Liturgia della Parola
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I commenti quest’anno sono proposti da don Marco Giordano [Portoso], nostro confratello Cappellano Militare a Bologna. Don Marco, come potete vedere dal suo curriculum, ha le qualifiche bibliche e teologiche e spirituali per accompagnarci in questo nostro cammino. Qui sotto ti rimando all’articolo completo che lo presenta, inoltre potete trovare alcune sue pubblicazioni sul sito del portale Academia.edu e sul circuito di Amazon (in particolare “I Salmi. Il Salterio e la Liturgia delle Ore” vol.1 e vol.2). Un grazie sentito dalla redazione di “Una Voce” per la sua collaborazione.
II DOMENICA DI QUARESIMA
E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. (Mt 17, 29)
Meditando la PAROLA con don Marco Giordano: “Come saggiamente spesso la Chiesa ci ricorda, è importante leggere la Parola di Dio e cercare di capirla. Molti elementi influiscono sulla nostra comprensione di essa: possono derivare da una lettura individuale o da una lettura comunitaria della parola di Dio, ma un elemento importante, soprattutto quando si commentano le letture della liturgia è dato dal tempo liturgico in cui sono inserite. Per essere ancora più chiari e concreti diciamo che il testo della Trasfigurazione che oggi la Chiesa ci fa ascoltare, letto durante la seconda domenica di Quaresima illumina alcune verità di fede che non risultano altrettanto brillanti quando questo testo lo si legge il 6 agosto, festa della Trasfigurazione. Il contesto quaresimale in cui ci troviamo, proponendoci questo testo, è come se ci volesse far guardare al termine del cammino di penitenza che abbiamo intrapreso col mercoledì delle ceneri. Il volto brillante di Gesù e le sue vesti candide come la luce (cf. v. 2) ci vogliono richiamare a quella che sarà la gloria della Pasqua e a quello che sarà il nostro comune destino. Pietro, Giacomo e Giovanni devono far sorgere in noi un pizzico di sana invidia per l’esperienza che hanno vissuto; ma senza dimenticare che ben più importante di quello che hanno visto è stato quello che hanno udito, vale a dire la voce «dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato […]. Ascoltatelo» (v. 5). E se Gesù ai suoi diceva di non parlare di quella visione prima della sua resurrezione, a noi, che veniamo dopo la sua glorificazione e che grazie ad essa possediamo una chiave interpretativa della Scrittura fondamentale, sembra dire di essere di questo grande mistero cristiano testimoni verso gli altri, testimoni perché innanzitutto lo ascoltiamo”.








