Aprire un dialogo

 

Come poter aprire un dialogo con chi è lontano, con chi ha pregiudizi, a chi non interessa nulla del religioso, della fede, di Dio, della spiritualità, della vita? Come dialogare con chi lontano idealmente e socialmente e umanamente dai valori cristiani? Domande che è lecito farsi, per chi ha il compito di essere educatore, compagno di viaggio o presenza nelle nostre realtà giovanili nella quale ci troviamo.

Forse dovremmo lasciare alcuni linguaggi per affrontarne altri, senza demonizzare le attuali situazioni, come i Media, i social, o linguaggi “moderni”, o stili di vita … quello che forse dobbiamo fare, più che dare risposte, è quella di esserci, di camminare accanto come amici, al di là dei pregiudizi e giudizi che possono avere su di noi, senza abbandonare, ovviamente, quelle che sono le tipologie e le dinamiche della vita religiosa di chi invece c’è ed è vicino, frequenta e vive la vita cristiana.

Queste persone giovani, o anche più grandi, non chiedono risposte ma presenza rispettosa. Forse allora è il caso di intraprendere vie nuove, che poi non sono nuove ma forse solo dimenticate come: Arte, Musica, letteratura, cinema … L’aspetto culturale è uno degli elementi fondamentali di crescita, non solo intellettuale, ma umana e da qui partire per arrivare alla dimensione spirituale che poi è insita in ogni persona indipendentemente che la coltivi o meno.

La domanda pertanto che mi faccio è: quelli che non avvicini con arte, con musica – se non quella del divertimento notturna, quelli che riesci ad avere solo all’aperitivo, alla cena … cosa fare? Come fare? Credo sia importante iniziare dal condividere questi tempi, senza scimmiottare le loro “liturgie”, ma affiancandole con la maturità e la fede personale: Sono questi spazi di vita, che forse potremmo giudicare vuoti, ma che con il tempo ci possono offrire una porta d’ingresso nella loro vita, perché siamo diventati amici rispettandoci nei vari ruoli e nelle varie idee che ognuno ha anche contrarie a quelle religiose e a quelle che vorremmo annunciare.

Ora, nessuno ha ricette sicure e io non faccio differenza e allora forse è il caso di chiedere a loro, senza inventarci strategie che poi risultano lontane. Dalla mia esperiana di servizio credo che fondamentalmente non vogliono essere disturbati nei loro ritmi e nei loro tempi. Costruire quindi amicizie vere che li coinvolgano, trovare punti di riferimenti tra i loro coetanei, puo essere questa la strada da percorrere. Individuare allora, nel gruppo l’anello forte, trascinatore, carismatico e fargli scoprire il grande compito che potrebbe avere di trascinatore.

Ora, come dicevo, non so cosa vogliono esattamente, e questa che propongo potrebbe essere una strategia di vita sociale, sicuramente so cosa non vogliono: incontri, conferenze … serali soprattutto, liturgie, catechesi come intendevamo nel passato … quindi penso si debba intraprendere, inizialmente, un cammino di presenza educata, rispettosa non invadente, creando stima e amicizia reciproca che porti alla fiducia e da cui partire poi con l’esempio più che con le parole, ad educare all’uso del tempo e delle attività della giornata, sia lavorativa che famigliare e di vita personale, privata come palestra, studio, tempo libero … questo potrebbe aprire quello spazio di tempo rilassato dove poter affrontare alcune tematiche, come l’amore, il lavoro, il futuro della vita, la famiglia, la società … la religione. Non è tempo perso o vuoto uscire con loro per una pizza, o in casa per una serata insieme … credo possano essere quegli spazi che creano serenità e aprono al dialogo e al confronto.

Oggi tutti riscontriamo un diffuso innalzamento dell’individualismo in tutti, non solo nei giovani ma nella società e le cause possono essere molti e diverse, manca il senso dell’appartenenza, della vita sociale, della vita politica e quindi anche di quella religiosa.

In questo quadro, dove ho solo cercato di riordinare le idee per riflettere ad alta voce e condividere con voi con l’intento di scoprire, riconoscere e capire la strada per esserci, per servire e annunciare il vangelo, senza fare proselitismo ma testimoniandolo con uno stile di vita che va al di là degli errori personali e della storia della Chiesa e aiutarli a riflettere e leggere con libertà senza preconcetti o luoghi comuni, è il primo passo da compiere per una nuova evangelizzazione.

@unavoce – foto: fonte

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