Mente e azioni
Riscattarsi, carriera, realizzazione, autenticità … sentimenti contrastanti che albergano nella mente di ogni persona. Riscattarsi dagli errori fatti, pensare di valere di più e pretendere riconoscimenti, sentirsi realizzati, sentirsi veri e autentici sono quei pensieri che disturbano la vita ordinaria umile e di servizio che ognuno di noi vive.
La mente umana vive un rapporto complesso e dinamico con le sfide della vita, in particolare quando l’ambizione professionale spinge verso la carriera. Se da un lato l’ambizione è un motore potente per la crescita personale e il successo, dall’altro può generare stress, ansia e burnout se non equilibrata con il benessere psicologico.
Pensiamo di essere più bravi, più capaci e questo ci porta talvolta a non avere i piedi per terra e a non riconoscere i propri limiti e le proprie capacità. Vorremmo avere considerazione e riconoscimenti dagli altri, dai superiori, dalla gente … e questi pensieri che albergano nella mente disturbano il nostro quotidiano vivere portandoci tal volta a trascurare il proprio impegno.
Forse è il momento che ognuno di noi ripensi a come vive l’umiltà e lasciare alla provvidenza che le cose avvengono non pretendendo ma ubbidendo, credo sia questa la strada della vera realizzazione vissuta nella preghiera e nel fare con dovere e senso di responsabilità il proprio dovere e il proprio servizio dando il meglio di quello che siamo capaci, continuando a studiare a qualificarsi a prepararsi affrontando le sfide piccole o grandi che ogni giorno ci si presentano.
Calma, equilibrio, riflessione, confronto sono la risposta a come affrontare le varie situazioni. Mi direte che è un discorso strano, sì!, quando si parla della mente umana distratta e che perde il senso della realtà, allora diventa un discorso complicato.
Come cristiani dobbiamo perseguire ogni ambizione ma con criterio e senza dimenticare il Vangelo sapendo che nel mondo il male, l’ambiguità, la falsità, l’invidia sono compagni di viaggio e sapendolo la strategia potrebbe essere quella di combatterle ad armi pari, ma a parte che nessuno di noi è un santo, dobbiamo anche non dimenticare, per superare questa situazione, come ha vissuto e cosa ha detto Gesù, come gli apostoli si sono presentati al mondo quando dopo la risurrezione sono andati ad evangelizzare. Certo, senza essere sciocchi, sapendo che siamo agnelli in mezzo ai lupi e che essere furbi come i serpenti è la strada … però senza perdere di vista che vivere di questo, perdendo la serenità della vita e della vocazione qualunque essa sia, si rischia di perdere la vita alimentando la mente di cose che disturbano e non ci rendono sereni.
Ripartire da Cristo sarà la carta vincente per sentirsi realizzati. «Un nuovo Secolo, un nuovo Millennio si aprono alla luce di Cristo. Non tutti però vedono questa luce. Noi abbiamo il compito stupendo di esserne il riflesso (…) È un compito che fa trepidare, se guardiamo alla debolezza che ci rende spesso opachi e pieni di ombre. Ma è un compito possibile se, esponendoci alla luce di Cristo, sappiamo aprirci alla Grazia che ci rende uomini nuovi». (cfr. Nuovo millennio ineunte n. 54)
@unavoce – foto: Christus patiens, terracotta opera di Francesco e Marta Elisc 27 agosto 1994 – collezione privata







