Della nostra fede

“Noi siamo in piedi perché loro sono in ginocchio”

 

Oggi molti, anche tra noi preti, pensiamo che la fede sia in crisi perché le nostre chiese sono sempre meno piene di giovani, non ci sono o sono pochissimi e i nostri fedeli sono solo anziani. Mi domando se questo è un limite o solo una ricchezza, senza dimenticare ovviamente un dato di fatto ma semmai porci e riproporci nell’annuncio del Vangelo, senza svenderlo, ma recuperando quello che pensiamo sia superato.

Gli anziani, sono questa memoria che le cose di Dio non sono mai superate, sono i veri custodi della nostra memoria e pilastri spirituali. Le loro storie, la saggezza accumulata e le preghiere rappresentano un’eredità inestimabile. Sostenere e valorizzare la loro presenza significa onorare le radici della nostra comunità e il valore straordinario della vita.

Abbiamo celebrato lo scorso luglio la Giornata dei nonni e degli anziani e oggi mi voglio soffermare su questo aspetto perché forse è il caso di ripensare a queste figure che abitano le nostre vite e sono all’origine della nostra fede. Oggi, noi di mezza età, siamo il ponte con i giovani, quindi abbiamo la responsabilità di travasare quello che abbiamo ricevuto e fare memoria con loro educando con le parole e soprattutto con l’esempio.

I nonni e gli anziani sono un “catechismo vivente”; attraverso i loro racconti tramandano la fede e l’identità alle nuove generazioni e la vecchiaia non è un’età di scarto ma un tempo da vivere con gratuità e amicizia, arricchendo la società. Spesso nella terza età la preghiera e la riflessione si intensificano, diventando un polmone spirituale per tutta la comunità.

“Nessuno disprezzi la gente anziana che viene nelle nostre Chiese. Molti pensano che siamo in crisi solo “perché ormai ci sono solo quattro vecchie che vanno a Messa ogni giorno”. In realtà c’è speranza proprio perché c’è quella gente lì che prega. E importa poco se biascicano. Importa poco se pensiamo che siano lì perché non hanno nulla da fare. Noi siamo in piedi perché quei vecchi sono lì in ginocchio. Nessuno disprezzi mai più la gente anziana che popola le nostre Chiese. Sono colonne, non sedie rotte”. (cfr. d.L.M. Epicoco)

La frase “I grandi si sentono grandi solo perché noi siamo in ginocchio: alziamoci!” che vi ho citato in modo sintetico, all’inizio, è un celebre aforismo attribuito allo scrittore e giornalista francese Louis-Marie Prudhomme (1752–1830), anche se il contesto in cui fu scritto era completamente differente dal senso con cui voglio leggerlo io, ritengo che se manchiamo nell’umiltà di saperci inginocchiare davanti a Dio ci inginocchieremo davanti agli uomini e dimenticheremo Dio.

La vita cristiana è anche mettersi in ginocchio e accogliere l’amore del Signore con uno sguardo figliale come di un bambino che con occhi dolci guarda i propri genitori cercando nel loro, al di là dell’apparenza, quell’amore vero che abita il loro cuore. Questo è il rapporto tra noi e Dio, pertanto i nostri anziani che popolano le nostre chiese e le nostre liturgie sono il punto forte perché nessuno si perda e ritrovi quello sguardo amorevole del Signore. I nostri nonni e anziani sono le colonne della nostra fede i “vegliardi” della nostra memoria che non dobbiamo perdere.

La nostra preghiera, la preghiera di tutta la Chiesa, in tutte le sue forme da parte del popolo di Dio nelle sue chiese e dei religiosi e religiose nei loro conventi e monasteri sono la linfa per costruire il Regno di Dio, senza la preghiera non costruiremo nulla, non vivremo mai il vangelo di Gesù.

@unavoce – foto: fonte

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