Per scoprire la via

 

La vita è strana, tutti si lamentano: famiglia, vita personale, lavoro, amicizie, religiosi … tutti pretendono dagli altri quello che vogliamo noi, giustificando però i nostri limiti ed errori o mancanze, nessuno però che faccia un serio esame di coscienza, più facile abbandonare e lamentarsi che cambiare, più facile puntare il dito e lamentarsi del matrimonio, del lavoro, degli amici, della Chiesa … accampando limiti ed errori negli altri e giustificando noi stessi con una finta umiltà e verità di coscienza.

A tutti manca il sacrificio, l’ubbidienza, l’umiltà e il fare la cosa giusta e non fare solo quello che io ritengo giusto. Chiediamo a questo o a quello, andiamo dagli psicologi, parliamo, tante parole e poi nessun cambiamento ma vivendo o freneticamente con mille attività o in una apatia generale della vita. Due errori: troppo e poco, la via di mezzo sarebbe quella giusta, che è fare il proprio dovere con le responsabilità della vita e della vocazione che abbiamo. Facile cambiare e lamentarsi, andarsene perché non mi va, mi sta stretto, perché le cose non sono come noi vogliamo.

La vita spirituale non è un placebo, una medicina, così i gesti di amore o di attenzione o di riconoscenza e gratitudine, questi arrivano se viviamo la vita serenamente, con limiti e pregi, accettando le cose che non posso cambiare e cambiando quelle che posso e dipendono da noi.

Lamentarsi del mondo che va male non serve se non a giustificare il nostro non fare e non impegnarci. La vita non è facile, c’è sempre qualche cosa che rompe gli schemi e se ad ogni imprevisto, inciampo, limite noi ci fermiamo e puntiamo il dito allora la domanda è: dove la mia fede? La fede e la religione non sono cose magiche, perché Dio a me? perché Dio … questo e quello? … troppo facile pensare a un Dio come se fosse un grande burattinaio che permette o non permette, Dio ci ha indicato al strada e ci ha assicurato che sarà accanto a sostenerci non a toglierci la croce.

Ora noi guardiamo agli altri e giustifichiamo le nostre scelte in comodità più che in verità. E’ ora che ognuno di noi sia onesto con se stesso e si prendano le proprie responsabilità rimboccandosi le maniche, vivendo la vita seriamente, il che significa non fare quello che si vuole ma quello che è giusto, utile e solitamente costa fatica e non poi non muovere una foglia ma rimanere fissi nelle proprie convinzioni.

Non lamentiamoci delle giovani generazioni, i figli sono i vostri specchi, i giovani sono quello che hanno visto in casa, quindi facciamoci una domanda … così i preti giovani, sono quello che noi vecchi abbiamo trasmesso o non trasmesso … senza comprendere. Non è facile ma questa è la vita.

Così per noi preti che siamo degli agenti di viaggio, organizzatori di attività di supporto più che uomini del sacro, più che parlare del vangelo parliamo di noi stessi. Così con le famiglie, diciamo di unire la vita alla preghiera, compiere i propri doveri senza mancare alla preghiera e noi sacerdoti? Facciamo di tutto ma quanto tempo stiamo in ginocchio in chiesa a pregare? Gli sposi quanto tempo e in che occasione pregano insieme? …

Gli Sposi e i genitori faccino gli sposi e i genitori senza mancare alla preghiera e non sarà facile, i figli siano coinvolti nella vita di famiglia senza essere serviti e coinvolti nella preghiera con la testimonianza e non con le chiacchiere, noi preti prima di qualsiasi organizzazione preghiamo, fermiamoci a pregare per il popolo che ci è affidato prima di fare feste, gite, carità … senza la preghiera saremo degli ottimi organizzatori ma avremo amato noi stessi e soprattutto non avremo amato Dio penseremo di averlo fatto nelle persone che serviamo ma sarà solo una scusa, così gli sposi e ogni vocazione e ogni persona. Ama e fai quel che vuoi, ama Dio e in Lui realizza la tua vocazione. Senza saper mettersi in ginocchio nella vita difficilmente riusciremo ad essere realizzati e felici ma faremo solo confronti. E’ il tempo di rimetterci in careggiata seriamente ognuno con la sua vita con la sua vocazione.

@unavoce – foto: fonte

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