Nella comunione

“nondimeno per noi c’è un Dio solo, il Padre, dal quale sono tutte le cose e per il quale noi esistiamo, e un solo Signore, Gesù Cristo, mediante il quale sono tutte le cose e mediante il quale siamo noi”. (1 Corinzi 8,6)

 

Una delle cose che mi ha sempre colpito quando ero in seminario durante la formazione ma anche oggi è sapere che la mia celebrazione della S. Messa era in comunione con tutte quelle che nel mondo venivano celebrate, una sensazione veramente universale e il mio piccolo unito ai tanti mi fa sentire parte di una realtà che supera i confini: la Chiesa, quella Chiesa che Cristo ha pensato una ecclesia unita spiritualmente sotto un’unica guida quella dell’Apostolo Pietro.

Questa è la comunione universale che unisce tutti i credenti nel Corpo di Cristo attraverso lo Spirito Santo.

Pertanto in questa comunione si compie la salvezza e allora concezioni ideologie o altro private o di gruppi non hanno senso nella Chiesa di Cristo. Gli apostoli sparsi ma uniti dall’unico Dio, dall’unico Figlio, dall’unico Spirito santo, pertanto preghiamo lo stesso Dio, ma non siamo in comunione, amiamo lo stesso Gesù, ma separarti in casa. Amare significa riconoscere chi è l’oggetto dell’amore e conformarsi a lui attraverso logiche e regole comuni.

Non ci si salva da soli, ma nella Chiesa, posso dire di avere fede ma se non partecipo alla vita della Chiesa o la vivo sporadicamente a sensazione tra un santuario e l’altro e basta senza essere parte attiva della vita stessa della Chiesa stessa allora non sei Chiesa e non sei in comunione con Cristo.

Anche se lontani geograficamente o isolati, i fedeli rimangono uniti nella preghiera e nei sacramenti, formando una rete globale di solidarietà e fede che supera ogni barriera di distanza e solitudine. L’Eucaristia è il centro di questa comunione. Ogni volta che viene celebrata, unisce tutta la Chiesa sparsa nel mondo in un unico mistero di fede, come ci è ricordato nel Catechismo della Chiesa Cattolica.

L’universalità valorizza le particolarità culturali e carismatiche di ogni comunità locale senza ostacolare l’unità complessiva e questa è una ricchezza ma nella comunione e non nelle sensazioni e convinzioni personali. La consapevolezza di appartenere a un unico grande popolo ci sostiene e sostiene i fedeli che si trovano in difficoltà, lontani o emarginati, rendendoli partecipi dell’amore di Dio.

Pertanto, condividere la fede e le preghiere non potendo o non volendo stare insieme genera un senso di profonda incompletezza e questa distanza crea un dolore tangibile, eppure sapere che ci rivolgiamo allo stesso Dio dovrebbe portarci senza equivoci a condividere un vincolo invisibile che va oltre la lontananza fisica.

L’universalità o cattolicità della Chiesa trae origine proprio dal mistero della Trinità. La Chiesa è il riflesso dell’amore di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo: essa è stata voluta dal Padre, fondata da Cristo per salvare tutti gli uomini ed è vivificata dallo Spirito Santo, che la spinge oltre ogni confine geografico e culturale. Senza questa condivisione trinitaria non siamo la Chiesa di Cristo e qualsiasi altro discorso non è fede ma pratica religiosa personale.

@unavoce – foto: fonte

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