la conoscenza di questa appartenenza indispensabile per essere autentici cristiani va rivista e rinnovata.

Non basta crede, non basta citare il vangelo ma prima di tutto va vissuto e vissuto all’interno della Chiesa, se si dimentica questo il rischio è di costruirsi una fede propria, una religiosa attagliate alle nostre sensibilità come purtroppo stiamo assistendo anche oggi.

Recuperare il senso di appetenza e di obbedienza alla Chiesa di Cristo al di là delle persone e della storia sarà la vera evangelizzazione la vera risurrezione il vero senso cristiano voluto da Dio mandando il Figlio Gesù.

“In realtà, i cambiamenti culturali e antropologici che sono avvenuti negli ultimi decenni ci dicono che non è più così, anzi, assistiamo a una crescente erosione della pratica religiosa”. (cfr. VaticanNews)

Ripensare l’evangelizzazione non credo significhi inventarsi strategie ma recuperare quella sapienza della Chiesa che sa custodire stando accanto educando le famiglie e i vari aspetti e ambiti della vita delle persone.

“Abbiamo bisogno di riconoscere la città a partire da uno sguardo contemplativo, ossia uno sguardo di fede che scopra quel Dio che abita nelle sue case, nelle sue strade, nelle sue piazze. La presenza di Dio accompagna la ricerca sincera che persone e gruppi compiono per trovare appoggio e senso alla loro vita. Egli vive tra i cittadini promuovendo la solidarietà, la fraternità, il desiderio di bene, di verità, di giustizia. Questa presenza non deve essere fabbricata, ma scoperta, svelata”. (Cfr. Evangelii Gaudium n. 71).

Questo ci porta a una riflessione comunitaria ma anche personale a come ognuno di noi si pone all’interno della vita della Chiesa all’interno della propria comunità della propria parrocchia e rivedere le proprie convinzioni e comodità di pensiero e di azione per conformarci alla volontà di Dio che si esprime nella tradizione della storia bimillenaria della Chiesa fondata da Cristo. Una storia che subisce cambiamenti esterni ma non di fondamento e di messaggio che vanno ripresi e riconfermati nella vita personale di adesione vera al battesimo ricevuto. Questo ripensamento sarà il nuovo vero senso dell’abitare il tempo e il territorio.

@unavoce – foto: fonte

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