Cammino di umiltà
Un elemento fondamentale della e per la vita, che coinvolge non solo l’aspetto piscologico privato ma anche quello spirituale, è l’autostima. Il non averne, dice la psicologia, che prende origine dalle ferite profonde e averne troppe dimostra invece arroganza e ignoranza, cose che sono sotto gli occhi di tutti, anche in questi tempi bui. Ora la reazione potrebbe essere quella di incolpare genitori, educatori, il tempo, il passato, il presente, la società, ecc. ma sappiamo, sempre dalla psicologia, che nessuno ha colpa se non la percezione con cui noi viviamo le varie stagioni e situazioni della vita. Incolpare, pertanto rischia solo di non far comprendere quali sono i veri problemi che ci abitano. La nostra autostima sappiamo che si basa sul consenso e questo ci creai il problema.
Ora, quello che credo sia necessario, è un lavoro su noi stessi fatto attraverso, anche il cammino spirituale, non come elemento magico e risolutivo ma sulla consapevolezza del proprio valore intrinseco come essere unico, slegato da approvazioni esterne o successi materiali, pertanto sarà necessario farsi una analisi profonda. Questo lavoro inizia con la connessione con la propria interiorità, riconoscendo di essere preziosi e amati indipendentemente dalle debolezze.
La vera autostima quindi non dipende dal consenso altrui ma dal rapporto che si costruisce con se stessi e con la propria anima. Una sana autostima spirituale accetta doni, talenti, ma anche le debolezze, senza cercare pace nel giudizio degli altri. La prospettiva spirituale, ad esempio, collega la dignità personale a una fonte superiore che ama l’individuo, riducendo la dipendenza dal giudizio sociale. L’approccio spirituale invita a osservare pensieri negativi ed emozioni, lasciandoli andare come nuvole, per non farsi definire da essi e per compiere questo cammino interiore e personale serve un atteggiamento umile, che non significa mancanza di autostima, ma riconoscere il proprio valore senza superbia o autosvalutazione. Questo ci porta quindi e necessariamente a coltivare la consapevolezza e la responsabilità personale.
“La Bibbia ricorda spesso che i problemi circa la stima di sé sorgono quando si cominciano a fare paragoni, perché questi nascono dalla non accettazione di ciò che si è, della propria irriducibile unicità creaturale. Su questo la Scrittura ha pagine estremamente istruttive: l’episodio di Caino e Abele (Genesi 4, 1-26) mostra come la radice dell’omicidio sia riposta nella non accettazione della diversità e della predilezione operata da Dio”. (cfr. La Civiltà Cattolica)
E ancora nel vangelo, nella parabola degli operai dell’ultima ora (Mt 20, 1-16) può aiutarci a comprendere come va il regno di Dio difronte a questo aspetto della vita, infatti è richiesto un capovolgimento radicale e il problema che si evidenzia in questo brano è che tutti sono stati messi sullo stesso piano e sarà proprio questo a creare difficoltà, noi vogliamo emergere e il Signore invece ama tutti allo stesso modo.
“La parabola mostra che ciò che fa la differenza, ciò che darà risposta alla domanda fondamentale circa la stima di sé non è affatto rappresentato dalla quantità di lavoro svolto, dai titoli ottenuti, dal posto occupato nella gerarchia sociale, ma dalla capacità di rallegrarsi di ciò che altri hanno realizzato nella vita”. (cfr. La Civiltà Cattolica)
Ora, appuntati questi semplici riferimenti, voglio suggerire a me e a voi un cammino personale, pertanto ti invito a leggere l’articolo, che ti ho citato già poc’anzi, del Gesuita Giovanni Cucci: “Gli aspetti spirituali dell’autostima”. L’umiltà sarà la vera autostima.
@unavoce – foto: fonte







