E digitale
Il mondo digitale non è un universo parallelo ma un territorio reale abitato da persone reali con le loro domande, le loro ferite, le loro speranze e i loro desideri. (Cfr. VaticanNews)
Parole che ci devono aiutare a fermarci a riflettere su come usiamo il mondo digitale. Una riflessione prima di tutto per me sacerdote e su come interagire sui social. Purtroppo vedo tanti miei confratelli sui social e di alcuni rimango sconcertato, dove fanno spettacolo pensando di annunciare il vangelo, senza accorgerci invece che diventano pagliacci, forse credendo di essere simpatici e accattivanti con una nuova forma di evangelizzazione, preti che ballano e cantano, preti che giocano con le cose sacre … non credo sia questa la strada dell’uso intelligente dei media che abbiamo a disposizione.
Non dobbiamo mai dimenticare chi siamo e non credo neppure, vivendo con una realtà giovanile, che sia questo che i giovani si aspettano da noi, loro si aspettano una riposta alle loro provocazione, una risposta seria e intelligente.
I social nella maggioranza dei casi sono diventati uno sfogo e una lamentela facendosi scudo dietro ad uno schermo ma tra molte sciocchezze che vengono pubblicate, anche da personaggi autorevoli o sedicenti tali, noi dobbiamo offrire una risposta che porti all’incontro, una risposta seria senza aver paura di essere impopolari o criticati. Il vangelo non lo possiamo svendere per far piacere a qualcuno o pensando che ridicolizzandolo sia più accessibile e non per questo bisogna essere bigotti, ma c’è una via di mezzo e una dignità delle cose di Dio che non va dimenticata soprattutto da noi sacerdoti.
Un linguaggio nuovo va bene è utile e forse anche indispensabile, ma essere banali con esempi o teatrini che si vedono, sicuramente non danno dignità né al Signore ne alla Chiesa ne ai sacerdoti.
Annunciare il vangelo con serenità, amore e passione con linguaggi nuovi lo condivido ma fare i ragazzini pensando di essere simpatici e accolti vi assicuro che tra i giovani non è visto così. Ripeto vivo una realtà molto giovane di lavoro e di servizio e queste cose, parlando con loro, che non sono i tipici ragazzi di oratorio, si aspettano però dal prete che sia capace di comprendere e condividere, sino a un certo punto, la loro vita, loro cercano serenità, allegria non bigottismi ma si aspettano una maturità che li aiuti nella ricerca della verità, una verità che possono accettare o meno ma che noi abbiamo il dovere di dire con risposte serie aiutandoli attraverso una presenza anche virtuale dignitosa, dignitosa nel vestire, nel parlare, nel commentare e nel presentarci sui media senza diventare dei pagliacci.
Mi vergono di confratelli banali e sciocchi che credono di avere un seguito, vi assicuri che ne hanno solo da parte di persone che non hanno capito nulla né della fede né della regione, dove credono in Dio ma non nella Chiesa, come se le due cose fosse separate o separabili e noi li aiutiamo a rimanerne fuori.
Il compito nostro, su questi mondi virtuali, è una presenza educante, capace di unire, di rispondere e di creare dialogo per un incontro che passa dal virtuale al reale con dignità.
Ora questo vale, in primis, per noi consacrati ma credo che possa essere utile per tutti a fermarsi e riflettere sull’uso che ne facciamo e questo non significa essere pesanti o monotoni ma allegri, spiritosi, sereni ma nel rispetto e nell’eleganza dei modi, del linguaggio e delle azioni che pubblichiamo.
@unavoce







