In Quaresima
Voglio affrontare questo argomento, senza entrare nei dettagli tecnici e peculiari, per chiarire il significato di questo uso che va al di là del punto di vista e di vita biologico o nutrizionista ma è un elemento culturale e spirituale, infatti la tradizione del “mangiare di magro” è un’antica pratica quaresimale e devozionale che prevede l’astinenza dalle carni rosse, bianche e dai grassi animali in giorni specifici come il venerdì di Quaresima. Tradizione nata nel Medioevo che faceva sostituire i cibi grassi con pesce, verdure e legumi, promuovendo una cucina povera ma creativa che ha lo scopo di simboleggiare sobrietà e penitenza, creando una cucina povera. Il termine usato “Mangiar di magro” deriva dal latino carnem levare (togliere la carne), associando la carne ai pasti festivi e abbondanti, mentre il “magro” è segno di privazione e riflessione. Pertanto non si consuma carne di animali terrestri, il pesce era considerato cibi più modesto.
Dopo il Concilio Vaticano II, l’astinenza dalle carni è obbligatoria il Mercoledì delle Ceneri e i venerdì di Quaresima per i fedeli sopra i quattordici anni, mentre il digiuno ecclesiastico è previsto il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo. Tale pratica religioso indica un’astinenza penitenziale, non un digiuno totale, nata per rispettare le regole liturgiche cattoliche, specialmente durante la Quaresima, infatti la tradizione, come accennavamo poc’anzi, è del Venerdì (sia di Quaresima che ordinario) il Mercoledì delle Ceneri, la Vigilia di Natale e quella di Pasqua e il proprio il venerdì perchè ricorda la morte di Cristo e le vigilie perchè preparano alle feste del Signore.
Oggi che si contesta tutto, anche queste pratiche della tradizione, vengono disattese accampando scuse e pregiudizi, sta di fatto che questa pratica antica ha lo scopo di trasformare la rinuncia alimentare in atto devozionale e di penitenza. Oggi pratica molte volte sostituita da altre rinunce come non parlare a vanvera, imparare il silenzio, il modo di reagire alle situazioni, l’uso di strumenti tv e telefoni ecc. insomma tutto quello che vincola la nostra vera libertà, che vincola la nostra mente e di conseguenza le nostre azioni rendendoci anche se inconsapevolmente schiavi.
Il gesto che si compie è un atto penitenziale e di conversione che deve aprirci alla verifica personale e a riconoscere i nostri limiti e peccati, che non siamo attaccati alle cose di questo mondo ma di queste cose ne usiamo per vivere e siamo invece alla ricerca del vero bene che è Cristo, attraverso la preghiera e la carità e il digiuno.
Ogni regola ha una suo perché ovviamente e talvolta anche noi cristiani pur non conoscendo il vero significato rischiamo di lasciarci trasportare da idee che confondono il vero senso dei nostri gesti e delle nostre scelte. Tutto ciò non cambia la fede in Dio semmai dimostra a noi stessi che siamo capaci di guardare oltre, di guardare in alto. Un gesto semplice che ci deve portare ad avere attenzione verso gli altri con la stessa carità e lo stesso cuore di Gesù. Sia per tutti, allora, un tempo utile per rinnovarci nel cuore e nello spirito.
@unavoce – Foto: fonte







