Carità vissuta
Scorrendo le pagine del sito Vatican News mi sono imbattuto in un articolo che ricordava la visita al nuovo reparto di dialisi del nosocomio vaticano da parte del cardinale segretario di Stato, una visita che prevedeva un saluto sul tema: “La cultura del dono”, dove il presule ha affermato “che ogni contributo, anche economico, che sostiene i malati diventa “Provvidenza che passa attraverso le mani dell’uomo”. La qualità di una civiltà, aggiunge, “si misura nella capacità di prendersi cura dei più deboli”. (cfr. VaticanNews)
La carità vissuta come dono è la massima virtù cristiana, definita come l’amore puro di Cristo che trasforma il cuore e si esprime nel dono gratuito di sé. Non è un semplice atto, ma una condizione interiore che porta a servire il prossimo, accogliere la vita come dono e amare come Dio ama. È la via maestra che unisce fede e opere.
“La natura del dono in un tempo dove tutto si misura “in termini di profitto, di rendimento e di utilità”. Cosa si può donare? Tanto, tutto: il denaro, che “quando è animato dalla carità diventa strumento di giustizia”; un organo, per riaffermare un amore che “supera la morte”; il tempo, che nella frenesia odierna diventa “una delle forme più alte di carità”. (cfr. VaticanNews)
Tale evento mi porta a fermarmi a chiacchierare con voi sul valore del dono, il porporato così si è espresso a tal riguardo: “Il dono è un linguaggio silenzioso ma potentissimo con cui uomini e donne esprimono il meglio di sé riaffermando come la generosità permetta di uscire da sé stessi per aprirsi al prossimo”. (cfr. VaticanNews)
Ora, anche dalle nostre periferie, senza tante pretese e magari con minori possibilità, possiamo contribuire con il nostro “dono”. Il dono di aiutare un orfanotrofio in Iraq, come stiamo facendo attraverso un aiuto economico, ma altri tipi di dono possiamo mettere in campo, il dono del tempo, della presenza e lo possiamo fare tra di noi, stando accanto a chi porta una croce, ha chi ha una difficoltà fisica o spirituale, la nostra presenza può aiutare la solitudine, l’ansia, la paura.
Possano essere queste parole di aiuto o il semplice esserci per rimetterci in gioco e donare noi stessi, il nostro tempo, il nostro sostegno, la nostra presenza a chi ci sta accanto. Che questo tempo di Quaresima sia occasione anche per rivedere la nostra attenzione, la nostra sensibilità, la nostra fattiva presenza accanto a chi ha bisogno.
@unavoce – foto: fonte







