del Sabato Santo
Il Sabato santo la Chiesa sosta presso il sepolcro del Signore, meditando la sua Passione e Morte, la sua discesa agli inferi, astenendosi dal celebrare il sacrificio della Messa (la messa resta senza tovaglie e ornamenti) fino alla solenne Veglia o attesa notturna della Risurrezione (Cfr. Messale Romano)
Il Sabato Santo è il giorno del grande silenzio, sospeso tra il dolore della Croce e la gioia della Risurrezione. È una pausa di attesa vigile e fiduciosa, in cui la Chiesa medita sul corpo di Cristo nel sepolcro, disceso agli inferi per liberare l’umanità. Un tempo di speranza, dove il vuoto del Sabato diventa preparazione alla Pasqua. Non è assenza, ma presenza intensa. Un silenzio che “tace e aspetta” la luce. Gesù scende nella solitudine estrema, nel buio della morte, per portare l’amore di Dio nel luogo più oscuro, visitando Adamo, Eva e l’umanità intera. Come Maria, restiamo in attesa del Risorto, vivendo l’impazienza della luce che sconfigge le tenebre.
Vi lascio una meditazione di Papa Benedetto XVI come lettura spirituale che ognuno di noi può fare in questo giorno, vistando l’altare della reposizione presso le nostre chiese e preparandosi per avvicinarsi al Sacramento della Riconciliazione la Confessione per meglio praticare alla solenne veglia pasquale.
“Il Sabato Santo è il giorno del nascondimento di Dio, come si legge in un’antica Omelia: “Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme … Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi” (Omelia sul Sabato Santo, PG 43, 439). Nel Credo, noi professiamo che Gesù Cristo “fu crocifisso sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto, discese agli inferi, e il terzo giorno risuscitò da morte”. Cari fratelli e sorelle, nel nostro tempo, specialmente dopo aver attraversato il secolo scorso, l’umanità è diventata particolarmente sensibile al mistero del Sabato Santo. Il nascondimento di Dio fa parte della spiritualità dell’uomo contemporaneo, in maniera esistenziale, quasi inconscia, come un vuoto nel cuore che è andato allargandosi sempre di più. Sul finire dell’Ottocento, Nietzsche scriveva: “Dio è morto! E noi l’abbiamo ucciso!”. Questa celebre espressione, a ben vedere, è presa quasi alla lettera dalla tradizione cristiana, spesso la ripetiamo nella Via Crucis, forse senza renderci pienamente conto di ciò che diciamo. Dopo le due guerre mondiali, i lager e i gulag, Hiroshima e Nagasaki, la nostra epoca è diventata in misura sempre maggiore un Sabato Santo: l’oscurità di questo giorno interpella tutti coloro che si interrogano sulla vita, in modo particolare interpella noi credenti. Anche noi abbiamo a che fare con questa oscurità. E tuttavia la morte del Figlio di Dio, di Gesù di Nazaret ha un aspetto opposto, totalmente positivo, fonte di consolazione e di speranza. E questo mi fa pensare al fatto che la sacra Sindone si comporta come un documento “fotografico”, dotato di un “positivo” e di un “negativo”. E in effetti è proprio così: il mistero più oscuro della fede è nello stesso tempo il segno più luminoso di una speranza che non ha confini. Il Sabato Santo è la “terra di nessuno” tra la morte e la risurrezione, ma in questa “terra di nessuno” è entrato Uno, l’Unico, che l’ha attraversata con i segni della sua Passione per l’uomo: “Passio Christi. Passio hominis”. E la Sindone ci parla esattamente di quel momento, sta a testimoniare precisamente quell’intervallo unico e irripetibile nella storia dell’umanità e dell’universo, in cui Dio, in Gesù Cristo, ha condiviso non solo il nostro morire, ma anche il nostro rimanere nella morte. La solidarietà più radicale… CONTINUA
Preghiamo il Signore, in questo Sabato di silenzio, insegnaci a custodire la speranza, a trovare il tuo amore anche nel vuoto e ad attendere con fede il mattino di Pasqua.
@unavoce – foto: fonte







