del linguaggio

 

«Che la bellezza è negli occhi di chi guarda, ma la dignità è nelle parole di chi parla. E che, come dico spesso, non servono occhi per vedere la bellezza, serve anima. Una rivoluzione gentile è possibile, ed è l’unica via per non restare umani, ma per diventarlo davvero». (A. Esposisto)

 

Non entro in merito e non è lo scopo di questo sito ma la triste vicenda del professore e del politico di qualche mese fa, ci offre l’occasione di fermarci a pensare e a riflettere su quanto sia importante ricordarci che le parole hanno un peso e che tutti abbiamo un dovere e un ruolo e che solo il rispetto reciproco e delle leggi della convivenza ci educheranno a una vita vera e a una pace che supera i confini delle nazioni ed entra così in gioco lo stile di vita delle persone, atteggiamento che sembra essere dimenticato diventando giudice e giuria di quello che ci circonda nascondendoci dietro uno schermo.

Non è solo un problema di educazione e rispetto ma di stile di vita, di educazione delle persone indipendentemente da quello che fanno e da chi rappresentano e vale in tutti i settori della vita, in tutte le istituzioni civili, laiche e religiose, politiche o ideologiche… il rispetto e il proporre le proprie ide con educazione e non in nome di una verità che poi è la verità di una parte o dell’altra, non autorizza mai a una violenza fisica o verbale.

Vi rimando ad alcuni passaggi di un articolo a commento di questo particolare fatto che ci offre l’opportunità di riflettere ad ampio spetro ognuno di noi sul modo di interagire con le persone e nella società.

“il confine tra ironia e offesa, il peso educativo del linguaggio pubblico …Il rispetto è un diritto universale, non un premio di consolazione per chi ha sofferto di più» …La politica ha smesso di essere l’arte del governo per diventare l’arte della demolizione dell’avversario. Si attacca il corpo perché non si hanno argomenti per attaccare le idee. È un clima di imbarbarimento dove la sguaiataggine viene scambiata per schiettezza e la crudeltà per ironia. Mi preoccupa vedere come la politica stia smarrendo la sua funzione pedagogica. Un tempo i leader erano modelli di retorica e di pensiero; oggi sembrano rincorrere l’algoritmo del disprezzo. Come cittadino, temo una democrazia in cui la forza dell’argomento è sostituita dalla violenza dell’epiteto. Se svuotiamo le istituzioni della loro sacralità formale, cosa rimarrà della loro sostanza?» … «I social hanno tolto il filtro della vergogna. Una volta, prima di dire certe atrocità, si guardava l’interlocutore negli occhi. Oggi lo schermo funge da scudo e da amplificatore. La politica ha smesso di elevare le masse e ha iniziato a inseguirne i peggiori istinti per un pugno di like e, se non farà autocritica, continuerà a scivolare verso l’irrilevanza morale». (cfr. vanityfair)

L’episodio sconcertate ci pone tutti a riflettere su come parliamo, come commentiamo, cosa scriviamo sui social e come portiamo avanti le nostre idee non solo sui mezzi di comunicazione ma nella vita, sul posto di lavoro e tra di noi.

@unavoce – foto: fonte

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