Liturgia della Parola

V di Quaresima

 

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I commenti quest’anno sono proposti da don Marco Giordano [Portoso], nostro confratello Cappellano Militare a Bologna. Don Marco, come potete vedere dal suo curriculum, ha le qualifiche bibliche e teologiche e spirituali per accompagnarci in questo nostro cammino. Qui sotto ti rimando all’articolo completo che lo presenta, inoltre potete trovare alcune sue pubblicazioni sul sito del portale Academia.edu e sul circuito di Amazon (in particolare “I Salmi. Il Salterio e la Liturgia delle Ore” vol.1 e vol.2). Un grazie sentito dalla redazione di “Una Voce” per la sua collaborazione.

 

V DOMENICA DI QUARESIMA

«Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno» (Gv 11,25-26).

 

Meditando la PAROLA con don Marco Giordano: “La liturgia della Parola di questa quinta domenica di quaresima ci dona una pagina del Vangelo secondo san Giovanni di una importanza e di una bellezza unica. Ci racconta il miracolo della resurrezione di Lazzaro, o meglio dire, secondo la terminologia giovannea, il segno della resurrezione di Lazzaro. Ci troviamo davanti infatti all’ultimo segno narrato da Giovanni prima della Pasqua di Gesù. È l’ultimo dei segni, non solo nel senso cronologico, ma in quanto apice e culmine, perché Gesù si confronta, in questo caso, con la morte; non solo la morte dell’amico Lazzaro, ma con la sua stessa morte.  Gesù va per dare la vita a Lazzaro, ma così facendo mette a repentaglio la sua vita. Di fatto, nel quarto Vangelo, proprio la risurrezione di Lazzaro è la motivazione immediata della morte di Gesù, perché dopo questo miracolo alcuni Giudei credono, altri invece andranno a riferire alle autorità giudaiche. Possiamo scorgere nell’episodio della risurrezione di Lazzaro una figura e un anticipo della Pasqua. La Pasqua di Cristo è certo un’altra cosa rispetto alla risurrezione di Lazzaro, perché la risurrezione di Lazzaro è di per sé il prolungamento della vita per poco tempo, mentre la risurrezione di Gesù è una realtà radicalmente diversa: è l’ingresso nella vita nuova, nella vita di Dio come vita eterna.  La risurrezione di Lazzaro ne è un’immagine, una figura e un simbolo. Non è stato qualcosa che riguarda solo Lazzaro, è qualcosa che ha riguardato lui ma per diventare segno di rivelazione per noi, per diventare sorgente di speranza nell’affrontare anche la realtà della sofferenza e della morte, mantenendo aperta la nostra fede alla potenza di Dio. Dove c’è la fede, la morte non è in grado di distruggere e di fare fallire l’esistenza dell’uomo. «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno» (vv. 25-26). In queste parole c’è il cuore del messaggio del Vangelo di oggi e di sempre”.

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