Quotidiana
“Se vuoi pregare bene, prega spesso, prega con regolarità, prega con ritmo. La preghiera, essendo un’abitudine, va acquisita come tutte le altre abitudini, attraverso la pratica (…). Se vuoi pregare bene, devi accettare di cominciare a pregare male, dato che è tutto ciò che possiamo fare. Come possiamo altrimenti perfezionare la preghiera se non la pratichiamo?” (San J. H. Newman)
Perché preghiamo? come preghiamo? Quanto Preghiamo? Sono le domande che ci vengono rivolte, alle quali ognuno di noi dà risposte differenti. Per tutti, al di là delle modalità, è la risposta concreata alla Sua amicizia, al Suo amore. Ora, consapevole di questo, la domanda che oguno di noi deve farsi è: come vivo le mie giornate? che posto do a Dio nella mia vita? come rispondo al Suo amore? La mia giornata piena di mille attività rischia di distrarmi dalla capacità di fermarmi a riflettere a pensare a meditare a confrontarmi, quindi come vivo l’amore per Dio?
Troppe domande oggi, mi direte, ed è vero ma sono quelle provocazioni che ci permettono di fermarci qualche istante a verificare il nostro cammino, la nostra vita e la nostra fede. Diciamo di credere e poi come viviamo veramente questa fede in Dio? Ovviamente la vita di preghiera ha mille aspetti e mille formule: la Chiesa attraverso la vita parrocchiale ci offre i Sacramenti e i sacramentali, le devozioni e le pratiche di devozione e tutte queste sono per aiutarci a vivere il vangelo e nel vangelo scoprire la presenza di Dio nella vita. Ancora per chi preghi? come ti rivolgi al Signore? come vivi la preghiera comunitaria? che spazio dai a quella personale?
Sarà importante crearsi lo spazio, fare delle scelte per mettere Dio al primo posto e mettendo Lui al centro allora saremo in grado di vivere la vita da protagonisti, come cristiani, come sposi, figli, fratelli, sacerdoti, impegnati nel sociale, nel lavoro, nella vita di svago …
La preghiera è il respiro dell’anima è una necessità vitale non un semplice dovere che ci permetterà di entrare in relazione con Dio, trovare pace, forza interiore e allinearsi alla Sua volontà. Si prega per riconoscere la propria limitatezza, affidarsi al divino, ringraziare, lodare, intercedere e trovare conforto nei momenti di difficoltà.
Alcuni sostengono che pregano con la loro vita, con il loro lavoro e i loro doveri, mi permetto di citare John Henry Newman, celebre teologo anglicano convertito al cattolicesimo e recentemente canonizzato.
Lui dice che: “abbiamo ridotto il Vangelo a una “fede razionale”, e Robert Cheaib, ultimo biografo di Newman, scrive, citandolo, che alcuni si rifugiano nello slogan: “Tanto, io prego sempre”. Ma osserva Cheaib: “Pregare lungo il giorno è effettivamente una caratteristica dello spirito cristiano, ma possiamo essere certi che, nella maggior parte dei casi, quelli che non pregano in tempi prefissati, in modo più solenne e diretto, non pregheranno mai bene.” Ed ancora: “Statene certi, fratelli miei, chiunque di voi sia convinto di disattendere alle sue preghiere mattutine e serali, sta rinunciando all’armatura che lo proteggerà dalle astuzie del diavolo (…) e cadrà senza preavviso, mentre chi è rigoroso nell’osservanza della preghiera del mattino e della sera, pregando con il cuore e con le labbra, difficilmente si smarrisce, perché ogni mattina e ogni sera portano a lui consiglio per ravvedersi. La condizione più adatta per pregare bene è il silenzio, lontani dal rumore. (cfr. vocazionefrancescana)
Fermati, dedicati alla preghiera, prenditi tempo, non correre e basta ma sappi creare quello spazio necessario per stupirti di Dio, per contemplare il Suo volto, per pregare. La Chiesa ci offre questo cammino non perderti e non distratti ma rimani con lo sguardo su Gesù.
@unavoce – foto: fonte







