Ricordando San Francesco
Ottocento anni sono passati dalla morte di san Francesco e sappiamo che la sua conversione è iniziata davanti al famoso Crocifisso di san Damiano dove una voce le sussurrò: “Francesco vai e ripara la mia casa” e lui, che in un primo momento la interpretò letteralmente si mise a vendere stoffe e beni del padre per ottenere il denaro necessario a restaurare materialmente la chiesetta di San Damiano e altri edifici in rovina nei dintorni di Assisi, ma successivamente Francesco comprese che Gesù non gli stava chiedendo di fare il muratore o di riparare un edificio in pietra, ma di rinnovare la Chiesa intera.
La Chiesa in quel periodo storico era attraversata da corruzione, mondanità e divisioni. Il Signore lo invitava a ricostruire i cuori dei fedeli attraverso una vita di umiltà, povertà e testimonianza evangelica.
Ora una iniziativa, che da diversi anni viene promossa dal nome: “La Lunga Notte delle Chiese” è la prima notte bianca dei luoghi di culto in Italia, nata sul modello austriaco. L’iniziativa che si è svolta il giugno scorso, ha coinvolto centinaia di parrocchie che hanno aperto le porte in orario serale proponendo un mix di musica, arte, cultura, visite guidate e momenti di riflessione spirituale. Quest’anno il tema è stato proprio riferito a San Francesco e a quell’episodio che poc’anzi vi ho citato.
“Home” il titolo che racchiude in se non solo “il significato di abitazione fisica ma si apre ai concetti di appartenenza, radici, accoglienza e cura. È il luogo in cui trovano spazio fragilità, speranze e identità. Un tema particolarmente attuale, che richiama la necessità di ricostruire relazioni ferite, ritrovare armonia con il creato e vivere la fede come esperienza concreta e accogliente. “Per noi la casa è l’intero ecosistema, l’intera comunità internazionale. Quello che accade oggi nel mondo si riflette immediatamente in ogni parte del pianeta, per cui non possiamo più permetterci di riflettere soltanto sulle nostre micro-comunità”. (cfr. VaticanNews)
Possa anche per noi essere l’occasione per entrare in chiesa e far visita al Santissimo Sacramento, come già vi ho invitato in passato e oggi vi rimando all’iniziativa permanete parrocchiale, diventando anche per noi l’occasione di riflettere sulla “Casa”, non solo la nostra ma il pianeta tutto, come “Casa comune” da conservare, da “restaurare” nel suo spirito e non solo nelle sue logiche di convivenza, costruendo e ricostruendo la pace, il bene comune, la convivenza fraterna.
Fermiamoci in chiesa davanti alla Croce e preghiamo per essere capaci di vivere e testimoniare appartenenza, radici, accoglienza e cura, per superare fragilità, recuperare speranza e rinnovarci nella nostra identità di cristiani.
@unavoce – foto: fonte







