Dell’amore

“Datemi un punto d’appoggio e vi alzerò il mondo” disse Archimede e noi abbiamo un punto di appoggio: Dio e la leva è la preghiera. La preghiera illumina, da forza, cambia le prospettive. Una preghiera fatta con il cuore, la meccanicità e la ripetitività o la noia, che talvolta ci assalgono, se sappiamo rimanere fedeli trasforma la storia, la vita, le cose e le persone. La fedeltà alle piccole cose ci aiuterà a comprendere chi siamo e a scoprire i nostri limiti e difetti con sincerità e con umiltà per rimettersi nella posizione di cambiare senza giustificarci.

Un esempio per tutti è la preghiera del santo Rosario considerato da molti, anche da noi cristiani e attivi nella vita della Chiesa, come una preghiera monotona e superata ma il Rosario non è una semplice ripetizione di una formula ma è un bisogno del cuore è un “ti voglio bene” insistente come una mamma con il suo bambino, il Rosario è un percorso dentro la vita di Gesù accompagnati da Maria e attraverso a questo “ti voglio bene” ripercorriamo i momenti salienti della vita di Gesù e in essa la storia della salvezza, la storia di un’amicizia che dura dall’eternità con Dio che nonostante i nostri difetti, le nostre cadute rimane accanto a noi. Il Rosario è la risposta a questo “ti voglio bene”, è il sorriso del bambino che sente la voce della madre, è la serenità del bambino che si sente al sicuro nella braccia della mamma, è quel “ti voglio bene” che diciamo con il cuore sincero a chi amiamo.

Senza una seria vita di preghiera si svuota la vita stessa, la nostra vocazione, qualunque essa sia pensando di bastare a noi stessi senza saper accorgerci e sentire che è la vicinanza di un Amico che non ci giudica. Abituati a fare per avere, dimentichiamo del dare senza pretendere e questo condiziona la vita in tutti i suoi aspetti e così vivendo diventiamo pesanti, noiosi, inopportuni aspettandoci sempre qualche cosa, pretendendo che gli altri dicano, facciano e si comportino come noi vogliamo e desideriamo, senza la semplicità di accettare le persone per quello che sono.

Non è giusto ad un bene una risposta di male, non è giusto fare e non ricevere un grazie, ma se ci concentriamo su questo rimarremo delusi. Gesù è morto in croce per noi, che grazie gli abbaiamo detto, cosa gli abbiamo dato? Doniamogli la nostra fede e fedeltà, l’accettazione della nostra vita impegnata e capace di rinnovarsi e migliorare riconoscendo i nostri limiti e peccati, rispondiamo a questo amore vivendo secondo il Suo Cuore, secondo i Suoi insegnamenti, vivendo le nostre singole vite e vocazioni con passione e intensità senza chiedere ma sapendo dare.

Dico a me prete, quanto tempo dedico alla preghiera in rapporto a tutti gli impegni e momenti della mia giornata? Dico a voi, nelle vostre giornate, quanto tempo dedicate alla preghiera? Ci limitiamo ad andare alla santa Messa domenicale e anche quella non sempre perché abbiamo mille cose da fare e mille scuse: lavoro, tempo libero, malattia … ma se ci fosse un bambino che ha bisogno non dormiremmo neppure per assisterlo per  non fargli mancare nulla e alle mamme che leggono capiranno a cosa mi riferisco, allora perché noi non riusciamo ad essere fedeli alla preghiera, alla S. Messa …? Mille cose ci sono da fare e giustifichiamo tutto e tutti e la preghiera è la prima a subire il nostro allontanamento. Ne parliamo, la desideriamo e sarebbe già qualche cosa, ma di fatto poi c’è sempre qualche cosa che ci impedisce di essere fedeli.

E’ il tempo di ribaltare la vita e rimetterci nel solco degli insegnamenti del Vangelo, della Chiesa di Gesù Cristo e riprendere il respiro lento e ripetitivo che ci permetterà di vivere un respirare che è dato dal ripetere, dal esserci e dal non mancare, è il respiro dell’amore.

@unavoce – foto: fonte

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