Marko Ivan Rupnik, “Il Buon Pastore”, Caltagirone (CT),  Chiesa della Madonna della Via

Liturgia della Parola

IV di Pasqua

 

Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni: Messaggio di Papa Leone XIV

 

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I commenti quest’anno sono proposti da don Marco Giordano [Portoso], nostro confratello Cappellano Militare a Bologna. Don Marco, come potete vedere dal suo curriculum, ha le qualifiche bibliche e teologiche e spirituali per accompagnarci in questo nostro cammino. Qui sotto ti rimando all’articolo completo che lo presenta, inoltre potete trovare alcune sue pubblicazioni sul sito del portale Academia.edu e sul circuito di Amazon (in particolare “I Salmi. Il Salterio e la Liturgia delle Ore” vol.1 e vol.2). Un grazie sentito dalla redazione di “Una Voce” per la sua collaborazione.

IV DOMENICA di PASQUA

Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. (Gv. 10,10)

Meditando la PAROLA con don Marco Giordano“La quarta domenica del tempo di Pasqua è dedicata alla Giornata Mondiale di preghiera per le Vocazioni, ed è detta, proprio a motivo delle letture proposte, la domenica del buon pastore. Il tema del Signore paragonato al pastore delle pecore ritorna infatti sia nel Salmo Responsoriale, che nella seconda lettura e soprattutto nel brano evangelico. Una domenica, quella odierna, che insiste molto su chi è il vero pastore, su come devono essere i nostri pastori e chi guida altri nel cammino della fede, e su come deve comportarsi il gregge che a questi è affidato. Una liturgia della Parola insomma che, come sempre, riguarda e coinvolge tutti. L’apostolo è lo strumento necessario perché la parola di salvezza giunga a tutti; il buon pastore deve reggere legittimamente il gregge e lo può fare solo passando attraverso Gesù; Gesù stesso è il buon pastore e quindi modello e riferimento dei pastori di sempre. Emerge in tutta la sua bellezza, ma anche in tutto il suo rigore, il senso della mediazione ministeriale della Chiesa. Bisogna fare attenzione al pastore che presume di essere proprietario del gregge e agisce secondo il proprio volere; come i ladri e i briganti la sua opera sarà solo la distruzione (cf. v. 10). Ma attenzione anche al gregge che presume di fare senza pastore: sarà condannato a disperdersi. La cosa più importante è che il gregge impari a discernere la voce del pastore: dev’essere la voce stessa di Gesù, deve trasmettere la sua volontà, deve comunicare la sua gioia. Solo così, insieme e dietro a Gesù, pastore e pecore, guida e gregge, avranno la vita e l’avranno in abbondanza, che altro non significa se non la partecipazione alla stessa vita di Cristo”.

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