Educare
Educare è responsabilità di tutti e oggi questo è ancor più evidente, non solo la scuola, ma ogni organismo ha questo comito: la famiglia, i posti di svago, i posti di lavoro, la Chiesa, la politica, i gruppi di qualsiasi genere … e non si tratta di educare solo ai propri valori ma a un valore comune, il bene della persona. Oggi il mondo giovanile è in tilt e dopo il covid questi effetti, che toccano soprattutto la mente, sono ancor più evidenti e non solo nei giovani.
“l’educazione una causa comune, una passione di tutti, perché ogni generazione ha il dovere di trasmettere alla successiva i valori, le conoscenze, la scienza, il significato della vita, il proprio modo di interpretare il mondo”. (Cfr. VaticanNews)
Comprendiamo che le vulnerabilità del mondo giovanile in particolare è al centro di un crescente dibattito, con gli esperti che evidenziano una convergenza di fattori psicologici, sociali ed economici. Tra le principali cause di fragilità vi sono l’aumento dei disturbi di salute mentale, l’isolamento legato all’uso del digitale e l’incertezza per il futuro.
Qui alcuni aspetti che gli psicologi sottolineano e che qui vi riporto leggendo alcuni studi per i quali vi invito di andare alle fonti: “Ansia, attacchi di panico e depressione sono in forte aumento. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, una percentuale altissima di disturbi mentali insorge entro i 24 anni, con un’incidenza preoccupante soprattutto nella fascia adolescenziale. I social media e la vita virtuale possono alterare la percezione della realtà, portando in alcuni casi a forme di ritiro sociale e a una sospensione delle relazioni nel mondo reale … ”. (cfr. google)
Ora queste citazioni, prese dai siti tecnici, solo per invitarvi a documentarvi sollecitando l’attenzione sull’impegno educativo, una educazione che non deve esseren fatta “di stomaco” ma di valori veri in una convivenza comune dove alcune regole, oltre che alcune attenzioni, sono il fondamento di questo delicato processo.
Il mondo digitale è una grande sfida, dal punto di vista educativo, da monitorare e non per demonizzare ma per educare, ed educando, i nostri giovani educheremo gli strumenti che servono per vivere e vivere in armonia e in pace, con noi stessi e con gli altri.
Il disagio giovanile si può e si deve affrontare in una confluenza di elementi che vanno dall’ economia, alla Chiesa, alle istituzioni civili … in una sinergia indispensabile che sa dialogare e confrontarsi sapendo essere in ascolto dei giovani e non giudicando ma educando, soprattutto con l’esempio a una vita sana, degna e rispettosa.
@unavoce – foto: fonte







