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e presenza
Sappiamo tutti, e non bisogna aver fatto studi particolari, che la parola è uno strumento di potere immenso. La parola può essere tagliente, capace di ferire o manipolare, ma se usata con cura può diventare uno strumento di pace, guarigione psicologica ed emancipazione.
Ci dicono gli studiosi, che in psicoanalisi la parola è il mezzo terapeutico per eccellenza. Attraverso la “cura parlata”, il dolore inespresso e i traumi vengono tradotti in parole, permettendo alla mente di alleggerirsi e di guarire. (cfr. google)
Storicamente, la filosofia ha evidenziato come la retorica possa far apparire giusto ciò che è sbagliato. Chi domina il linguaggio ha la capacità di influenzare le masse e cambiare i destini. (cfr. google)
Voltaire e gli illuministi vedevano la libertà di parola come il fondamento della civiltà contro ogni dogmatismo. Senza la possibilità di esprimersi e confrontarsi, la verità rimane impotente. (cfr. google)
Le parole pertanto possono essere proiettili o balsamo. Possono denigrare, sminuire, isolare e persino uccidere psicologicamente. Spesso le ferite verbali lasciano segni più profondi di quelle fisiche. Scegliere di non usare la parola per offendere ma per esprimere i propri sentimenti, difendere i diritti o pacificare un conflitto, disarma l’aggressore. Trasforma lo scontro in incontro. Spesso, quando le parole vengono meno o rischiano di ferire, il silenzio diventa l’arma più potente, crudele o rispettosa che si possa utilizzare.
Ora, questi pensieri, per condurvi per mano non solo a riflettere su questo aspetto della nostra vita ma come lo usiamo, affinché fermandoci a riflettere ci educhiamo a una dimensione interiore nobile e alta capace di costruire noi stessi e chi ci sta accanto.
Come sacerdote il mio servizio e ministero è fatto di presenza e non tanto di risposte. Eserci e condividere. così le risposte al senso della vita arrivano allora dall’essere compagni di viaggio, in questo viaggio dove le parole che nascono tra di noi hanno un peso. I giovani e non solo cercano senso della vita e il più delle volte non ci chiedono risposte ma presenza, pertanto le nostre parole sarà importante che siano capaci di ascolto, un ascolto attento, responsabile, educato e capace di interrompersi con parole che educhino il cuore.
Questo deve essere il nostro ministero: fidarsi di Dio sapendo di essere degli strumenti e vivere con gioia la nostra vocazione, questo è il primo annuncio, la prima risposta al senso della vita. Sarà importante allora lo stile di vita, la presenza, sarà determinante il linguaggio e le terminologie, i toni di voci … le espressioni del corpo: Tutto questo sarà l’inizio per costruire un mondo nuovo fatto di pace e armonia, di fratellanza e collaborazione nella verità senza mai mancare nella carità.
@unavoce – foto: fonte







