Per questi giorni
Nella recente meditazione quaresimale del Predicatore della Casa Pontificia abbiamo ascoltato o letto che “annunciare Cristo da una posizione di superiorità o di controllo” rischia di tradire lo stesso Vangelo. “La nostra autorevolezza non nasce dal ruolo ma da una vita che accetta di entrare in questo dinamismo d’amore”. (cfr. VaticanNews)
Penso che possa servire a tutti a noi sacerdoti ma ad ogni cristiano laico che nella Chiesa svolge un ruolo di collaborazione o anche di semplice partecipazione alla vita comunitaria.
“La nostra autorevolezza non nasce dal ruolo, ma da una vita che accetta di entrare in questo dinamismo di amore. È ciò che Francesco ha intuito quando ha chiamato i suoi frati «minori»: assegnando loro non un titolo, ma un modo concreto di stare nel mondo. È proprio questa piccolezza, questa umiltà vissuta, a rendere fecondo l’annuncio del Vangelo”. (cfr. VaticanNews)
Il nostro desiderio e il nostro impegno allora dovrà essere quello di annunciare Cristo ma: “Cristo non è un’informazione da trasmettere, ma un mistero che abita l’umanità e chiede di essere riconosciuto perché possa emergere nella vita. Il Vangelo non si comunica come una semplice notizia; si dona come una vita che lentamente prende forma”. (cfr. VaticanNews)
Vi rimando al testo completo della meditazione.
Occasione anche per noi per fermarci a meditare e riflettere sulla nostra fede su come testimoniamo la nostra fede: con la vita e non a parole! Il primo esame di coscienza è il mio ma penso che possa essere utile a tutti noi rivedere la nostra fede e ritornare ad annunciare Cristo con la nostra vita, con le nostre scelte quotidiane, con lo stile della nostra vita, fatta di capacità di accorgerci, di esserci di guardare con gli occhi di Cristo.
“Il Vangelo non si annuncia per vincere, ma per incontrare. L’altro non è un bersaglio da raggiungere, ma una soglia davanti alla quale ci si ferma, attendendo di essere accolti. Evangelizzare non significa accorciare la distanza a ogni costo, ma attraversarla senza cancellarla, custodendo la differenza come lo spazio in cui Dio continua ad agire nel cuore di ciascuno”. (cfr. VaticanNews)
Ora, Dio non s’impone mai a noi ma ci ha offerto e ci offre di accoglierlo e quando riusciamo allora il bene emerge e in quel bene c’è Dio nascosto in ognuno di noi, così facendo lo incontriamo e lo facciamo incontrare.
“Perseverate nell’amore fraterno. Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo” (Eb 13,1-2).
@unavoce – foto: fonte







